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Le elezioni tedesche del 24 settembre scorso hanno apportato importanti variazioni nel Bundestag, che andiamo a evidenziare, ricordando che il sistema elettorale tedesco è un sistema proporzionale con meccanismi di correzione maggioritaria.

Il totale dei seggi nel Bundestag è in queste elezioni di 709 (299 derivanti dai collegi uninominale e 410 derivanti dalla parte proporzionale), con 111 seggi in più in questa tornata; il totale dei seggi non è fisso a causa del meccanismo particolare tedesco di correzione proporzionale delle vittorie nei collegi.

Considerando i voti della parte proporzionale, che rende più chiaramente i mutamenti avvenuti e la proporzione delle forze in campo, abbiamo un calo dell’8,6% della CDU(+CSU bavarese) della cancelliera Angela Merkel, che ha conquistato 246 seggi; un calo del 5,2% dell’SPD di Martin Schultz, che ha conseguito 153 seggi; due nuovi ingressi in parlamento, quello dei liberali della FDP, con il 6% e 80 seggi, e quello della AfD con l’8% e 94 seggi. I Verdi, con 67 seggi, e Die Linke, la sinistra radicale, con 69 seggi, mantengono grosso modo le loro precedenti posizioni, ambedue il 9% circa, anche se è da dire che la sinistra nel suo insieme, SPD, Verdi e Linke, ha mostrato nell’arco di circa 20 anni una parabola discendente, in venti anni si è praticamente dimezzata.

Tra i primi tre partiti che hanno raccolto più voti, oltre alla CDU-CSU, ed alla SPD, troviamo l’AfD, l’Alternative fur Deutchland; quest’ultimo partito ha catalizzato l’attenzione per il suo ingresso in parlamento con 94 deputati (91 per la parte proporzionale e 3 per la parte maggioritaria), e per la sua carica xenofoba.
Il successo dell’Alternative fur Deutschland, che tra l’altro ha guadagnato dal generale calo dell’astensione, si è basato sulla contrapposizione alla politica della Cancelliera, soprattutto per quanto riguarda l’accoglienza dei migranti. Nata come partito anti-euro, ha accentuato il suo carattere xenofobo.

Ma vediamo per quali istanze la AfD ha raccolto voti, seguendo le interviste a politologi e sociologi tedeschi effettuate da Letizia Tortello e trattate nel suo articolo su La Stampa del 26 settembre. I motivi per cui si è votato l’AfD si possono condurre alle seguenti tipologie di voto. Un voto per ragioni sociali ed economiche, da parte di cittadini che sono minacciati – o si sentono tali – nelle loro condizioni, che vivono cioè in condizioni precarie o hanno paura di scendere nella scala sociale. Cittadini che non sono stati coinvolti dallo sviluppo economico degli ultimi anni, e che si sentono emarginati e non ascoltati.
Un voto contro l’immigrazione; il fatto singolare è che le punte più alte del voto all’AfD si sono manifestate nelle zone dell’Est della Germania, dove la presenza di migranti è alquanto ridotta; possiamo presumere che sia stata la paura delle ondate migratorie a determinare questo orientamento di voto in Sassonia, come suggerito anche da Limes (La Germania anti-Merkel, del 29 settembre).
I votanti per l’AfD hanno voluto inoltre esprimere la loro avversione e la loro distanza verso i partiti tradizionali; hanno operato una demarcazione nei confronti delle loro aperture, a favore di una nazione con la propria identità: una presa di posizione a favore dell’identità nazionale. I votanti per l’AfD hanno espresso l’intento di ostacolare l’immigrazione, e l’intento di richiedere agli immigrati di adattarsi alla cultura e agli usi tedeschi. Quindi, una dichiarazione di difesa delle proprie frontiere e della propria identità, espressa dall’AfD in modo radicale.

I partiti CDU-CSU, SPD e i Liberali si possono considerare partiti europeisti. Tuttavia anche in seno alla CDU-CSU ed alla liberale FDP sono presenti istanze di contenimento dell’immigrazione, nel senso di rendere più restrittive le regole sull’immigrazione e richiedere ai profughi di adattarsi alla cultura nazionale (come rilevato dalle indagini del Centro Italiano di Studi Elettorali/Luiss, Elezioni in Germania, 26 settembre 2017, a cura di Nicola Maggini e Aldo Paparo).

Ci sono istanze rappresentate dall’AfD che, da chi (come il sottoscritto) si schiera con convinzione per una scelta europea e per le politiche all’insegna dell’apertura, non possono assolutamente essere condivise, come gli atteggiamenti xenofobi e le posizioni anti-euro; altre istanze, tipo la rappresentazione di ceti esclusi dai benefici dello sviluppo economico, e anche la difesa dell’identità nazionale, possono essere oggetto di condivisione o di discussione. Ed anche il problema dell’accoglienza dei profughi può essere oggetto di discussione, per individuare modalità e soprattutto criteri che consentano il controllo e la gestione del fenomeno migratorio, oltre all’inserimento futuro dei profughi nel tessuto produttivo.

Ho esposto questo conciso approfondimento per argomentare che l’ottica sinistra/destra, tradizionale e quasi universamente usata per individuare la collocazione spaziale delle varie formazioni politiche, non rende esaurientemente conto degli antagonismi e delle differenziazioni, tra i partiti e all’interno dei partiti, concernenti le nuove sfide, sfide che si giocano più propriamente su un’ottica di apertura/chiusura.

L’ottica apertura/chiusura come criterio contemporaneo per individuare il posizionamento delle formazioni politiche, con il concomitante ridimensionamento dell’ottica destra/sinistra, è già stata richiamata da più autori in questa testata; sono convinto che il caso elettorale tedesco costituisca un’occasione per applicare il continuum apertura-chiusura in modo proficuo alla comprensione del quadro politico.

Toscano di provenienza, risiede da tempo a Venezia-Mestre. Ha avuto Esperienze manageriali in aziende industriali e di servizi pubblici. Collabora con istituti universitari ed enti di ricerca. Da tempo membro della Società Italiana di Studi Elettorali, particolarmente interessato alle dinamiche dei flussi e competente nella materia. Per finire è grande appassionato di fotografia, con predilezione per le cattedrali gotiche.