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Disillusione, fallimento, sconforto soprattutto smarrimento e spaesamento. Sono queste le condizioni, più ancora che i sentimenti, in cui si trova una parte consistente del corpo sociale italiano ed europeo. Ciò che si agita nella politica non può essere il solo sintomo di queste condizioni, e altri sintomi si possono allargare all’economia e alle insicurezze sociali. Ma solo nel campo della politica ci sono poi i numeri  e i test per verificare la larghezza quantitativa di chi si sente profondamente a disagio e senza mezzi e opportunità per opporsi, per esempio profondamente a disagio con la marea montante del populis-fascis-sovranismo, nel nostro continente e in buona parte del mondo anche d’oltreoceano. Per inciso se in Italia sommo i numeri oggi accreditati all’alleanza gialloverde con i potenziali di altre destre arrivo al dato drammatico (ovvio da un certo nostro punto di vista ‘drammatico’) di almeno il 55% (almeno) dei consensi e che però sul corpo elettorale che ha diritto al voto si abbassa comunque al 40%. Quindi dire che il profondo disagio, unito all’impotenza che genera smarrimento, è vissuto dalla maggioranza del corpo sociale ( cioè il restante 60%) non è un’esagerazione. Soprattutto l’impotenza. Di una maggioranza effettiva, ma con tutte le armi spuntate.

Non era mai accaduto in termini così vistosi di avere le armi spuntate, soprattutto se poi si allarga la condizione, come già detto, all’ economia, alla società, persino alla vita cittadina in alcuni luoghi critici. Non era mai accaduto perchè c’è sempre stata nel passato o una contingenza economica positiva o un costrutto politico ideologico a fornire, nei momenti che ritenevamo critici, un antidoto, magari solo un’illusione, ma insomma qualcosa che, nonostante tutto, ci facesse stare bene con noi stessi e con la nostra vita privata e pubblica ( per esempio nei miei sedici anni stavo benone con il mio personalissimo sessantottismo condiviso da una netta minoranza dei cittadini e degli stessi giovani, ma a me pareva il contrario). Siccome voglio per indole vedere sempre il bicchiere metà pieno arrivo a dire che è forse meglio così, l’accorgerci dell’impotenza attuale intendo, perchè ci rendiamo conto in modo disincantato di una condizione. E soprattutto di come le nostre costruzioni valoriali, le nostre ‘visioni del mondo’ risultino inservibili. E di come lo siano da un pezzo probabilmente, forse fin anche dai tempi in cui orgogliosamente e pomposamente le credevamo servibili.

Questa prima pagina di LUMINOSI GIORNI in almeno due articoli ( Franco Vianello Moro e Federico Moro) affronta questa condizione dell’oggi da diverse angolature, ma lo fanno nell’humus di fondo anche gli altri articoli, volando alto nella tensione che si avverte e/o nel rigore espositivo. Vorrei che questa testata mantenesse sempre questa dimensione ‘alta’ perchè è, prima di tutto per noi, un buon modo per cercare un bandolo, un filo da ritrovare.

Uno che vola alto e non si fa condizionare dal presente e dal contingente è sicuramente un tipino che si chiama Alessandro Baricco. Lo fa con questo articolo apparso su Repubblica (https://www.7luglio.org/6090/e-ora-le-elite-si-mettano-in-gioco/), in cui ci spiega il meccanismo dei populismi antieuropeisti e della rivolta della gente contro le elite ( e contro il loro sistema valoriale, dico io, che prima definivo appunto inservibile, e mi riferivo anche a loro, alle elite, oltre che a noi che in qualche modo di quell’elite abbiamo fatto parte), invitando in conclusione le elite a reagire riproponendo in modo più credibile ( come però Baricco non ce lo dice) giustizia sociale e progresso. E a farlo nel bel mezzo della rivoluzione digitale che è, secondo lui, una straordinaria occasione per rimescolare le carte. Baricco stesso nell’articolo cita il suo ultimo libro, The Game (https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/the-game-alessandro-baricco-9788806235550/).

In questo libro la rivoluzione digitale, indiscussa protagonista, è una realtà straordinaria che in qualche modo risponde in positivo allo smarrimento di quella società liquida di cui è pur figlia e che Federico Moro nel suo articolo, citando ovviamente il padre di quell’idea Bauman , ci ha richiamato per sintetizzare la smarrita realtà contemporanea. E’ una realtà ma anche una metafora, the game, “il gioco”, il videogioco della rivoluzione digitale che ha nel movimento, nel moto perpetuo, nel movimento leggero la sua forza vitale. E Baricco ci dice, la sua forza vitale che abbatte tutti i muri e le cose solide del Novecento, tutti gli steccati, i confini e soprattutto ha bisogno di pace. Non di pace come nobile ideale, ma di pace come pura convenienza.

E io credo che lui ci veda lungo. Guai allora, concludo io, mettersi a fermare i sovranismi e i populismi con le armi di prima; i sovranismi sono rigurgiti, minacciosi e semplicistici della insicurezza attuale. La vera chance che può essere vincente è rimanere leggeri con una guerriglia che, con la stessa leggerezza di uno smartphone, non dà più riferimenti evitando di ricreare schieramenti, eserciti contro eserciti, perchè in campo aperto si perde. E leggerezza è forse magari valutare ogni cosa volta per volta saltando le appartenenze rigide; oppure, meglio, proponendo formule anche tradizionalmente partitiche in grado però di stabilire legami e nessi sulle cose e sulla loro valenza al di là degli schemi di appartenenza ideologica.

Tornando all’articolo di Baricco su Repubblica anche l’Europa di queste elite perdenti va, secondo lui, messa in castigo. E non per fare a meno delle elite, ma per dare loro un ruolo nuovo capace di dare risposte concrete ai barbari ai confini dell’impero e di prenderseli dentro; un pò, se si vuole, quello che Bruno Gerolimetto ci suggerisce nel suo articolo. Ma non c’è dubbio che non è di meno Europa che c’è bisogno, ma di più Europa.

Volutamente – lì volevo arrivare –  il gioco di parole, più Europa, richiama il nome del partito che sta nascendo e che a Milano a fine gennaio celebrerà il suo primo congresso con questo nome (+Europa). Emma Bonino sarà la garante. Senza troppi discorsi invito a videosentire uno dei suoi recenti interventi al Senato  (https://www.youtube.com/watch?v=CYtJQ_CWr5c). Il modo in cui in poche parole affronta la questione dei migranti ribalta l’accusa di buonismo che viene regolarmente messa in atto quando ci si oppone alla costruzione dei muri che respingono carne umana, un’accusa che forse alcuni ‘buonisti a senso unico’ alimentano sistematicamente, ma che non è certo il suo caso; Emma ci dimostra invece il pragmatismo, il realismo e la concretezza con cui un tema come questo si può affrontare unitamente alla ragione di una elementare solidarietà umana, che però non è l’elemento principale. Se +Europa nasce con questa leadership, capace di questa alta tensione e di questa concretezza, potrebbe allora essere qualcosa che anche qui da noi comincia a invertire il futuro. Vedremo.

 

Carlo Rubini (Venezia 1952) è docente di geografia a Venezia presso l’istituto superiore Algarotti. Pubblicista e scrittore di saggi geografici, ambientali e di cultura del territorio, è Direttore Responsabile anche della rivista Trimestrale Esodo.