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Che cosa mai avranno in comune Kosovo, Catalogna, Scozia, Irlanda del Nord, Fiandre, Lombardia, Veneto, e persino Venezia?

Andando diretti al punto, il desiderio di autonomia e indipendenza dalle loro reciproche entità di appartenenza.

Alcuni dei soggetti citati sono già indipendenti.

Nel 2008, infatti, il Kosovo dichiarò unilateralmente la sua secessione dalla Serbia con una risoluzione votata dall’allora Parlamento provvisorio.

La Catalogna è in perenne contrapposizione al Governo centrale di Madrid e visto che i recenti pronunciamenti della cittadinanza catalana (9 novembre 2014 e elezioni del 2015) sono rimasti privi di conseguenze sostanziali non è escluso che prima o poi possa giungere una dichiarazione unilaterale d’indipendenza.

In Scozia, soprattutto dopo Brexit (ad oggi principe dei referendum separatisti), lo spirito autonomista si è rafforzato e risorse petrolifere nel mare del Nord, industria agricola e pesca rendono ancor più vivo il desiderio dell’indipendenza.

Anche in Irlanda del Nord sono tutt’altro che sopiti i desideri di indipendenza e di unione al resto dell’isola.

In Belgio, le Fiandre scalpitano e la loro trasformazione in stato indipendente e sovrano è l’obiettivo della Nieuw Vlaamse Alliantie (Nuova alleanza fiamminga).

In Veneto, e analogamente in Lombardia, la domanda è di quelle altisonanti: “Vuoi tu che il Veneto diventi una Repubblica federale indipendente e sovrana?”, mentre a Venezia ci risiamo, la richiesta è sempre la medesima, separarsi da Mestre.

Tutte queste spinte autonomiste e/o indipendentiste, trovano il loro punto di forza nell’idea che una realtà piccola, oltre che più bella, possa essere più forte, sicura e in grado di offrire maggiori prospettive economiche.

Questa tesi però, è smentita dai risultati conseguiti dall’Unione Europea, un progetto ancorché non perfetto, che ha fatto dell’ambizione plurale la sua forza, sapendo conseguire non pochi risultati concreti per la vita di una collettività ampia di cittadini, per l’appunto quelli europei e non quelli Lombardo Veneti o Catalani.

La diminuzione dei prezzi di aerei e treni grazie all’aumento della concorrenza, la fine del roaming tra operatori telefonici, la creazione di una sola area unica per i pagamenti che consente di trasferire una somma da un paese a un altro allo stesso costo di un bonifico nazionale, le norme sulla tutela dei consumatori, l’assistenza sanitaria gratuita alle stesse condizioni in tutti i paesi dell’Unione, le norme sulla sicurezza alimentare sono solo alcuni dei possibili esempi che dimostrano come sia cambiata in meglio la nostra vita grazie alle politiche comunitarie.

Gli stessi risultati sarebbero stati raggiunti in un’Europa divisa in tante piccole regioni e Stati?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.
  • Adriano Ardit

    veramente, a meno di essere analfabeti e non saper leggere, la domanda in Lombardia e Veneto era ed è un’altra. Oppure a meno di essere in malafede