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Non credo di aver preso un abbaglio nel considerare, come ho fatto in questi mesi, il Pd come la soluzione migliore.

Scrivo qui poche righe, quindi, non per esprimere le ragioni di un ripensamento (che non c’è) ma semplicemente per illustrare una riflessione che ho fatto sulle campagne elettorali della sinistra alternativa e del pd.
Entrambe concentrate (quella di Liberi e Uguali di pìù) sul tema dell’appartenenza.
Un tema importante per molti di noi (sono nato nel 1951) che abbiamo vissuto le contrapposizioni ideologiche classiche del Novecento, quando tutti quelli che guardavano alla politica avevano ben chiaro in mente quali fossero le parole d’ordine della destra o e della sinistra.
Ve lo ricordate?

Intendo, quelli di voi che c’erano? Ve lo ricordate che negli anni 70 e successivi vi bastava entrare nello scompartimento di un treno, sentire parlare uno sconosciuto di politica per pochissimi minuti per capire al volo per chi votasse?
Faccio solo due esempi.

Parlava del disagio dei pensionati? Era di sinistra.

Parlava dello stato troppo esoso, della burocrazia troppo invadente ? Era di destra.

Guardatevi ora i programmi di chi ha trionfato alle elezioni.

Chi ha avuto il successo più clamoroso, arrivando addirittura a quadruplicare il suo elettorato, è stato Salvini, cioè un signore che ha parlato ossessivamente per mesi del disagio dei pensionati (vedi l’abolizione della Legge Fornero messa al primo posto del programma) oltre che dello stato troppo esoso (vedi il progetto della flat tax).

Ci sono due modi di intendere la politica:

1) presidiare il Pil, l’efficienza, la competitivitá del paese, nella convinzione che, se il paese funziona meglio, tutti se ne giovino

2) Concentrare l’attenzione su chi vive situazioni di disagio (disoccupati, esodati, anziani, liberi professionisti, piccoli imprenditori ecc.) e dare ampio spazio nei propri programmi alle soluzioni che le riguardano.
Salvini e Di Maio hanno scelto questa seconda strada. Il fatto che molte delle soluzioni da loro proposte siano irrealizzabili o insostenibili è passato in secondo piano.
Insomma le ragioni di sostanza della sconfitta sono speculari a quelle della vittoria.
Poi hanno giocato magari il loro ruolo anche – in qualche caso molto – simpatie e antipatie, litigiosità e frammentazione dei partiti sconfitti ecc.
Chi ha vinto si è concentrato sul tema dello scambio (sei disoccupato? ecco il reddito di cittadinanza! sei esodato? cancello la Fornero! ti allarma il degrado delle periferie! rimando a casa mezzo milione di clandestini! ecc.).
È giusto fare politica così? Lo sarebbe in teoria : cosa c’é di più vicino alla democrazia dell’ascolto?
Chi vota vuole essere ascoltato.
Stamattina un giornalista in tv diceva : “Ho chiesto a molti che hanno votato 5 stelle se pensavano che, con Di Maio premier, ci sarebbe stato il reddito di cittadinanza. Mi hanno risposto quasi tutti : Chi può saperlo? Io per il momento l’ho votato, se poi non fa quello che ha promesso, la prossima volta voto un altro!”

Sicuramente è stato sbagliato insistere sul criterio dell’appartenenza.
Che messaggio ci hanno dato spessissimo molti leader di sinistra?
Sei di sinistra? Allora vota me che sono la sinistra del novecento (Liberi e Uguali, Potere al Popolo). Oppure me che sono la sinistra 2puntozero ( Pd).
Quante volte, nei mesi scorsi, anche noi elettori nel discutere sui social o altrove, ci siamo trovati impelagati soprattutto sul tema dell’appartenza ? Quante volte chi intendeva votare Potere al Popolo criticava quelli intenzionati a votare Liberi e Uguali, dicendo che non erano la vera sinistra?
Quante volte chi intendeva votare Liberi e Uguali accusava quelli del Pd di essere addirittura di destra? E quanti sarcasmi e predicozzi ci siamo sorbiti noi che pensavamo al Pd come all’unica soluzione praticabile! Quante volte ci siamo sentiti dire “pidioti”, “renzini”ecc.?

E quante volte tutti noi che ci collocavamo a sinistra abbiamo sbrigativamente bollato come destra–vecchia o nuova – chi stava nel campo avverso?
Insomma molti di noi, quelli della mia generazione soprattutto, e molti dei leader della vecchia e nuova sinistra, si sono concentrati sul tema dell’appartenenza, del DNA della sinistra (quante volte l’abbiamo sentita questa espressione? E non è forse arrivata l’ora di archiviarla?).

Ma, mai come in questa violenta e feroce campagna elettorale, ha avuto un peso determinante, infinitamente di più del tema dell’appartenenza, il tema delle soluzioni.
E chi ha vinto le elezioni ha saputo percepire la necessità di mettere in campo delle risposte.

Chi promette di abolire la Fornero, di introdurre la flat tax o il reddito di cittadinanaza, sa che occorrono paccate di miliardi per mantenere queste promesse, sa anche che esiste tutta una serie di vincoli, ma vuole lo stesso provare a far “saltare il banco”.

L’errore di chi ha governato in questi anni è quello di non aver saputo (o potuto) fare di più per quelli che non avevano niente da perdere.

La manovra degli 80 euro è meritevole perché va nella strada dell’alleggerimento fiscale, ma se uno è senza lavoro pensa : perché prima di pensare a quelli che un lavoro già ce l’hanno non hanno pensato a me? ( è solo per fare un esempio…).
Se chi governa tende ad accreditarsi come il difensore dell’esistente, se il numero di coloro che, non avendo nulla da perdere, desiderano soltanto rovesciare l’esistente, diventa molto alto, chi governa rischia di andare a casa. Come è accaduto.

Ho dato un’occhiata alla tabella sui comportamenti di voto per classe di età relativi alla tornata elettorale di domenica scorsa.

Ne emerge che i 5 Stelle sono stati votati dal 44% della fascia d’età 18-30 anni, dal 40% della fascia 31-44. Nelle stesse fasce il PD è stato votato dal 15% e dal 15%, e però è stao votato dal 27% nella fascia over 64 anni ( in quest’ultima fascia i pentastellati hanno ‘solo’ un modesto 19%)

Quanti saranno tra qualche anno quelli per i quali è importante avere “una sinistra sinistra”? Quanti ancora parleranno di Dna della sinistra?
Accettiamo serenamente l’idea che stiamo parlando di un mito novecentesco.
Abituiamoci a parlare di problemi percepiti come importanti da chi vota e di soluzioni percepite come efficaci.

Chiudo con un’immagine filmica . Se possedessi la De Lorean di “Ritorno al futuro”,  mi piacerebbe tornare agli anni 70, rapire Berlinguer e riportarlo qui.
Lo ammiravo enormemente e lo votavo con convinzione, ma non riesco nemmeno ad immaginare che direbbe ora e che seguito avrebbe (al di fuori della cerchia dei vecchi fan, ovviamente).

  • Luigi Marchetti

    Trovo interessante l’accenno al DNA della sinistra, che continua a condizionare pesantemente il dialogo: sarebbe l’ora di archiviarlo, questo richiamo.