By

Una forza politica che chiede per sé un “voto utile” propone implicitamente all’elettore uno “scambio”: se voti per me in cambio ne avrai un vantaggio maggiore di quello che avresti se votassi dove “ti porta il cuore” (o se te ne stessi a casa). Ma per rinunciare alla scelta di cuore, un elettore deve percepire una contropartita solida e significativa. Contropartita che può essere naturalmente del tutto immaginaria e fallace, tipo impedire la calata dei bolscevichi in Piazza San Pietro, ma l’importante è che sia percepita come reale e concreta. Insomma, mi si perdoni la tautologia, il voto utile deve essere percepito davvero come utile.

Ora, ha sicuramente ragione l’amico Stefano Ciancio https://dimensionemendez.wordpress.com/2018/02/17/pd-e-voto-utile-un-appello-da-rispedire-al-mittente-ecco-perche/: l’unico appello al voto utile che abbia senso è quello che potrebbe evocare il centrodestra. Perché è l’unico che può mettere sul tavolo una contropartita concreta. Stando ai sondaggi infatti è l’unica coalizione che potrebbe raggiungere la quota del 40% che dà il premio di maggioranza. E la vittoria del centrodestra è l’unica alternativa possibile (ancorché essa stessa improbabile) allo stallo sostanziale che i sondaggi prevedono. Insomma un elettore non convintamente schierato potrebbe essere tentato di dirsi “ma sì, uno vale l’altro, meglio avere un governo qualsivoglia subito piuttosto che mesi di blocco e soluzioni pasticciate”.

Non ha certo lo stesso appeal l’appello al voto utile del PD ai potenziali simpatizzanti di Liberi e Uguali perché oggettivamente eleggere un parlamentare PD in più nell’uninominale non ha tutto questo potere immaginifico, diciamo così. Con l’aggravante che la legge elettorale, irragionevolmente, non consente il voto disgiunto tra uninominale e proporzionale quindi votare per il candidato PD implica necessariamente rinunciare a votare per il partito di elezione anche nella contesa proporzionale (e dove peraltro si elegge il doppio di parlamentari che nell’uninominale). Decisamente difficile.

Tuttavia, la questione del voto utile a sinistra è interessante perché offre uno spaccato sul vasto mondo degli orfani del PD che fu che per la prima volta si ritrova privo del rassicurante partitone che accoglieva nel suo vasto abbraccio molte anime (anche magari molto diverse tra loro). Perché si tratta di persone mediamente attente ed informate delle cose della politica, che hanno la chiara percezione che il risultato che più auspicano, ovvero fare fragorosamente perdere Renzi e liberarsene per sempre, confina pericolosamente con il rischio di consegnare il Paese a governanti che non promettono nulla di buono. Perché lo sanno, sotto sotto, che il PD è l’unica forza che può dare a questo Paese un governo, buono o cattivo, un governo che possa definirsi tale (leggasi l’ottimo Francesco Costa http://www.francescocosta.net/2018/02/19/guardiamoci-negli-occhi/ ). Sanno che ogni altra proposta, prima che essere buona o cattiva, semplicemente non è. Non lo è quella della banda di dilettanti allo sbaraglio dei cinquestelle e la natura della coalizione di centrodestra è molto, molto peggio di quella del 2008, che già pessima prova ha dato di sé.

Pertanto si lambiccano tormentati cercando di trovare delle buone giustificazioni della loro scelta (esemplare a tal proposito il già citato pezzo di Ciancio). Nessuna di queste argomentazioni entra nel merito politico (se non con slogan vuoti) ma parte dalla gettonatissima “Renzi ci ha trattato a pesci in faccia e adesso ha il coraggio di chiederci il voto?” con velleitarie varianti sul tema tipo “liberiamoci di Renzi e poi torniamo a votare” confermando drammaticamente che le argomentazioni non sono di carattere politico programmatico ma direi sentimental-identitario: Renzi l’arrogante, l’asfaltatore, il rottamatore, il tiranno da abbattere, “non mi riconosco più in questo PD“. Il che è abbastanza surreale: la stragrande maggioranza di coloro che scrivono non ha evidentemente esperienza diretta dell’arroganza e dell’epurazione. Sono elettori, solo elettori e non quadri di partito. Dovrebbero valutare l’operato dei Governi Renzi e Gentiloni sulla base di ciò che hanno e non hanno fatto, non su sensazioni. Eppure.. fatalità, mai come questa volta leggiamo di ferite inferte, di fratture insanabili, di clima irrespirabile, come se tutti fossero stati presi a sberle in qualche Direzione, come se tutti fossero stati privati della candidatura al seggio che gli spettava.. Davvero, argomentazioni più degne di una seduta collettiva di psicoanalisi che di un dibattito politico.

Altra fattispecie antropologica molto diffusa è il mai domo sinistrino tutto d’un pezzo. Di quelli che devono premettere ad ogni occasione che sono sempre stati di sinistra, quelli che la Costituzione non si tocca, quelli che ‘sono antifascista’ (solo lui! Perché i renziani sotto sotto..), quelli che gli piace tanto Bersani perché è un tipo schietto… E quindi un florilegio di “questo PD non è di sinistra”, di lamentazioni sul job act, sull’art. 18, sui diritti, sui lavoratori..  insomma un clima da com’era verde la mia valle un po’ patetico. Ma non importa, loro sono di sinistra, loro non barattano i principi, loro non si piegano, loro sono perdenti di successo.

Ultimi ma non meno importanti quelli che gridano all’inciucio con Berlusconi in relazione a uno degli esiti possibili dello stallo che prevedibilmente si verificherà. Prospettiva in effetti tutt’altro che rosea ma che proprio la folle guerra fatta da sinistra al PD contribuisce a rendere possibile.

Ma tanto… muoia Sansone con tutti i Filistei..

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.