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Sebbene i tempi religiosi non coincidano, non pochi regali dall’Est stanno per raggiungere l’Unione Europea per questo Natale 2017.

Il più grande di questi, arriva da Vladimir Putin, che non solo ha deciso di regalare e di regalarsi la prossima candidatura alle imminenti elezioni.

Per la UE, si tratta di un bel regalo, ben articolato e costruito con molta cura e sapienza strategica su tre pilastri che meritano di essere descritti.

Per prima cosa, egli ha iniziato annettendo la Crimea, poi ha avviato una vittoriosa espansione mediorientale che di fatto lo ha portato a costituire un lungo corridoio che parte dall’Iran, attraversa l’Iraq e arriva poi in Siria.

Nei cinque anni di guerra in Siria, l’appoggio russo ha prodotto un risultato strategico non indifferente che si sostanzia nella presenza di due basi, Tartus e Latakia da cui si gode ottima vista sul Mediterraneo.

Alle manovre geopolitiche, che assomigliano ad una intricata partita a scacchi, va aggiunto quanto ogni giorno la Russia fa in quell’area oscura chiamata oggi cyber spazio.

Qui, più che di regalo ben confezionato, sembra trattarsi di una calza della Befana traboccante di dolci avvelenati.

Per meglio dire, si tratta della costante disinformazione, la russa dezinformatsiya, ben organizzata dalla internet research agency di San Pietroburgo, che a suon di twitt e chat orchestrate ad arte, cerca di influenzare l’opinione pubblica al solo fine di seminare discordia e rabbia, con l’auspicio, magari, che queste si traducano in risultati politici destabilizzanti nelle elezioni di altri Stati.

Per chi volesse approfondire, il caso del falso account instagram riconducibile a certa Jenna Abrams, spiega molto bene quanto sta accadendo.

Terzo e ultimo pilastro dell’articolato regalo russo, la politica energetica.

Oggi, infatti, oltre a petrolio e gas, la Russia, è proiettata di gran carriera sul litio che insieme ad altri elementi, costituirà la base per il prossimo mercato delle auto elettriche.

Così va per esempio letto il recente sbarco in Cile, Argentina e Bolivia, ovvero quello che è definito il triangolo del litio.

Un altro regalo di non trascurabile impatto, è quello che arriva dal mondo dei Balcani.

Si tratta del regalo più variegato e composito, proprio come variegato e composito è il mondo dal quale proviene.

Nel recente vertice di Trieste, sono state fatte molte promesse imperniate sullo slogan, secondo cui, dove passano le merci non passano i soldati.

Nel frattempo però, bisogna fare attenzione ad aprire i vari regali.

Da Bosnia, Albania, Kosovo e Macedonia, ad esempio, provengono pericoli connessi alla sicurezza, vista la presenza di jihadisti militanti dell’Isis.

Dalla Bosnia, divisa in due entità, quella serba e quella croato mussulmana, giungono visioni ancora molto diverse sulla recente condanne dei criminali di guerra, segno questo, che la strada della pacificazione è ancora molto lunga.

Se dal Montenegro, con l’adesione alla Nato, arriva uno dei regali più rassicuranti, è dalla Serbia che è auspicabile possa arrivare il regalo più utile per la UE.

Sotto l’albero di Bruxelles, la Serbia, dovrebbe prima di tutto, depositare l’atto di rinuncia all’accordo di libero scambio con la Russia, per poi sgombrare il campo dalle attuali ambiguità.

Oltre a questo, la Serbia, dovrebbe dare prova di saper affrontare gli istinti e gli spiriti più violenti del mai sopito nazionalismo, superando l’equivoco della volontà di entrare nella UE con il contestuale rifiuto di aderire alla Nato.

Per l’Europa, la sfida è quella di ricevere questi regali con la consapevolezza che non basterà accoglierli ma sarà necessario saperli gestire in una prospettiva politico-strategica di lungo periodo.

Diversamente, all’Europa potrebbe non bastare nemmeno invocare la garanzia per il mancato funzionamento dei regali.

Auguri Europa!

 

 

 

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.