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Il giorno in cui il Presidente Mattarella rimandò a casa a mani vuote il premier in pectore Conte, e Salvini con Di Maio, ho pensato che stava nascendo la nuova Repubblica. Pochi giorni dopo – e fatico ancora a capacitarmene – Lega e M5S hanno saputo rimettere insieme i cocci del vaso spezzato; ma io, quel gran rifiuto del Presidente l’avevo preso proprio come il fischio d’inizio di una partita nuova. Oggi nasce il nuovo atteso bipolarismo sul modello inglese e americano, sentenziavo tra me e me mentre Conte rimetteva il suo mandato esplorativo. E già vedevo rischierarsi le truppe della politica italiana in modo chiaro e netto in vista del nuovo appuntamento elettorale.
Da una parte immaginavo le forze di conservazione: la Lega (che in quel giorno aveva mostrato che a governare con il M5S non ci pensava neanche lontanamente), Forza Italia ricompattata intorno a Berlusconi (che ne ha ripreso la leadership e che ora è in grado di indicare la leadership del futuro) e il resto delle formazioni di conservazione (la Meloni, Alfano…).
Dall’altra parte – siamo sempre al giorno in cui pareva che il Governo Conte fosse irrealizzabile! – vedevo unirsi e allearsi le forze riformiste: il Partito Democratico, che ridotto ai minimi storici avrebbe potuto cercare e trovare una via per rinascere e non sparire; e il M5S, che mi pareva uscito con le ossa rotte dalla vicenda, ma che comunque è portatore, nella base più che nei suoi leader, di una grande ventata di nuova partecipazione.
Il “no” del Presidente Mattarella – pensavo allora – farà bene a tutti: il centrodestra tornerà a governare nel breve periodo, riproponendosi come autorevole alleanza di governo, esprimendo – questo l’auspicio – una generazione di nuovi leader di grande spessore; e intanto, lentamente, a sinistra PD e M5S costruiranno quell’alternativa riformista credibile e popolare che il Paese chiedeva da molto tempo.
Due giorni dopo, lo scenario era ribaltato. Devo ammettere che non so né come né perché Salvini e Di Maio hanno ritrovato la via per andare a sedersi insieme sugli scranni del Governo. E anche di fronte al fatto compiuto, continuo a trovare innaturale questa alleanza, costruita sugli atteggiamenti politici; e continuo a credere che sia molto più debole del bipolarismo che immagino – FI e Lega a destra, PD e M5S a sinistra – fondato invece sui contenuti politici.
Sarò vecchio e cieco, ma non mi rassegno alla fine della politica. E riprendendo l’auspicio espresso da Carlo Rubini nel suo editoriale, continuo anzi a “cercare l’alba dentro al crepuscolo”. Considero quindi solo rimandata la nascita del bipolarismo che per un giorno avevo visto ormai imminente. E in questo tramonto, in questo tempo strano in cui due populismi opposti si provano di governare insieme, mi sforzo ancora di vedere l’aurora di una stagione nuova, in cui rinascano e si consolidino una destra coerente e una sinistra riformista, due poli politici maturi e finalmente in grado, entrambi, di governare nell’alternanza, una volta chiusa la parentesi, una volta passato il “crepuscolo” delle idee in cui siamo entrati.

Su le maniche, quindi: agli uomini di buona volontà, di destra e di sinistra, è dato un tempo nuovo, delicato e cruciale, in cui seminare e costruire, mentre altri si preoccupano di governare. Potrebbe non essere breve; conta che produca finalmente prospettive chiare, a destra e a sinistra, in cui reincanalare poi anche i populismi oggi al governo.

Veneziano per costumi, anche se non per nascita, ha cominciato ad osservare e a raccontare la città attraverso gli articoli e le inchieste di GENTE VENETA, di cui è stato caporedattore per dieci anni. Come portavoce del sindaco Paolo Costa, nei primi anni del Millennio ha seguito da vicino alcuni dei grandi progetti per il rilancio di Venezia, dalla ricostruzione della Fenice al processo verso la Città metropolitana, dall’idea del tram a quella della rete dei parchi urbani alla riorganizzazione delle Municipalità dentro il Comune unico. Dal 2005 al 2015 è stato il responsabile culturale del Duomo di Mestre, che ha contribuito a far crescere come luogo di elaborazione di culturale e di impegno civico attraverso eventi e convegni – dove ha portato Gianfranco Fini ed Emma Bonino, il cardinal Ruini e don Colmegna, Jacques Barrot e Vittorio Sgarbi, Massimo Cacciari e Philippe Daverio, Moni Ovadia e Oscar Giannino – e attraverso le pagine del giornale PIAZZA MAGGIORE. Gli stessi temi tornano nel suo blog www.piazzamaggiore.wordpress.it, e nel suo libricino “Venezia. Cartoline inedite”, pubblicato nel 2010.
Da qualche anno segue la comunicazione dell’Azienda sanitaria veneziana.