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Se in giuoco non ci fosse il destino di un Paese che, negli ultimi anni, si è faticosamente incamminato lungo le strade delle riforme, ci sarebbe da ridere. Ora scopriamo che i campioni dell’autoreferenzialita di MDP , dopo esserne usciti, avrebbero pure la voglia di imporre al PD il candidato premier. Come se non esistesse uno Statuto che stabilisce il nesso imprescindibile segretario-candidato. Come se di questo nesso non ne avesse (insoddisfacentemente) goduto a suo tempo Bersani. Come, soprattutto, se si potesse calpestare la volontà affermata, scritta, palesata da quasi due milioni di italiani che hanno scelto, votandolo materialmente e non con un click virtuale, il loro segretario ben sapendo che egli sarebbe stato anche il candidato premier. E così mentre il treno di Renzi percorre tutta l’Italia, ai soloni della politica rimane il dubbio: che famo?

Ora se in Sicilia le cose (per loro) fossero andate bene, è indubbio che lo scenario si sarebbe modificato (e complicato per Renzi). Ma le cose per loro non sono andate bene. Hanno schierato i leaders maximi nella campagna elettorale trinacriuta eppure hanno racimolato qualcosa attorno al 6%. Mentre il PD doposcissione ha avuto più o meno gli stessi consensi del PD antescissione ma con molti meno votanti oggi di allora. Ed è bene ricordare che cinque anni fa Crocetta vinse  solo grazie alle divisioni del centrodestra e al particolare sistema elettorale siculo.

E quindi è evidente che, al di là dei diktat più o meno speranzosi , la candidatura di Renzi rimane sul piatto. Con tutta la sua forza. Una forza che deve ancora essere dispiegata totalmente: guardate che il ragazzotto da Rignano sull’Arno è una autentica macchina da guerra in campagna elettorale.

Per “loro” le cose si complicano perché stanno bevendo il calice amaro di un rosatellum ai loro palati inacidito.

Diciamolo una volta per tutte: il rosatellum è l’unica e sola legge elettorale possibile stante che, per le forze parlamentari, scegliere, fra tutte, quella – per ciascuna di esse – più conveniente è più ansiogeno che per me decidere se il cono gelato lo affogo solo di amarena o ci aggiungo anche un po’ di melone.

Ma appare evidente a chiunque che la nuova legge elettorale  ruota tutta attorno ad un nodo ad oggi irrisolto: C O A L I Z I O N E.

Intanto: prima o dopo? Anche ad un minus habens  della politica come il sottoscritto viene da pensare meglio dopo. In fondo la differenza, ad esempio, tra un “semplice” sottosegretario o presidente di commissione ed un ministro passa spesso per qualche punto percentuale in più o in meno. Certo: il sussidiario della politica ci insegnerebbe che le coalizioni non si costruiscono sui candidati ma sui programmi. E che i programmi dovrebbero essere decisi PRIMA delle elezioni. Ma in fondo si usano ancora i sussidiari a scuola?  

Ma soprattutto: a quali condizioni? E questa domanda fa il paio con un’altra: con tutto il rispetto che ho per il Presidente del Senato credo che, elettoralmente parlando, egli valga (molto) meno dell’accoppiata, per esempio, Bonino-Pisapia che alla fine, vedrete, si coalizzerà col PD prima delle elezioni. E sarà una scelta elettoralmente rilevante. Esattamente come non sfugga un elemento ancora in sordina: Casini e Alfano paiono più propensi ad allearsi col PD che col centrodestra. E dei due tutto si può dire tranne che non abbiano fiuto politico. E già immagino i detrattori di professione dire ecco la prova regina che il PD a trazione renziana e’ di destra. Che sciocchezza! Questa operazione invece mostra la consapevolezza di un ceto politico che per vincere le elezioni non basta la sinistra (che pure spesso ha fatto di tutto per perderle) ma occorre consolidarsi anche al centro. Di più: mostra la consapevolezza che oggi la competizione politica non è più tra destra e sinistra ma tra europeisti ed antieuropeisti, tra populisti e anti populisti e così via.

Appare evidente che, con un PD saldamente consolidato tra un’ala di sinistra ed una di centro, MDP avrà di fronte due scelte possibili: o continuerà ad andare per conto suo ma allora apparirà evidente a tutti che il loro obiettivo è quello di “distruggere” Renzi e non di sconfiggere il centrodestra (che agli occhi di chi scrive appare molto più diviso di quel che la narrativa elettorale siciliana ci ha raccontato) e ciò ne segnerà anticipatamente la fine. Oppure, obtorto collo (come dice chi scrive bene), si coalizzerà con questo centrosinistra. Ma se il PD arrivasse alle 30% o giù di lì? Potrebbero ancora chiedere un cambio di premiership allorquando la Costituzione delinea chiarissimamente il percorso che porta alla nascita del governo?

A meno che Renzi non sparigliasse ancora una volta le carte. In che modo? Beh in uno solo. Subito dopo le elezioni, pur di portare il centrosinistra al governo, potrebbe rinunciare alla candidatura (senza entrare nel governo con nessun ruolo istituzionale) e aspettare. Cosa? Che i tempi maturino per invitare il Presidente del Consiglio, chiunque sarà (non credo Gentiloni che pure lui di fiuto politico ne ha da vendere) a….stare sereno.

Ricordate come è andata a finire l’altra volta?

Vive da sempre nella terraferma veneziana. Per cinque anni è stato Vicesindaco (con delega alle politiche culturali e turistiche) del comune di Mira. Laureato (cum laude) in Lettere a Padova ha collaborato per oltre un decennio coi quotidiani del gruppo editoriale Finegil (La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso), con La Repubblica e con Gente Veneta. Attualmente fa parte del collettivo redazionale della rivista Esodo. Si occupa di gestione del personale e della sicurezza presso alcuni musei veneziani. Nel tempo libero ama la montagna e le immersioni subacquee.