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All ’indomani della vigliacca strage di Barcellona salgo in treno per recarmi al lavoro. Il rituale è sempre lo stesso: sfoglio l’edizione online del Corriere e poi do una veloce occhiata a Facebook.

Giudico questo strumento un’ utilissima lente di ingrandimento per cogliere la varia umanità che mi circonda. Stavolta lo faccio con il cuore triste: non solo Barcellona ma, nello stesso giorno, al mattino, a Dogaletto, una frazione di Mira distante una manciata di chilometri da dove abito, un uomo prima ha ammazzato la moglie, poi si è suicidato lasciando orfani i due giovani figli.

Leggo Facebook dunque e al solito l’impressione che ne ricavo è di una Paese, il mio, il nostro, spaccato a metà: chi immediato parte lancia in resta contro gli immigrati, i profughi, lo ius soli … E chi invece cerca di distinguere, di precisare, di separare, Spesso, e da entrambe le posizioni, il tutto farcito da una buona dose di pressappochismo e superficialità.

E io? Io, nulla. Ma proprio nulla. Non so che pensare, cosa dire (ma si deve per forza sempre dire qualcosa?). So fare una sola cosa: metto in fila quanto i giornali mi hanno regalato negli ultimi, più o meno, dieci giorni. A cominciare da quel ragazzo che, a Lloret de Mar,  è stato massacrato e ucciso di botte mentre 300 altri giovani guardavano impassibili e filmavano questo massacro. Per proseguire poi con quel giovane pugliese morto accoltellato per un diverbio stradale. E il ragazzo che a Jesolo si è ritrovato il cranio fracassato da un pugno non si sa bene perché. E poi Mira. E poi quella ragazza nigeriana, incinta, picchiata da una coppia di italiani che mentre la pestano gli urlano che vogliono lei abortisca. Ed infine Barcellona. Ci metto pure gli insulti alla Boldrini che mi avevano colpito non solo per la virulenza ma anche perché alcuni di questi erano scritti da donne. Prendo queste cose e le metto in fila. L’una accanto all’altra. Mi viene di getto scrivere

Leggo i commenti per quanto accaduto a Barcellona….molti hanno soluzioni, interpretazioni. Io al contrario non ho nulla. Nulla se non mettere in fila questi ultimi giorni: la settimana scorsa un ragazzo viene ucciso a pugni mentre un centinaio di suoi coetanei ne riprendono la morte anziché difenderlo; poi un altro viene ucciso per una lite stradale; l’altro giorno a Jesolo un altro ragazzo si trova col cranio fratturato per un pugno scaricatogli addosso senza motivo (ma c’è un motivo plausibile?); ieri una ragazza di colore, incinta, aggredita da tre italiani che le urlano di volerla far abortire mentre a Mira, la “mia” Mira, un uomo ammazza la moglie e si suicida lasciando orfani due figli…E poi Barcellona…E non so cosa dire, cosa pensare….la sola cosa che intuisco è che qui dio (con la “d” minuscola certo), il sesso, il colore della pelle contano un cazzo (scusatemi)….qui conta che stiamo soffocando nell’odio, nella rabbia…sì: l’odio, la rabbia, che ci porta, nascondendoci dietro una tastiera, ad offendere ed insultare è lo stesso odio che porta qualcuno ad ammazzare, aggredire un suo simile….e allora, mi spiace, ma IO VOGLIO BELLEZZA…voglio la bellezza dei colori, degli abbracci, dei sorrisi, dei sentimenti…Sì LO RIPETO: RIEMPIAMO IL MONDO DI BELLEZZA….
P.S.: me ne frega una emerita cippa che qualcuno mi trovi demagogico…proprio una emerita cippa….

 

che affido a Facebook e che nella giornata riceve un centinaio di “mi piace” e una quindicina di condivisioni che a loro volta ricevono altri “mi piace”. In via riservata, affidandosi a Messenger (ma chi l’ha detto che Facebook è solo per giovani? ops…volevo dire per diversamente maturi?) il lider maximo (il direttore insomma) mi scrive:

Davide ho letto il tuo sfogo sull’odio di questi giorni. Sai che non cerco facili consolazioni, ma cerco sempre però di contestualizzare nel tempo e nello spazio. Nonostante la pelle d’oca ci venga adesso, non posso non vedere che nel ‘900 appena trascorso l’odio fosse ben vivo e vegeto in altre diaboliche forme. Stendiamo poi un velo pietoso sulla storia precedente anche se noi oggi abbiamo mezzi molto più tecnologici per sapere tutto. Durante la guerra dei 30 anni vattelapesca chi sapeva qualcosa se non il contadino che si trovava la casa incendiata.

Forse ha ragione il direttore. Anzi: ha assolutamente ragione. È uno sfogo. Legittimo come tutti gli sfoghi che nascono a pelle.  Ma questo sfogo era preceduto da un altro. Un grido (non a caso scritto in maiuscolo) con cui chiedevo di riempire il mondo di bellezza. Si, di bellezza. Perché di questo oggi io sento il bisogno. Di una cosa semplice, delicata, forte e fragile nello stesso tempo quale solo la bellezza sa essere.

Io credo, ci credo veramente, che in tutti questi fatti (Mira, Barcellona ) dio, il sesso (inteso come genere), il colore della pelle contino nulla (vedete come vi rispetto lettori? Su Facebook avevo usato un sinonimo molto più efficace…).

Io credo, ci credo veramente, che noi oggi stiamo soffocando nell’odio. In un odio fomentato da un rancore crescente per tutti e tutto. In un odio che  elimina qualunque limite, qualunque discernimento. È l’odio che ci porta ad insultare una donna augurandole tutto il male possibile. È l’odio che trasuda dalle tastiere anonime dei tanti computer, tablet, smartphone dietro i quali ci sentiamo liberi di poter dire qualunque cosa. E quando dalla realtà virtuale passiamo alla realtà concreta continuiamo ad odiare. Prendete la politica, ad esempio. Ormai non ci sono più regole. Ormai l’avversario non è più percepito come tale perché è diventato un nemico da abbattere a qualunque costo e con qualunque mezzo. L’avversario chiama e da rispetto. Il nemico chiama e da odio.

Sembra che siamo tutti preda di una sorta di follia collettiva, di ignoranza abissale. Siamo gli stessi che piangono (giustamente) per un’orsa abbattuta solo perché ha fatto ciò che la natura gli ha insegnato, difendersi,e che nel contempo augurano alla Presidente della Camera di venire violentata.

Ha ragione il direttore: la storia è piena zeppa di Barcellona, di Mira, di Jesolo. Non è che le purghe staliniste o il maccartismo americano (giusto per fare un paio di esempi) fossero all’acqua di rose. Non è che Medioevo, Rinascimento, Eta’ moderna siano state epoche paradisiache. È vero anche che oggi, proprio grazie alla globalizzazione della (pseudo)informazione, si sa tutto di tutti. E questo “sapere” (più pettegolezzo e gossip che verità) circola, si diffonde e prende forza da questo diffondersi senza alcuna regola. Condividiamo qualunque cosa senza nemmeno guardarne la fonte, senza nemmeno prenderci la briga di leggere PRIMA ciò che condividiamo (col rischio, mica secondario, che poi chi ci legge ci prenda pure per cretini).

Tutto vero. Però….

Ecco forse ciò che abbiamo perduto e ciò che un tempo si chiamava discernimento. L’uomo è un animale e ciò che lo rende umano è, io lo penso, la capacità di discernere ciò che è bene da ciò che è male. Non in senso individualistico (tutti siamo i massimi esperti di ciò che è bene per noi) ma collettivo. Non in senso religioso ma etico. Forse è questo che abbiamo perduto. la capacità di fermarsi, di riflettere. Viviamo in una società che ha fatto della velocità e della competitività le sue “armi” e di riflesso anche noi cerchiamo di essere veloci e competitivi. Dunque immancabilmente impulsivi.

A meno che non abbia ragione il direttore che così concludeva lo scambio di opinioni con me:

Dico solo che il ‘bastardo’ che è in noi e che noi per fortuna sopprimiamo è una dimensione ‘eterna’. Siamo gli unici animali che aggrediscono sistematicamente esseri della stessa specie. Anche lo Stambecco lo fa per marcare il territorio e per la supremazia sul branco e sulla femmina. ma una volta sconfitto l’avversario se non è necessario non si sogna di ammazzarlo e anzi a modo suo gli concede l’onore delle armi

Ma è quel noi che non mi rende sicuro. Davvero TUTTI noi sopprimiamo il “bastardo dentro”? E perché alcuni ci riescono ed altri no? Se mi fossi trovato a Lloret de Mar o a Jesolo cosa avrei fatto? Sarei intervenuto a difendere quei due malcapitati oppure avrei GUARDATO? Io cosa avrei fatto? E voi?

 

 

 

 

 

 

 

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Vive da sempre nella terraferma veneziana. Per cinque anni è stato Vicesindaco (con delega alle politiche culturali e turistiche) del comune di Mira. Laureato (cum laude) in Lettere a Padova ha collaborato per oltre un decennio coi quotidiani del gruppo editoriale Finegil (La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso), con La Repubblica e con Gente Veneta. Attualmente fa parte del collettivo redazionale della rivista Esodo. Si occupa di gestione del personale e della sicurezza presso alcuni musei veneziani. Nel tempo libero ama la montagna e le immersioni subacquee.