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La scomposizione dell’area di centro-sinistra in Italia è in pieno svolgimento.

Le due date simboliche di un processo che aveva cominciato a prendere sostanza già dalla fine degli anni ’90 e si era andato materializzando con l’ennesimo sforzo di auto-consolidamento rappresentato dalla fondazione-nascita del PD del 2008 sono quel 4 Dicembre 2016 e il 4 Marzo 2018.

Due date che sono l’Alfa e l’Omega di un percorso politico entrato in rotta di collisione con il Paese prima ancora che con l’establishment che certamente non ha lesinato attacchi a tutto campo, spesso strumentali, surrettizi, capziosi e largamente demotivati.

La prima rappresenta la fine di un disegno, più ancora che un sogno, di rendere compiuta, appianata e modernizzata una Costituzione che non aveva mai sostanzialmente cambiato assetto nella sua parte dispositiva, nonostante i numerosi aggiustamenti che la rendevano una Costituzione Materiale molto rimaneggiata e largamente praticata.

Quella Riforma Costituzionale che ha impresso un’accelerazione parossistica ad un processo di delegittimazione di Matteo Renzi, più ancora che l’opposizione al disegno politico che lo rendeva protagonista di una volontà di riformare e modernizzare il Paese. Su basi liberal-democratiche.

Quel liberalismo-democratico largamente invocato a parole dai molti interpreti della cultura riformista di varia provenienza, financo quelli della sinistra doc.

Con la definitiva sconfitta elettorale del Marzo 2018 si è poi materializzato uno scenario che, se da una parte metteva all’angolo non solo Renzi, che si era reso protagonista e convinto interprete di quel disegno riformatore, dall’altra relegava il Partito Democratico ad un ruolo di testimone inutile ed inutilizzato negli scenari della politica politicata.

Proprio in virtù del risultato elettorale che nonostante un rinato sistema proporzionale, temuto prima, deprecato e osteggiato dai mètre à penser poi, alla fine ha generato quel mostro a due teste del Governo Penta-Leghista.

E adesso siamo ai cascami di un percorso davvero involuto e involutivo in cui c’è il rituale, ma del tutto scontato, ricorso al “rifondiamo il PD, ricompattiamo le file, non facciamoci del male, etc.” di un PD che non ha ancora fatto pace con sé stesso, che non si è dato nemmeno una linea convinta ma soprattutto convincente.

Che ancora una volta è tutto ripiegato su sé stesso, in un’eterna autoreferenzialità, ma che fatica a comunicare cosa vuole fare, come e chi vuole rappresentare in una società sempre più sminuzzata, sempre più “incattivita” e sfiduciata.

Una società impoverita sia dal punto di vista materiale ma ancor più dal punto di vista valoriale. In cui sarebbe necessario avere la forza e il coraggio di portare avanti idee e valori forti, chiari, netti: l’Europa come patria dei popoli e della cultura, una visione ambientalista che sappia coniugare la difesa dell’ecosistema con le scelte di uno sviluppo compatibile. E poi i diritti civili, l’immigrazione interpretata in chiave di risorsa e non di problema, con nettezza ma con fermezza, l’Istruzione come sistema di doveri prima ancora che di diritti, la valorizzazione e la rivitalizzazione delle Istituzioni, inclusa la Magistratura, sgombrate degli orpelli e delle caste.

Quello del PD è un percorso monco, che fatica a recuperare una credibilità e una rappresentatività che nel bene e poi nel male – il livello di sfiducia, di incomprensione, di rifiuto, di rigetto raggiunto da Renzi ha rappresentato certamente un ostacolo in più e una linea di demarcazione che così netta non era mai stata, anche in una società di guelfi e ghibellini come è nella storia politica italiana – ha aperto mille conflittualità fra il popolo degli elettori di centro-sinistra.

Conflittualità che permangono, non tanto prodotte da assunzioni ideologiche, che ormai sono sfumate e di molto in una società sempre più laicizzata e disincantata, ma generate da una mancanza di linee guida chiare, dalla assenza di una leadership dalla quale non si può prescindere in una sistema in cui la comunicazione ha elevato a mantra indiscusso la figura del leader.

Anche perché il sistema politico, il sistema dei partiti, anche quelli non padronali e/o leaderistici, non può prescindere da una figura forte che lo sappia rappresentare, che “ci metta la faccia”, che ne sostenga tutte le battaglie pubbliche e al giorno d’oggi sempre più mediatiche.

Perché gli stessi concetti tradizionalmente di “sinistra” vanno reinterpretati alla luce dei cambiamenti sociali. Vanno recuperati valori e idealità ma vanno ancor più temperati nella congerie delle tensioni generate da processi di globalizzazione inarrestabili e ancor più nella tempesta perfetta generata dalla rivoluzione informatica.

L’ultima rivoluzione “industriale” in cui gli scenari futuri preludono a sconvolgimenti nella catena di produzione del valore tali per cui nei prossimi 20 anni più del 60% dei lavori attuali probabilmente scompariranno. E saranno sostituiti da altri di cui ancora non si riescono ad immaginare le funzioni e i contorni.

Per non trascurare il problema dei problemi che dovrà ispirare tutte le scelte future: come l’umanità saprà e potrà convivere con la Madre Terra, in una situazione nella quale la pressione antropica si sta facendo sempre più pressante e pericolosa. Con tutte le implicazioni di carattere etico, morale filosofico prima ancora che economico.

E allora aspettiamoci che il processo di scomposizione generi altro, qualcosa di cui magari al momento non si intravvedono ancora i contorni. Ma che è latente perché se è vero che ci sarà una fase di attraversamento del deserto, non si può pensare che questa si concluda nello stesso modo in cui era cominciata.

Non fosse altro per la difficoltà e la fatica di trovare la traccia da percorrere nelle sabbie, di riuscire a mantenere un minimo di livello di idratazione delle idee.

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia) e ora presidente dell’Associazione VeneziaUnited il Supporters Trust dei tifosi arancioneroverdi.