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Dato che il mondo viaggia ad una velocità immensamente superiore rispetto ai ritmi e ai contenuti della politica italiana, e’ anche per questo motivo che l’agenda internazionale più che monitorare il succedersi delle dichiarazioni e degli incontri degli ultimi nostrani eletti, segue con molta più attenzione il dibattito su privacy e sicurezza dei dati di cui, anche qui su Luminosi Giorni ci siamo già occupati in passato, declinando le sfumature principali del cosiddetto diritto all’oblio.

Le cose principali da dire sono almeno tre.

La prima, riguarda il dibattito in corso rispetto all’utilizzo e alla raccolta di dati da parte di Cambridge Analytica con il fine di influenzare il risultato delle elezioni americane del 2016.

Si tratta certo di uno scandalo nuovo rispetto ad un tema tuttavia tutt’altro che nuovo e analizzabile da molteplici punti di vista, economico, giuridico e persino sociale.

Per l’appunto, quale secondo elemento da evidenziare, in termini sintetici vorrei qui cercare di  sottolineare alcuni degli aspetti giuridici più rilevanti di questa vicenda, inserendola nel contesto di intervento europeo in cui si incastra quasi come una incredibile coincidenza l’entrata in vigore di un nuovo regolamento.

In effetti, ancora una volta, la politica europea riserva delle sorprese e provando a guardare oltre il recente e limitato ma comunque importante intervento sull’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori da parte del legislatore italiano, quello Europeo ha provato a fare le cose in grande (del resto non è forse questa una delle ambizioni dell’Europa più sana), ed e’ così che dal 25 maggio prossimo, entrerà in vigore in tutta l’Unione, il nuovo regolamento in tema di privacy chiamato (general data protection regulation).

Le novità che introduce questo regolamento sono molte e i destinatari saranno i cittadini, le imprese e le associazioni.

Come naturale che fosse, dopo i fatti di Cambridge Analytica e Facebook, l’attenzione verso questo apparentemente grigio regolamento è cresciuta e il testo di legge ha saputo regalare qualche immagine più colorata anche al fine di provare a meglio tutelare i diritti dei cittadini europei.

E allora vediamo quali luci potranno regalare i colori di questo regolamento che Mark Zuckerberg si è affrettato a definire interessante ma non applicabile al più famoso social network su scala mondiale.

Innanzitutto, il regolamento definendo il dato personale come qualsiasi informazione relativa ad una persona e disciplinando le modalità di gestione di questi dati, mira ad estendere la portata della tutela, sancendo per esempio che il consenso al trattamento di dati non può più essere tacito ma debba sempre essere esplicito e comunque sempre revocabile.

Ancora più approfondita è la parte del regolamento dedicata ai limiti rispetto alle forme di profilazione che possono poi avere ripercussioni sul piano sanitario, lavorativo, delle preferenze personali, degli interessi, con la previsione che alle forme di marketing diretto sarà possibile opporsi.

A tutto ciò, vanno poi aggiunti anche gli aspetti del regolamento dedicati ai diritti dei destinatari del testo di legge UE.

Al diritto all’oblio già citato e descritto in un precedente articolo, vanno aggiunti il diritto di accesso e il diritto alla portabilità.

Con il primo, si intende il diritto di ricevere una copia dei dati personali trattati con precisa indicazione del periodo di tempo di conservazione di questi ultimi.

Con il secondo, sarà molto più semplice il trasferimento dei dati da un gestore ad un altro per diversi contratti di servizio.

Da ultimo, il fatto che venga identificata e disciplinata la procedura in caso di violazione del trattamento dei dati, con obbligo di notifica di tale circostanza all’interessato, e il fatto che venga istituita la figura del responsabile dei dati (data protection officer), denotano l’attenzione del nuovo regolamento verso il principio anglosassone della c.d. accountability, ovvero quella che in italiano potremmo tradurre come responsabilizzazione. In altre parole, per il legislatore europeo i processi di innovazione dovranno di certo svolgersi ma nella consapevolezza che la libertà dei cittadini e delle imprese non potrà essere compromessa da un distorto uso dei dati sul cui utilizzo dovrà esserci massima trasparenza.

La terza e ultima considerazione riporta al passato di un episodio della storia russa che, forse, sia le potenze del web di oggi per un verso che i troppi movimenti politici antieuropei per un altro verso dovrebbero tener presente leggendo il titolo di un articolo apparso quasi ottant’anni fa sulla Pravda, intitolato “la vertigine del successo”,in cui Stalin al tempo ammoniva l’apparato del partito a non cullarsi troppo delle vittorie ottenute contro la classe dei kulaki.

Ecco, forse è proprio la vertigine del successo, il rischio peggiore per chi, non coltivando diritti e progetti di ampio respiro rischia l’isolamento e l’imbarbarimento culturale giuridico ed economico.

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.