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Tutto si può dire di Luigi Brugnaro ma non che meriti i ritratti macchietistici cui spesso lo irridono (quasi tutti) i rappresentanti della opposizione consigliare e del centrosinistra veneziano in particolare.

Il quale, per di più, agli occhi di chi scrive pare non avere la più pallida idea di come diventare autentico competitor del sindaco veneziano alle prossime elezioni amministrative limitandosi ad opporre ai SI brugnareschi altrettanti NO che però non riescono a far vedere una strategia complessiva, una idea progettuale della Venezia del futuro.

Un esempio? Il no al turismo di massa confligge, da un lato, con la ipocrisia di non riconoscere che i primi a trarne vantaggio sono proprio quegli stessi veneziani che trasformano i loro appartamenti in B&B (salvo poi lamentarsi dello spopolamento del centro storico) e dall’altro  con una sostanziale incapacità di ridefinire la vocazione economica della città (ci si chiede: ridurre, significativamente, il turismo come alcuni sostengono ha ripercussione sui livelli occupazionali? E se li ha in quali settori economici della città si pensa di ricollocare gli eventuali esuberi)?

Cosi sembra passato sotto silenzio il sondaggio con cui, un paio di mesi fa, Brugnaro si piazzava al secondo posto fra i sindaci più amati di Italia (staccato di poche lunghezze dal collega di Firenze). Ora: gia non credo ai sondaggi che ad ogni agosto individuano la “mia” Inter tra le sicure vincitrici del campionato, figurarsi se credo a quelli politici.

Però fatte tutte le tare possibili (ad esempio non si sa la provenienza degli intervistati – quanti dal centro storico, quanti dalla terraferma; non si sa quale fosse la loro appartenenza politica o il livello di istruzione) il dato mi sorprende. Specialmente se lo raffronto alle “pennellate” tutt’altro che positive che spesso gli vengono riservate sui social network e alle reazioni che suscitano talune sue dichiarazioni sempre viste (erroneamente) come delle boutade.

E allora mi pongo due interrogativi.

Intanto: siamo davvero sicuri che il dileggio, la sufficienza con cui spesso viene visto siano armi bastevoli a costruire un consenso attorno a sue possibili alternative alle prossime elezioni?

Io non lo credo. Ricordo un vecchio monito di Scalfari a proposito degli italiani che spesso parteggiano (magari senza dirlo) per chi viene criticato, dileggiato (allora il barbuto fondatore de La Repubblica stava pensando a Berlusconi). Anche perché non sfugge ai veneziani di laguna e di terra che la loro città è stata governata per decenni dalla sinistra e dal centrosinistra.

Poi ed è legato al primo: e se invece Brugnaro rappresentasse una svolta antropologica nella vita politica veneziana? Se davvero egli avesse compreso, prima di tutti, che alla ggente piace il sindaco che el parla come che el magna?

Il centrosinistra ha davvero la misura, ad esempio, di quanti pensano dei sindacati (non di tutti) le stesse cose che pensa Brugnaro? Oppure di quanti pensano che davvero sian stati dei pezzenti quelli che si sono lamentati per il conto di un ristorante (e che dire dell’autentico coup du theatre del sindaco che prende in giro chi lo ha preso in giro fotografando lo scontrino all’aeroporto di Vienna)?

Ci si è interrogati su quanto vale, in decimali elettorali, le foto del sindaco – spazzino? O l’immagine del sindaco che rimprovera chi se ne sta bellamente stravaccato in Piazza San Marco a mangiare un panino?

E l’impatto di questo sindaco sull’elettorato della terraferma che finalmente “vede” un sindaco non residente nel centro storico?

Ecco: pensate a queste immagini di Brugnaro e confrontatele con quelle dei sindaci a lui precedenti. Forse solo Cacciari è assimilabile, ed in piccola parte, all’attuale (il Cacciari de i cittadini sono dei rompic…. intendo). Confrontate Brugnaro col suo avversario, Casson: non c’e partita!

E il centrosinistra veneziano come intende sconfiggere Brugnaro alle prossime elezioni? Continuando a pensare che la sua elezione sia una specie di scherzo, di errore da cui gli elettori sono rinsaviti? Ed intanto però lui è il secondo sindaco più amato di Italia!

Tutte queste quisquilie per dire cosa? Che il centrosinistra veneziano deve cambiare. Ma cambiare proprio tutto se vuole avere anche una minima possibilità di giocarsela. Cambiare atteggiamento; abbandonare quell’aura da intellighentsja rancorosa cui spesso si trincera; avere la forza progettuale e ideologica (certo, anche ideologica) tale che davvero si percepisca una discontinuità rispetto al suo passato. Anche nel dismettere quella insana convinzione che il sindaco di Venezia debba per forza abitare nel , o essere espressione del, centro storico. Anche perché oramai ad essere decisiva nella vittoria elettorale è, per evidenti questioni numeriche, la terraferma.

Ma avere soprattutto e finalmente un candidato di cui si possa dire el parla come ch’el magna. Perché piaccia o meno questo è ciò che piace alla ggente. Ma non quella che frequenta circoli, salotti. No: quella che vota.

E lo fa fregandosene se il sindaco abiti al di qua o al di là del ponte della libertà.

A meno che il centrosinistra veneziano non stia aspettando la sperazione di Mestre da Venezia: Mestre ad uno, il centro storico agli altri. Hai visto mai?

 

 

Vive da sempre nella terraferma veneziana. Per cinque anni è stato Vicesindaco (con delega alle politiche culturali e turistiche) del comune di Mira. Laureato (cum laude) in Lettere a Padova ha collaborato per oltre un decennio coi quotidiani del gruppo editoriale Finegil (La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso), con La Repubblica e con Gente Veneta. Attualmente fa parte del collettivo redazionale della rivista Esodo. Si occupa di gestione del personale e della sicurezza presso alcuni musei veneziani. Nel tempo libero ama la montagna e le immersioni subacquee.
  • Luigi Marchetti

    Non mi è piaciuto per niente il sindaco che definisce pezzenti i turisti che si sono lamentati del conto al ristorante, anche se a mio parere si sono comportati da sprovveduti, come pure ritengo che il ristoratore ed i camerieri abbiano colto l’occasione per fregare, come succede spesso, non solo a Venezia.
    Fatta questa precisazione, condivido il giudizio sull’intellighentsja rancorosa che troppo spesso non sa fare altro che ricorrere al dileggio: un atteggiamento che denota l’immensa, inarrivabile stima che nutre verso se stessa.