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L’affaire Cucchi mostra plasticamente come l’Italia sia davvero un Paese con la deplorevole tendenza a guardare il dito che indica la luna e non la luna stessa.

In questo caso la luna è il fatto che nel nostro Paese è successo che un tizio è entrato vivo in una caserma dei carabinieri e ne è uscito morto. Non la Gestapo, non il KGB, non le forze speciali americane, non gli squadroni della morte, non gli armigeri di uno dei numerosi satrapi che infestano il nostro pianeta… no. I Carabinieri, quelli di don Matteo, l’Arma più amata di un Paese che ha dato i natali a Cesare Beccaria e che per fortuna non si distingue per particolare ferocia delle sue forze dell’ordine.

Certo, all’epoca dei fatti la vicenda è stata ufficialmente rubricata come un “incidente”, anche se la versione appunto della caduta accidentale dalle scale faceva a pugni con la logica e la verosimiglianza, diciamo rimaneva sospeso il dubbio che le cose fossero andate secondo la prima versione ufficiale dei fatti. C’era inoltre la circostanza oggettiva che al momento del fermo Stefano Cucchi era comunque in condizioni fisiche precarie (denutrito, 43 kg di peso).. insomma c’era qualche ragione per cui l’allarme delle coscienze civili fosse con il freno a mano tirato.

Ora, dopo molti anni, la verità è venuta a galla per la confessione di un testimone oculare. Si è trattato di un pestaggio brutale e di un omicidio preterintenzionale. E quindi ora non ci sono più alibi e sarebbe stato da aspettarsi che su media, giornali, televisioni e social ci si fosse interrogati sulla sostanza dell’evento sulla cui natura non ci sono più dubbi. A porsi insomma qualche domanda scomoda.

Incidentalmente chiariamo (dovrebbe essere superfluo ma ahimè, vedremo invece che non lo è affatto) che le domande scomode vanno poste indipendente da chi o cosa fosse la vittima. Fosse stato un santo o il peggiore dei farabutti, la valutazione di quello che è successo non cambia di una virgola. Aggiungiamo, anche questo per la verità quasi pleonastico, che la gravità del fatto sarebbe stata identica sia che avesse avuto dei cari che l’hanno pianto, come nel caso, sia che fosse un dimenticato, un ultimo, di cui non fregava niente a nessuno.

Bene, nulla di tutto questo, se non il passaggio televisivo di qualche alto papavero dell’Arma che rassicura che tutto va bene madama la marchesa. Eppure del caso Cucchi si è parlato, eccome se n’è parlato. Solo (ecco il dito e non la luna) l’aspetto emotivo/sentimentale ha completamente oscurato quello “civico”. Il circo mediatico si è concentrato sugli aspetti personali ovvero sulla sorella del morto, Ilaria, che non si era mai bevuta la versione taroccata e ha visto la verità alla fine emergere. Da cui la reazione a catena:

  • Ilaria Cucchi santa subito (che poi in realtà lei ha avuto giustizia per un atto autonomo del poliziotto che ha confessato, quindi tecnicamente lei non ha nessun merito);
  • Ilaria Cucchi presa da delirio di onnipotenza prende a dire che pretende le scuse dal mondo intero, in specie da Salvini che nella fattispecie non c’entra nulla;
  • Per controreazione la sempre gagliarda falange “fascisto-popul-leghista” si scatena con insulti francamente folli ricordando che Cucchi era comunque un spacciatore e non uno stinco di santo.

Per l’ennesima volta due fazioni livorose e arroccate su posizioni estreme, guelfi e ghibellini. Ilaria Cucchi o eroina civile o scaltra approffittatrice delle sventure del fratello malandra. E non, semplicemente una donna che ha fatto quello che molti al suo posto avrebbero fatto.  E l’osservatore comune preso in mezzo e sul filo del rasoio perché magari gli viene da pensare “e che palle, sembra adesso che Cucchi sia stato un santo” e si trova arruolato tra quelli che “non rompete le palle per un volgare spacciatore”.

Naufraghiamo dunque in polemiche inutili mentre delle famose domande scomode nemmeno l’ombra: gli autori dell’omicidio sono delle schegge impazzite, degli elementi fuori standard, oppure sono il segnale debole che in certi anfratti delle nostre forze dell’ordine cova una ferocia che talvolta si manifesta in maniera incontrollata? Quali sono le dimensioni del fenomeno? Che clima si respira tra i rappresentanti delle forze dell’ordine?

Macché. Però è importante stabilire se Ilaria Cucchi è un’eroina o una stronza, dilemma evidentemente fondamentale per il futuro del Paese.  Il dito, appunto, non la luna..

 

 

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.