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Sono sempre molto cauto nell’applicare l’etichetta di fascista a chicchessia. Perché di tale etichetta il variegato mondo della sinistra ha (in passato, soprattutto) abusato in modo strumentale per bollare senza alcuna fondatezza tutti i non conformi al mainstream dominante. È capitato anche a me, nei lontani anni di liceo, solo per non essere allineato al sinistrismo imperante all’epoca.

Però quando ci vuole ci vuole.. Nell’ultimo dei videomessaggi con cui ci delizia (o affligge, a seconda di chi legge) con il suo Verbo, Salvini ha scelto come setting il tetto del Viminale, ovvero del Ministero che presiede. Scelta non casuale perché gli è servita per una digressione sulle bellezze dello skyline romano. Una digressione apparentemente innocente, si direbbe. Ma sorpresa, il Nostro non si commuove per il Cupolone, per le belle facciate barocche, per il Colosseo. No, lui si incanta con l’Altare della Patria e poi vede quello che non può vedere dal Viminale: l’EUR quartiere modello realizzato nel Ventennio. E poi, non domo, il suo sguardo va oltre, arriva alle bonifiche delle paludi Pontine, fiore all’occhiello dell’Era Fascista. Un ammiccamento evidentemente affatto casuale (non è che, di norma, guardando Roma dall’alto ti vengono in mente Pomezia e Littoria) e certamente consapevole. A questo punto non si può non pensare che erano strizzate d’occhio volute e consapevoli anche le recenti citazioni di parole d’ordine ben note (“chi si ferma è perduto”, “molti nemici molto onore”) che avevamo sperato fossero incidenti dovuti a ignoranza (continuiamo per carità di patria a dare il beneficio del dubbio al sinistro “soluzione finale” usato a proposito del tema migranti).

Non credo affatto quella di Salvini sia una mossa utilitaristica. Oggettivamente, Salvini non ha grande interesse a lisciare il pelo ai nostalgici fascisti, per il semplice fatto che i loro voti li ha assicurati comunque. Anzi, è più verosimile che semmai nuoccia alle sue prospettive di assorbimento dell’elettorato residuo di Forza Italia perché questo ne potrebbe essere spaventato.

Perché dunque lo fa? Penso che la nostra Annalisa Martino abbia dato la risposta più azzeccata dicendo che Salvini è ontologicamente fascista. Condivide interiormente la retorica dell’uomo forte, concreto e pazienza se a volte un po’ brutale, lo inebria sentire il popolo che lo acclama, utilizza a piene mani la retorica del nemico e del complotto esterno. Nel Ventennio era il complotto demo-pluto-massonico, oggi gli speculatori, i pescecani della finanza, o semplicemente tutti coloro che sanno fare di conto.. È molto fascista anche la retorica autarchica e della sovranità nazionale, il dileggio per gli avversari, il malcelato fastidio per le critiche, per i contropoteri che ne limitano l’azione. Lo stesso analfabetismo istituzionale, che lo porta a sopravvalutare clamorosamente il peso e il significato del consenso elettorale come se fosse il lasciapassare per prevalere su qualsiasi altro potere istituzionale (ma in questa specialità, va detto, non c’è match: il suo compare Di Maio è inarrivabile).

Resta da notare che Salvini gode oggi di un alto consenso. Ed è naturale porsi la domanda: Salvini ha questo consenso perché è ontologicamente un fascista o nonostante questo? Propendo per la seconda. In un articolo precedente (http://www.luminosigiorni.it/2018/09/gli-arrabbiati/) sostenevo che (il successo di) Salvini è l’effetto e non la causa di una certa situazione. In effetti Salvini piace a molti (per fortuna a molti altri non piace) probabilmente per quell’aria da bullo furbo, come quel compagno di classe (uno così l’abbiamo avuto tutti), prepotente ma capace di farti sentire importante, quello che sfidava la professoressa come tu non avresti mai avuto il coraggio di fare e poi alla fine la sgamava sempre, quello insomma a cui volentieri cedevi la scena un po’ perché ti era simpatico, un po’ per conformismo e molto per pigrizia. Perché faceva comodo affidarsi al compagno bullo anche se non eri del tutto sicuro che avesse sempre ragione. Insomma, gli italiani non sono improvvisamente diventati fascisti (e non lo sono neppure quelli che votano Lega), ma si affidano volentieri a chi si sa proporre come il risolutore di angosce (il quale ha contribuito a creare), come quello pronto a fare il lavoro sporco senza che il cittadino ne prenda macchia.

Speriamo che gli italiani aprano gli occhi presto.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.