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“Chi si ferma è perduto”, così afferma sui Social Network il Ministro degli Interni italiano Matteo Salvini.

Anche chi non si ferma mai a riflettere, corre molti rischi e questo in particolare accade, a parere di chi scrive, a tutti coloro che mirano a distruggere il progetto Europeo senza proporre valide alternative.

Certo nemmeno pensare che tutto ciò che discende dall’Unione Europea sia incondizionatamente perfetto è corretto.

Tuttavia, è bene ancora una volta richiamare i motivi per i quali vale la pena difendere la costruzione dell’Unione Europea, individuando subito alcuni degli elementi che potrebbero servire a perfezionarne le già solide fondamenta.

Potrà sembrare anche una sorta di elenco della spesa, ma finendo sempre per parlare, a volte dei massimi sistemi, si corre il rischio di perdere l’attenzione sulle molte conquiste ottenute nella vita di tutti i giorni e i cui benefici oggi appaiono ai più (soprattutto a chi troppo facilmente contesta l’essenza dell’Unione) forse troppo scontati.

Vediamo quindi due tra le molte conquiste.

Che dire, ad esempio, della libertà di potersi muovere soggiornando e lavorando liberamente in qualsiasi paese UE.

In poco tempo, questa conquista ha cambiato tutto: l’approccio ai confini, la tutela dei diritti, le prospettive di sviluppo economico e sociale.

Lo spazio di Schengen dal 1990 in poi ha generato un nuovo modo di progettare il futuro per molti cittadini europei.

Chi non ha amici, familiari o colleghi di lavoro che hanno colto queste opportunità alzi la mano verrebbe da dire?

Tutto perfetto e giusto, certo che no, a titolo esemplificativo, sulle forme di dumping sociale si potrebbe fare meglio, ma sul fatto che oggi un lavoratore si possa sentire più garantito, pochi dubbi e il Regolamento UE n. 1215/2012 sui meccanismi di competenza giurisdizionale lo testimonia.

E ancora, che dire della bistrattata moneta unica inserita nel più ampio mercato unico.

Certo ascoltando e leggendo di alcune storie di Ministri Italiani con interessi in paesi extra UE, verrebbe da credere che si tratti di una iattura.

A ben guardare però, non tutti i cittadini europei hanno certe possibilità, mentre tutti i cittadini proprio grazie a moneta e mercato unici hanno più opportunità.

Ora, viaggiare è più facile e se questo può sembrare troppo ludico, come dimenticare che un’area economica senza confini consente di acquistare beni e servizi al prezzo più conveniente.

Per le imprese questo elemento è fondamentale così come, per chi fa credito (le vituperate Banche) poter contare su soggetti sani è la strada obbligata per non dover fare i conti con guai peggiori a cui invece si andrebbe inevitabilmente a sbattere in caso di uscita da questo mercato e da questa moneta.

Nel 1957, circa 60 anni fa, sei paesi Italia, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi firmavano i Trattati di Roma, che rappresentano l’atto istitutivo dell’Unione.

L’obiettivo principale, dall’inizio, era favorire la pace e la prosperità di un Continente dilaniato da anni di guerre, oggi, oltre a quell’obiettivo cardine, molti altri, come visto sono stati raggiunti.

Tuttavia c’è ancora molto da fare: immigrazione, incremento della cooperazione nella politica estera e di difesa, costruzione di un’Europa a più velocità, rispondere alle domande della nuova dimensione sociale a seguito dei processi di globalizzazione, costruire una nuova Unione economica e monetaria basata su finanze comuni e condivisione del debito, sono alcuni dei grandi temi su cui l’Europa saprà disegnare il proprio futuro solo a condizione di ritrovare, nel linguaggio della politica, lo spirito del 1957.

 

 

 

 

 

 

 

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.