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Nelle ultime settimane l’area di Porto Marghera si è ritrovata agli onori della cronaca per tre volte. Cronaca che forse non ha colto il filo che lega tutte e tre le notizie e la pregnanza del segnale che arriva alla città. Vediamo di che si tratta.

Il magnate Ching Chiat Kwong

Il magnate Ching Chiat Kwong

Dapprima la bomba dell’asserito interesse di tale Ching Chiat Kwong, un magnate di Singapore, di fare un’operazione di trasformazione urbana nell’area dei Pili, la desolata landa che per prima si incontra percorrendo il Ponte della Libertà verso la terraferma, riproponendo (in piccola scala) quanto già fatto con successo presso i docks sul Tamigi a Londra. Nelle intenzioni di Ching Chiat Kwong c’è in primis il palazzetto dello sport da 10000 posti che dovrebbe ospitare la Reyer perché il glorioso Taliercio non ha la capienza ritenuta indispensabile dalla Lega Basket e poi parcheggi, darsene, piazze, attrezzature commerciali, attività ricettive e verde urbano. Insomma, una radicale trasformazione urbanistica e la realizzazione del mitico e chiaccheratissimo water front della città di terra. La notizia, essendo la proprietaria dell’area la Società Porta di Venezia riferibile a Brugnaro, ancorché tramite l’appena costituito Blind Trust, ha fatto arricciare il naso a molti che hanno gridato al conflitto di interesse. Altro macigno sulla strada di valorizzazione dei Pili è la vexata quaestio della bonifica dai fanghi velenosi di Marghera e pure il costo pregresso delle opere di contenimento dei fanghi (per impedire che percolassero in laguna) effettuate a suo tempo dal Magistrato alle Acque. Entrare nel dettaglio dei progetti in discussione (peraltro non chiarissimi) e disquisire del conflitto di interesse del Sindaco ci porterebbe fuori tema, una considerazione generale però va fatta: il fatto solo che si parli, dopo decenni di abbandono, di trasformare l’area dei Pili è in sé stesso un fatto estremamente positivo. Perché dà un senso urbano a un’area centralissima, trait d’union geografico tra le anime di acqua e di terra il cui desolato abbandono ha contribuito non poco anche alla percezione psicologica di separazione tra le anime di terra e di acqua di questa città. Un’operazione nel senso della crescita sociale e produttiva di questo territorio.

Uno dei tanti rendering, più o meno fantasiosi, di un possibile futuro per l'area dei Pili

Uno dei tanti rendering, più o meno fantasiosi, di un possibile futuro per l’area dei Pili

Seconda ottima notizia: Venice LNG, la new company nata dall’unione di due gruppi storicamente attivi a Porto Marghera da anni nel settore dello stoccaggio e della distribuzione di prodotti petroliferi e petrolchimici, ha preannunciato la prossima realizzazione del deposito di stoccaggio costiero di gas naturale liquefatto (LNG l’acronimo dall’inglese) lungo il Canale Industriale sud, per un investimento di oltre 100 milioni di Euro. Il gas naturale liquefatto è un carburante “pulito” e rappresenta il futuro dell’autotrazione in concorrenza con la trazione elettrica. La creazione dell’infrastruttura a Porto Marghera posiziona la nostra area metropolitana in una attività con grandi potenzialità. È esattamente quello che si è sempre auspicato per il futuro di Marghera: un futuro industriale, sicuro, non ambientalmente impattante e innovativo. Questo è un tipo di mercato dove l’offerta crea la domanda, determinando importanti circoli virtuosi  ha giustamente commentato il Presidente del Porto Musolino.

Il bando di ENEA cui Venezia partecipa

Il bando di ENEA cui Venezia partecipa

Terza e ultima: Venezia su proposta della Regione Veneto concorrerà con altri siti nazionali al bando ENEA per ospitare il DTT (Divertor Tokamak Test) un investimento gigantesco (500 milioni di €) e un impatto occupazionale di circa 2000 posti di lavoro, molti dei quali addetti diretti con altissima specializzazione. Il DTT ospiterà un centro di ricerca sulla fusione nucleare, che è un po’ la pietra filosofale della nostra epoca perché se si riuscisse a realizzare darebbe energia inesauribile a impatto ambientale zero. A fianco della Regione, il Comune di Venezia, l’Università di Padova e il Gruppo Eni che ha messo a disposizione l’area Syndial.  L’assegnazione a Porto Marghera del DTT costituirebbe un passo fondamentale per il ridisegno lavorativo della nostra città: posti di lavoro pregiati, qualificati e un indotto potenziale gigantesco. Imperativo categorico: giocare di squadra. Sarebbe anzi auspicabile che i candidati alle elezioni del prossimo 4 marzo, di tutti i partiti, prendessero formalmente posizione sull’impegno per sostenere la candidatura di Venezia.

Non mi faccio illusioni: compariranno certamente quelli che “ma Brugnaro..” “ma la sicurezza..” “ma il delicato equillibrio idrogeologico..” (fateci caso: ovunque c’è sempre un delicato equilibrio idrogeologico..). Ha già aperto le danze Italia Nostra la cui Presidentessa ha sentito in TV Piero Angela che diceva che se una nave metanifera (del tipo di quelle che afferiranno al deposito di LNG) si spezza in laguna ne scaturirebbe una catastrofe ambientale.. “Cosa ne pensano, i cittadini?” si chiede angosciata la Presidentessa.. e già.. perbacco, c’è proprio da angosciarsi di fronte ad una eventualità così probabile che una nave si spezzi in due in Laguna.. tutti noi ci ricordiamo certamente decine di casi analoghi..

No, questa volta no. Questa volta è in gioco il futuro di questa città, la possibilità di sfuggire ad un triste anche se comodo destino di affittacamere e ristoratori. È in gioco il destino dei nostri figli.

E tifiamo tutti Venezia per il bando Enea come se fosse la Champions League.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.