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Come previsto, nessuna coalizione ha raggiunto il 40% e non c’è una maggioranza in nessuno dei due rami del parlamento.
Alla luce dei risultati elettorali, le formazioni favorite dal risultato elettorale risultano il M5Stelle, che come partito singolo risulta il più votato, raggiungendo il 32,68% alla Camera ed il 32,22% al Senato; e la Lega che all’interno della coalizione di centrodestra risulta il partito più votato, con il 17,37% alla Camera ed il 17,63% al Senato.
Per quanto riguarda le coalizioni, abbiamo il Centrodestra al 37% alla Camera ed al 37,49% al Senato; il Centrosinistra al 22,89% alla Camera ed il 22,99%al Senato. Liberi e Uguali raggiunge il 3,39% alla Camera ed il 3,28% al Senato.

In sintesi, una avanzata dei partiti anti-establishment, essendo la dicotomia tra establishment e periferia una delle più rilevanti in questo momento storico.

Il M5S ha trionfato al Sud, soprattutto in Campania, dove ha raggiunto la maggioranza assoluta dei consensi, e in Sicilia dove ha avuto il suo exploit, conquistando tutti i 28 collegi uninominali (19 alla Camera e 9 al Senato); ha visto soddisfatto il suo desiderio di rivalsa, la sua spinta a scalzare o per lo meno a marcare strettamente l’establishment tradizionale. Alla dicotomia sistema di potere – periferia si affianca il divario tra Nord e Sud, il divario economico ed anche sociale, di opportunità e servizi pubblici; per cui è stato agevole per il M5Stelle promuovere voglia di rivalsa e aspettative, puntando su singoli e concreti temi che hanno attirato attenzione e consenso.

La Lega aumenta di circa 13 punti rispetto alle elezioni del 2013, passando quasi al 18% e tallonando il PD, che si è attestato al 18,72% alla Camera e al 19,12% al Senato. La Lega come partito lepenista, per la sua nazionalizzazione (più debole in alcune zone del Sud), con anima radicale ma anche di establishment (come in gran parte del Veneto), conquista seggi in Toscana, in Emilia Romagna, in Umbria; nella zona rossa raggiunge il 20%, un risultato davvero notevole. La Lega si è fatta portavoce di istanze antieuropeiste, ed in questo schieramento il risultato elettorale segue la tendenza già emersa in altri paesi, basti ricordare l’avanzata in Germania della AfD, partito che ha fatto una bandiera della difesa delle proprie frontiere e della propria identità. Inoltre, gran parte del successo è senz’altro da attribuire alla polemica anti-immigrazione. La dicotomia tra chi propugna l’accoglienza tout court e chi vuole che sia ostacolata o condizionata è composita, detiene al suo interno una pluralità di posizioni intermedie, ma è chiara la spinta di buona parte dell’elettorato a porre freni all’immigrazione incontrollata di questi anni, anche se ultimamente la politica messa in atto dal ministro Minniti ne ha provocato una flessione.

Forza Italia viene consistentemente ridimensionata rispetto al 2013, scende dal 21% circa al 14% circa. La leadership nel centrodestra passa da Berlusconi a Salvini, paladino della carica antieuropea e portavoce, per quanto riguarda le istanze su migranti e sicurezza, della protesta anti-establishment.

La protesta anti-sistema di potere vede sconfitto il PD. Non è stata premiata la strategia tesa alla conquista del centro, ma soprattutto centrata su Europa e diritti civili: rispetto ai diritti civili, l’elettorato ha sentito come più importanti ed incombenti le istanze economiche e sociali, altri temi come la sicurezza e l’immigrazione. Sono personalmente convinto, ad esempio, che l’enfasi data al pericolo neofascista sia stata inefficace per il reperimento di voti, e anche controproducente; una enfatizzazione funzionale forse al ricompattamento interno della sinistra, ma poco indicato per una strategia di conquista di voti al di fuori di questo schieramento, dando oltretutto l’impressione che si volesse distogliere l’attenzione dai temi dominanti della sicurezza e delle difficoltà economiche.

E’poi da rilevare la deludente prova di Liberi e Uguali, fermatosi al 3,39% alla Camera e al 3,28% al Senato. Solo in zone spiccatamente e tradizionalmente di tradizione ideologica rossa, come in Toscana, LeU ha raggiunto il 6-7% dato probabile dai sondaggi.

E’ un fatto che la situazione per il centrosinistra avrebbe potuto essere peggiore se si fosse votato con l’Italicum e se ci fosse stato il ballottaggio; con tali meccanismi maggioritari avremmo già un governo di destra in caso di turno unico, o un governo M5Stelle in caso di ballottaggio. E’ pur vero che con i risultati emersi niente è dato per scontato, per la formazione di un governo.

Da queste elezioni emana un profondo mutamento della geografia politica del paese: la mappa partitica che ne esce fatica ad essere ascritta al consueto asse sinistra-destra, anche per l’ambiguità di schieramento (Lega come formazione di protesta e di governo) e l’indeterminatezza di piattaforme programmatiche (M5Stelle).
Un risultato complessivo originato da precarietà economica, mista a protesta moralistica contro la corruzione politica (probabilmente percepita artificialmente in maniera esponenziale), a diffusa richiesta di protezione nei confronti degli effetti negativi portati dalla globalizzazione, a richiesta di tutela sociale e difesa identitaria nei confronti dell’immigrazione.

Toscano di provenienza, risiede da tempo a Venezia-Mestre. Ha avuto Esperienze manageriali in aziende industriali e di servizi pubblici. Collabora con istituti universitari ed enti di ricerca. Da tempo membro della Società Italiana di Studi Elettorali, particolarmente interessato alle dinamiche dei flussi e competente nella materia. Per finire è grande appassionato di fotografia, con predilezione per le cattedrali gotiche.