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Chiaramente la Storia non è finita, a dispetto dell’affascinante teoria di Fukuyama, e non ha intenzione di fermarsi, almeno per il 2019, visto che essa stessa sta accadendo proprio adesso e molte democrazie sono sotto scacco.

Quanti sono i problemi che circondano l’Europa? Molti, moltissimi, a cominciare dal desiderio di autoritarismo che sembra serpeggiare nel mondo, dalla Cina alle Filippine, fino ad alcuni paesi dell’UE stessa e agli Stati Uniti.

Il primo problema è, quindi, quello della messa in stato d’accusa del modello democratico.

Gli altri problemi, almeno quelli più evidenti, vecchi o nuovi che siano sono: la distribuzione dei redditi visto che la frequente assenza di equità è aumentata quasi ovunque.

Altri ancora riguardano la politica fiscale, stante la pressante richiesta di una riduzione delle tasse con tutti i rischi che l’ascolto di simili istanze può comportare per i sistemi sociali interni agli stati.

Ancora, non va dimenticato il problema della mobilità dei capitali che continua ad essere minore della mobilità del lavoro così come non è semplice il processo di trasformazione del lavoro alla luce dell’impatto che le nuove tecnologie avranno nel mutamento di molti settori produttivi.

Si tratta delle questioni su cui maggiormente si concentra l’attenzione dei c.d. populisti i quali poi hanno trovato sulla questione migranti la maggior coesione, formulando l’uguaglianza tra il fenomeno migratorio e la perdita dell’identità nazionale.

E’ sulla base in primo luogo di quest’ultima questione che l’Unione Europea sta attraversando un momento di grande difficoltà.

In altre parole, la ragion d’essere dell’Unione Europea, cioè l’essere unione di minoranze, è andata in crisi a seguito dell’accentuarsi della forza degli Stati membri i quali hanno smesso di lavorare per costruire quel tipo di modello.

La Francia si è arenata e così i propositi di Macron per il consolidamento di una moneta unica ancorata ad un nuovo esercito comune; la Germania nel dare via libera alla politica estera europea, anzi francese, leggasi Libia e Siria, si è garantita l’aumento della sua capacità di presa sull’economia e così nel silenzio dell’Italia, il motore europeo con due pistoni si è addirittura trasformato in un sistema a due motori con due pistoni ciascuno. Così la macchina non è che non funzioni, non va proprio.

Se ci aggiungiamo poi che a breve, salvo le sorprese di cui parlavamo prima di Natale, la macchina rischia di perdere anche una ruota importante, la necessità di fare un vero tagliando nel corso di quest’anno sembra ineludibile.

A questo punto nello scacchiere globale, l’Unione Europea rischia di finire come una noce schiacciata viste le dimensioni delle forze in campo, e ancora una volta la storia che non è finita è, però, maestra. La scoperta dell’America dopo il Rinascimento italiano ha messo in crisi Roma, Firenze, Genova, Venezia e Milano, perché stante le forti divisioni, nessuna di queste città era capace di costruire caravelle in grado di solcare l’oceano.

Le caravelle si chiamano oggi Cina, USA, Russia, India, Amazon, Apple, Alibaba e nonostante il primato europeo nella produzione industriale, le divisioni interne impediscono all’Unione di esercitare il suo ruolo di moderatore, capace di evitare un altro grande insegnamento della storia ovvero l’effetto Tucidide, vale a dire il rischio che da una sfida di una potenza emergente a una potenza egemone, possano derivare gravi minacce alla stabilità e alla pace.

Alla luce di ciò, il ruolo dell’Europa è fondamentale per allentare le tensioni internazionali nella consapevolezza che rimanendo soli anche i più forti della squadra ovvero Francia e Germania sono delle piccole imbarcazioni davanti alle dimensioni dei transatlantici del mondo globale(izzato).

 

 

 

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.