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Certo c’è la direttiva Minniti sugli eventi pubblici che impone una procedura rigida per la sicurezza.

Specie dopo l’episodio di Torino, in piazza San Carlo. Perché la prevenzione antiterrorismo, alla luce dei fatti e del trend degli ultimi mesi, sembrerebbe un po’ eccessiva e ritardata se andassimo a guardare quello che era il clima e quelle che erano “le minacce” nei due/tre anni trascorsi.

Ormai non si parla più del Carnevale come evento folcloristico (boh!), popolare (missed) o culturale (ma de che?).

L’unica cifra interpretativa è il livello di sicurezza e di ordine pubblico che viene garantito.

Per carità, bene! ma questo apre una domanda di fondo: ogni città, ogni evento va soggetto a questo tipo di blindatura? Perché, se questo è, sorgono alcune osservazioni.

“non ci faremo condizionare dal terrorismo, dobbiamo continuare a vivere la nostra solita vita” era il mantra che si rincorreva ma che in realtà, al di là di ogni logica forma di sicurezza, sembra ampiamente dimenticato e sostituito da “cavalli di frisia” “super controlli” “barriere e filtri” di ogni dimensione e intensità.

Si perde ogni valore di condivisione e di spontaneità. Si mettono in secondo piano i valori culturali a cui quel mantra voleva ispirarsi.

E poi i costi che ricadono sulla collettività? Domenica qui in città c’erano 750 addetti alla sicurezza, fra Vigili urbani, Polizia e Carabinieri, inclusi i corpi speciali (!!!). Tutti in straordinario festivo?

Del valore culturale del Carnevale ormai sono anni che non si parla più qui a Venezia. Un potpourri di esibizioni mascherate del tutto autoreferenziali, quel tanto di sagra paesana, quel poco, numericamente parlando, di giro di feste molto esclusive.

Un fenomeno ancora una volta squisitamente di puro voyerismo turistico in una città espropriata, al più indifferente, sicuramente assente.

Il Carnevale così com’è, come è diventato ormai non serve più. Va radicalmente ripensato se non lo si vuole far morire, ucciso dalle sue stesse mani.

Oddio serve ancora a tutti quelli che di turismo ci campano onestamente, ma serve sicuramente a quelli che sulla Città ci lucrano (le “osterie da Luca” non sono poi casi così isolati nei vari comparti turistici)

Per ritornare alla prima domanda, tutto questo can can, tutte queste prescrizioni, questi schieramenti e restrizioni valgono anche per gli altri eventi?

E il Sindaco Brugnaro propone “bisogna portare gli eventi fuori dalla Città”.

E cosa facciamo? I foghi del Redentore li piazziamo a Campalto o forse meglio a Fusina?

E la Regata Storica la organizziamo in Canal Salso con la Machina in Piazza Barche?

E la Regata delle Repubbliche Marinare a gareggiare in Canale dei Petroli e la sfilata in cassa di colmata?

Un’idea, una visione, un programma? Chiediamo troppo.

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia) e ora presidente dell’Associazione VeneziaUnited il Supporters Trust dei tifosi arancioneroverdi.