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Mi ero ripromesso di non intervenire sulla Caporetto della Nazionale azzurra di calcio ma di fronte ai commenti che imperversano non ce la faccio proprio. Dedicato a quelli che..
Quelli che “ma possibile che con tutti i problemi che abbiamo gli italiani debbano disperarsi per il calcio?. Il solito panem et circenses”. Questa era scontatissima per la verità ma in questo caso fuori luogo. Il fatto che l’Italia, una potenza calcistica da sempre, non sia riuscita nemmeno a qualificarsi tra le prime 13 nazioni europee è giornalisticamente una notizia clamorosa. Anche per chi si disinteressa di calcio. Ancora di più se consideriamo che è il terzo Mondiale di seguito che toppiamo (perché nei due precedenti, pur qualificati, abbiamo fatto una figura da peracottari). E se pensiamo che il calcio è una passione condivisa e trasversale a generazioni, classi sociali e provenienze diverse, l’evento meritava tutta l’ampia eco mediatica che ha avuto.
Quelli che “il PIL ne soffrirà, danni per un miliardo di euro”. Ammesso che i calcoli sull’indotto (viaggi in Russia, schermi televisivi, diritti TV, panini e bevande per le visioni collettive delle partite) siano corretti, si trascura il fatto che il denaro è un bene fungibile e liquido. E quindi le spese che gli italiani non faranno per le partite le faranno per qualcos’altro. Una TV al plasma di meno e un telefonino in più e anziché in Russia si farà un viaggio ai castelli della Loira. Quanto al balzo del PIL nel 1983 e 2007 (anni successivi alle ultime vittorie al Mondiale), anche ammesso un rapporto di causa-effetto, in quei casi si parlava di un trionfo mondiale e non certo della probabile figura da chiodi che avremmo verosimilmente fatto in Russia se riuscivamo a qualificarci.
Quelli che “segnale del declino di un Paese” con corollari sociologici e psicologici vari (alcuni francamente grotteschi), tipo i nostri figli emigrano, esito inevitabile di un sistema Paese che non funziona e via discorrendo. Questi francamente fanno un sorridere. Anzi fanno rabbia, la rabbia di constatare che gli italiani hanno una speciale passione per piangersi addosso e dare un ritratto di sé stessi peggiore della realtà.
Quelli che “i giocatori sono pagati troppo, non gli interessa la Nazionale”. Perché quando vincevamo erano (in proporzione) pagati meno? O sono pagati meno i giocatori tedeschi, inglesi, francesi, spagnoli che si sono agevolmente qualificati?
Secondo me, molto banalmente, siamo fuori per una concomitanza (come ovvio) di fattori. Una politica della FIFA che per valorizzare l’elemento universale (cosa comprensibile) comprime il numero di Nazionali europee in modo sproporzionato rispetto ai valori oggettivi, la sfiga, un allenatore pessimo che non ci ha mai capito nulla e una squadra di livello qualitativo relativamente scarso (ma non scarsissimo).
Su questo ultimo aspetto si è puntato il dito sull’eccessivo numero di stranieri nel massimo campionato, sulla scarsezza dei vivai e della poca preparazione degli allenatori. Tutto ragionevole certo ma anche qui: prima, quando vincevamo, forse che non c’erano gli stranieri? Forse che avevamo scuole di calcio e vivai floridi ed allenatori strafighi?
Ecco il prima. Il 2006 è stata una data spartiacque. Prima l’Italia era, assieme agli amatissimi rivali di sempre i tedeschi, l’unica Nazionale che la “sfangava” sempre anche quando giocava male, anche quando era relativamente scarsa. Fateci caso: altre Nazionali (Olanda, Francia, Spagna, Polonia) appaiono sfolgoranti protagoniste in un Mondiale e Europeo e poi scompaiono per anni fino magari a ricomparire tre Mondiali dopo con un altro squadrone di campioni. L’Italia e la Germania no.. campioni o non campioni loro c’erano sempre. Magari con uno zero a zero tattico, magari con una vittoria “rubata”, magari con un grandissimo culo (che bisogna sapersi meritare però!) almeno il primo turno lo passavano sempre. (soprattutto ai Mondiali: agli Europei noi non abbiamo una grande tradizione). Ebbene, dopo il 2006 questa caratteristica di squadra tignosa che non muore mai si è misteriosamente dissolta (curiosamente facendo molto meglio agli Europei). Perché attenzione: è da tre Mondiali di seguito che non battiamo chiodo. Arrivare secondi dopo la Spagna e perdere con la Svezia in effetti è meno clamoroso che pareggiare con Paraguay e Nuova Zelanda e perdere con Slovacchia, Costa Rica e Uruguay, come negli ultimi due Mondiali.
Insomma, sembra che sia avvenuta una mutazione genetica, abbiamo perso il nostro DNA. Colpa degli stranieri? Della serie A a 20 squadre? Della Federazione? Di Sacchi? Di Berlusconi? Degli sponsor? Delle scie chimiche? Di Renzi?
Sì, dev’essere colpa di Renzi…

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.
  • Adriano Ardit

    per chi segue il calcio le cause sono abbastanza ovvie, dibattute da anni sulle principali testate sportive. Ma posso capire che per i profani siano una novità. Certamente la presenza degli stranieri che ha ridotto le possibilità per i giovani italiani, certamente la A a venti squadre, certamente l’impoverimento del nostro calcio con i campioni attirati dai campionati dove sceicchi e miliardari russi li pagano di più.