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Argomento molto poco politically correct ma semel in anno..

Qualche mese fa, quando le nuove, insensate, regole della Lega Basket imposero una capienza per i palasport di A1 che rende impossibile utilizzare il Taliercio, Brugnaro annunciò di volerne costruire uno adeguato nel terreno di sua proprietà ai Pili. Apriti cielo! Ululati al conflitto di interessi degli avversari politici. Accuse nella fattispecie del tutto incongrue perché sarebbe eventualmente stato sospettabile di conflitto se il Brugrano Sindaco avesse venduto un terreno comunale al Brugnaro patròn della Reyer ma non certo su un terreno di sua proprietà.

Luigi Brugnaro

Luigi Brugnaro

Tutto lo scorso mese di dicembre le cronache sono state dominate dalla messa in croce di Maria Elena Boschi per un comportamento viziato da un presunto conflitto di interessi su cui la Commissione Parlamentare sulle banche ha indagato con curiosità da voyeur (mentre i veri responsabili del disastro per milioni di risparmiatori recitavano la comoda parte dei testimoni sul ruolo della Boschi). Tutto assolutamente strumentale per colpire la Boschi e Renzi, leggasi gli ottimi Vigneri https://ytali.com/2017/12/23/boschi-banche-lalbero-la-foresta/ su https://ytali.com e Sansonetti http://ildubbio.news/ildubbio/2017/12/22/lo-scandalo-senza-peccato/.

Maria Elena Boschi

Maria Elena Boschi

Il conflitto di interesse è diventato argomento popolare ai tempi di Berlusconi, per il quale il tema era effettivamente reale. Ma anche in questo caso, davvero è un elemento decisivo nella valutazione storica della figura del Cavaliere? A mio parere no: Berlusconi è stato un pessimo Presidente del Consiglio ma il conflitto di interessi non ha avuto punto gioco nel suo sostanziale fallimento come statista. Sarebbe rimasto pessimo Presidente del Consiglio anche se non avesse avuto il suo impero imprenditoriale e finanziario. Dopo Berlusconi, il conflitto di interesse è divenuto una clava, un’arma impropria di lotta politica, corredato da quantità industriali di ipocrisia (vedasi i due esempi di cui sopra), e ha perso gradatamente rapporto con la realtà dei fatti.

Cerchiamo di rimettere ordine almeno a livello di principi. Un amministratore di qualsivoglia entità, sia questa un condominio, una grande multinazionale o un’amministrazione pubblica è legalmente, e prima ancora moralmente, tenuto a perseguire il bene per l’entità affidata alle sue cure al meglio delle sue capacità. Su questo, tutti d’accordo.

Un corollario del principio generale appena enunciato è che l’amministratore deve anteporre il bene dell’entità che amministra anche al suo personale quando i due non siano coincidenti (e magari siano confliggenti). Facciamo un esempio banale: un amministratore di condominio assegna l’incarico di ridipintura del vano scale all’impresa del cognato che in quel momento è a corto di lavoro senza valutare altre offerte che avrebbero potuto essere più economiche. La moglie gli sarà riconoscente che ha dato lavoro al fratello e i condomini probabilmente non avranno nulla da ridire. Ma sta di fatto che nella sua decisione il nostro amico è stato condizionato da considerazioni altre rispetto al solo vantaggio dell’oggetto della sua amministrazione.

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Quello sopra naturalmente è un esempio innocente e un vulnus veniale ma immaginando realtà più complesse e con pesanti interessi in gioco, si capisce facilmente come il tema sia potenzialmente molto serio. E spiega come le Aziende più strutturate chiedano ai propri dipendenti (e soprattutto ai manager) di sottoscrivere Codici Etici rigorosi e mettano in piedi un sistema di regole e sanzioni tese al suo rispetto. Ma anche quando non formalizzato l’assunzione di un codice etico implicito è ineludibile in qualunque circostanza.

Si può altresì tentare di assicurarsi “a monte” che non vi siano motivi di parzialità da parte dell’Amministrazione, ovvero che il soggetto non sia dichiaratamente titolare di interessi potenzialmente in conflitto con l’oggetto del suo operare (ecco dunque la locuzione “conflitto di interessi”). A volte è facile, per esempio una regola da sempre in vigore nelle competizioni sportive internazionali è che l’arbitro sia di una nazionalità terza rispetto alle due nazioni che si affrontano. Ma in generale è più facile a dirsi che a farsi. Perché non esiste un “limite inferiore di sensibilità” al problema. Estremizzo volutamente per dare l’idea: il direttore di un’associazione di albergatori che sia proprietario di una casa oltre a quella dove abita è un potenziale concorrente della sua associazione perché potrebbe affittarla a turisti togliendo una fetta di mercato ai suoi associati. Capiamo bene che non è più finita: non esistono angeli senza sesso non portatori di alcun interesse seppure minimo (e non sarebbe neppure logico pretenderlo).

Maledettamente più complicato è il discorso per quanto riguarda i politici (ivi compresi gli amministratori locali). Per mille motivi. Proviamo ad elencarli.

  • La vastità del campo di azione. Pensiamo per capirsi al Presidente del Consiglio: questi legifera ad ampio spettro e qualsiasi azione che intraprenda inevitabilmente interagisce anche con i suoi interessi personali.
  • La modalità di selezione del personale politico. Se come abbiamo visto è molto difficile trovare nella società civile il famoso angelo senza sesso, è praticamente impossibile trovarlo nella categoria dei politici. Per il semplice fatto che per essere votati devono essere personaggi pubblici di spicco e quindi sicuramente con interessi importanti e radicati. Brugnaro sarebbe mai diventato Sindaco se non fosse stato.. Brugnaro con tutto il corollario di visibilità? Evidentemente no.
  • Il voto popolare. Il caso emblematico è ovviamente Berlusconi. Oggettivamente Berlusconi aveva una montagna di potenziali conflitti di interessi ma nonostante questa consapevolezza è stato più volte votato dagli italiani. Che si doveva fare? Impedirgli di partecipare alla competizione elettorale? Sarebbe stato giusto/logico?
  • La politica è in sé stessa la rappresentazione di interessi di parte. Vi sono partiti che dichiaratamente intendono rappresentare gli interessi di una classe sociale (tipicamente il vecchio PCI) o in un territorio particolare (per es. i vari partiti regionali o la vecchia Lega) e tendenzialmente propongono alle elezioni proprio i campioni delle categorie che rappresentano. Quindi portatori in sé di interessi particolari.

Per tutti questi motivi l’arma del conflitto di interessi agitata contro i politici avversari è oggettivamente vuota di senso. E quasi sempre strumentale.

Mario Monti

Mario Monti

E non deve diventare elemento di valutazione dell’operato di un governo. Quando per esempio Berlusconi ha alleggerito la tassa di successione ha certamente fatto un grosso favore ai suoi figli. Oppure, esempio contrario: Monti quando ha aumentato del 60% l’IMU si è autoinflitto una botta da 26000 €. Non entro nel merito della bontà o meno del provvedimenti, per entrambi gli esempi c’erano buoni motivi per condividerle e per contestarle. Ma tra queste non c’era l’effetto sul portafoglio di chi l’ha proposta.

Io posso legittimamente pensare che l’aggravio dell’IMU ha salvato il Paese dalla bancarotta oppure altrettanto legittimamente che sia stato un iniquo balzello. Ma in questo secondo caso non è che cambio idea pensando “se l’ha proposta uno che per primo ci rimette un sacco di soldi allora vuol dire che è giusta”.

L’operato dei politici deve essere giudicato con il voto popolare e solo con quello. Che poi il voto popolare scelga sempre saggiamente.. non è purtroppo affatto vero.

Ma è la democrazia, bellezza..

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.