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Non è solo il bel quadro di Carlo Carrà che accompagna questo articolo. E’, in questo preciso momento, una sensazione che si può declinare in due modi diversi che come comune denominatore hanno la politica.

Il primo, più generale, riguarda l’arrivo di un messaggio da parte di tutti i più acuti e profondi osservatori dello spirito dei tempi: gli scrittori, quelli italiani prima di tutto ma ben potrebbero unirsi naturalmente anche quelli di altri paesi europei.

In questo testo o in questa orazione mi piacerebbe poter ascoltare una riflessione profonda sull’imbarbarimento del contesto politico e sociale europeo.

Gli indagatori dell’animo umano, dei suoi più reconditi istinti, della sua natura criminale, delle sue passioni amorose o intellettuali, ben dovrebbero sentire l’obbligo di intervenire nella realtà odierna per lanciare un grande appello a favore dell’Europa.

Non si legga in modo provocatorio questo invito rivolto, solo per fare qualche nome, in modo non certo esaustivo a Gianrico Carofiglio, Roberto Saviano, Niccolò Ammaniti, Simonetta Agnello Hornby, Alessandro Piperno, Alessandro Baricco, Antonio Scurati, Eraldo Affinati, Dacia Maraini, Susanna Tamaro, Giovanni Montanaro, Paolo Cognetti, Maurizio Maggiani e tanti altri.

Lo si legga piuttosto come la richiesta di aiuto rivolta da chi sente la necessità di non disperdere il grande bagaglio di conquiste che l’appartenenza dell’Italia all’Europa ha prodotto a favore della pluralità di cittadini ma al contempo si sente smarrita davanti all’uso di parole accostate in modo becero contro un progetto che nasce e si sviluppa per difendere le minoranze dalla dittatura della maggioranza e per guardare al futuro con una prospettiva di contenuti e proposte.

Solo gli scrittori potrebbero individuare le parole e il loro senso per ridare respiro al progetto arenatosi da quando la forza del Consiglio Europeo ha saputo imporsi su quella della Commissione Europea.

Il richiamo della storia, delle suggestioni letterarie degli incroci di vite che attraversano i confini, potrebbero essere la chiave sapientemente utilizzata per riassaporare i profumi e gli odori di Ventotene e del suo Manifesto.

Il secondo, riguarda l’arrivo dei contenuti politici.

Basta con i tweet che potrebbero al più rappresentare la sintesi di un lavoro lungo e laborioso, sebbene a disposizione ci siano per il momento solo alcuni mesi prima delle Elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Contenuti significa comprendere che anche in Europa c’è ancora spazio per un messaggio più conservatore di cui forse Manfred Weber potrà essere il portavoce così da riaggregare forse anche una parte dei sedicenti nazionalisti (Orban, fino a prova contraria, è ancora nella galassia dei popolari europei) e per una visione più autenticamente progressista capace di aggregare i liberali, i socialisti e i verdi almeno in Europa non certo fino al punto di una fusione, ma quanto basta per riaprire la strada del processo di integrazione Europeo.

Questo processo, deve abbracciare vari temi che vanno dalla realizzazione di un sistema fiscale unico fino alla creazione di un sistema di difesa comune, tenendo presente che lo spazio per una distinzione tra conservatori e progressisti in Europa è ancora attuale.

Non è vero che questa distinzione è stata spazzata via dall’ondata populista che anzi, a giudicare da quanto accaduto recentemente in Polonia alle elezioni amministrative sembra non aver convinto soprattutto nelle città.

Dalle grandi città polacche infatti, arrivano risultati incoraggianti e forse non è un caso che il candidato sindaco Liberale Rafal Trzaskowski abbia vinto le elezioni a Varsavia.

Certo si tratta per il momento solo di un risultato amministrativo, tuttavia è incoraggiante perché dimostra l’assoluta incapacità delle ricette sovraniste di dare risposte concrete a problemi molto complessi.

Davanti al rischio per l’Europa di essere ingoiata dal contrasto globale tra Stati Uniti e Cina ci possono essere anche altre soluzioni che, in altri interventi potrà essere possibile approfondire, ma senz’altro l’unica cosa certa è che l’attesa, soprattutto dell’arrivo dei contenuti politici non potrà durare troppo a lungo pena il rischio di subire un nuovo ratto di Europa.

 

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.