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Detto che il “Decreto Sicurezza” è la summa di quanto di più deleterio ci sia nel populismo; che contiene in se elementi che rasentano l’incostituzionalità (se non ci finiscono dritti dritti dentro come sostiene il CSM); che applicarlo rischia di essere un pasticciaccio che, al confronto, quello raccontato da Gadda era un soufflè; che pure è stato firmato – come per’altro previsto dalla Costituzione – dal Presidente della Repubblica di cui tutto si può dire (e di Mattarella non si può non dire bene su tutto) tranne che sia uno sprovveduto…noi non siamo come voi.

Già. Non siamo come voi.

Non siamo come l’attuale ministro dell’Interno che, quand’era “solo” segretario della Lega, invitava i “suoi” sindaci alla disobbedienza civile in materia di diritti civili.

Non siamo come coloro che usano la Costituzione a giorni alterni ma anzi sappiamo quali sono i confini entro cui ognuno può e deve muoversi se davvero ama la carta su cui poggia il nostro vivere civile.

Non siamo come coloro che in campagna elettorale ti fregano promettendoti la chiusura dell’Ilva o lo stop alle trivellazioni ben sapendo che non è possibile.

Noi non siamo come coloro che difendono il crocefisso nelle scuole e nel contempo bloccano i porti a 49 poveri cristi che da settimane vagano per mare.

Noi non siamo come loro. E non lo dovrebbero essere nemmeno i tanti sindaci che, in questi giorni, dicono di non voler applicare le norme del decreto sicurezza relative ai flussi migratori. E dicendolo sbagliano.

Perché? Perché dovrebbero essere loro per primi a dare/darci finalmente una lezione di “buona” politica. E la politica è “buona” se rispetta le regole.

Facciamo un esempio? Nel mio comune da tempo oramai è stata avviata la raccolta differenziata dei rifiuti. Ora non so voi ma io la ritengo una cosa utilissima ma, diciamocelo, pure una grandissima rottura di zebedei. Specialmente per chi come me è un disordinato per eccellenza (ma, dicono, che chi è disordinato sia pure intelligente vorrai mica che sia io l’eccezione che non conferma la regola?). Sulle cose fondamentali è tutto chiaro: la plastica con la plastica; la carta con la carta etc.etc. . Ma è sui particolari che ti scivolo: la vaschetta in polistirolo che contiene gli alimenti va gettata insieme all’involucro di plastica che la avvolge? E i contenitori della pizza da asporto se sporchi dove vanno (a proposito: ma voi  contenitori della pizza da asporto puliti una volta portati a casa li avete mai visti?)? Ordunque: ipotizziamo che io, stanco di perdere ore a differenziare ciò che va differenziato, decida sic et simpliciter di non rispettare più questa norma. Diciamo che oppongo una fiera disobbedienza civile alla differenziata. Che mi succede? Minimo minimo se mi beccano una multa. E perché io devo obbedire ad una cosa che non mi piace e i sindaci invece no? Dicono sia per motivi etici. Ma non è una giustificazione valida.

Attenzione. Lo ripeto: a me il Decreto Sicurezza non piace. Per nulla. Mi sembra una ciofeca. Ma non è questo il punto.

Il punto è che, a causa di questo governo di populisti, chiunque ormai sembra aver il diritto di intervenire su tutto. Perché quando si parla di vaccini, di politica fiscale, di integrazione europea mica è poi tanto vero che uno vale uno. None! Uno vale mezzo uno se quell’uno ha studiato e il mezzo si abbevera di fake news.

Sbagliano i sindaci ad invocare una sorta di obiezione di coscienza al decreto. Sbagliano perché sanno benissimo di essere “costretti” ad attuarlo (a meno che non siano disposti ad essere denunciati per non averlo applicato) ma assumendo quella posizione, a loro modo, sono populisti quanto gli altri.

Sono contrari al decreto? Seguano le regole. Facciano ricorso. Chiedano un parere alla Corte Costituzionale. Si muovano lungo binari legittimi e democratici. Al limite, perché no?, si dimettano (nella storia del nostro Paese ci sono stati casi di politici che si sono dimessi o per non essere costretti ad attuare leggi che stridevano con la loro coscienza o per averle dovute promulgare anche se confliggevano con i loro sistemi valoriali). Cosi dimostreranno di non essere come loro.

Abbiamo bisogno di ricondurre il nostro Paese sui binari del rispetto istituzionale, delle regole che se ci sono vanno applicate. Anche quando non ci piacciono. Anche quando le consideriamo moralmente sbagliate.

Riusciremo a cacciarli via solo e soltanto se ci mostreremo radicalmente diversi da loro. Se alla loro incompetenza risponderemo con competenza. Se al loro linguaggio virulento, sapremo rispondere con la forza delle idee. Se alla loro idea di comunità – dove a vincere è il più forte –  noi opporremo una idea di comunità che è tale perché rispetta le regole.

Il vicesindaco di Trieste (quello che ha gettato nel cassonetto le povere cose di un senza tetto) è stato in un certo senso sconfitto non da chi ne ha chiesto le dimissioni ma da quegli 8 amici, veri eroi, che il giorno dopo, in silenzio, hanno portato vestiti, coperte e materasso là dove la sera prima tutto era accaduto.

E’ cosi e solo cosi che sconfiggeremo la deriva populista e razzista che sta pervadendo il nostro Paese.

E’ cosi e solo cosi: rispettando le regole, Anche quando ci fanno schifo. E cercando di mostrare che sono sbagliate. Perché davvero noi non dobbiamo essere come loro.

Vive da sempre nella terraferma veneziana. Per cinque anni è stato Vicesindaco (con delega alle politiche culturali e turistiche) del comune di Mira. Laureato (cum laude) in Lettere a Padova ha collaborato per oltre un decennio coi quotidiani del gruppo editoriale Finegil (La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso), con La Repubblica e con Gente Veneta. Attualmente fa parte del collettivo redazionale della rivista Esodo. Si occupa di gestione del personale e della sicurezza presso alcuni musei veneziani. Nel tempo libero ama la montagna e le immersioni subacquee.