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Possibile dimenticare quel 23 giugno 2016, davvero possibile pensare che l’inglese non divenga più una delle lingue dell’Unione Europea?

E’ davvero credibile che nel Regno Unito si possa tenere un secondo Referendum?

Ciò che senz’altro è vero è che per tenere un nuovo Referendum dovrebbero essere risolte prima almeno tre questioni preliminari.

Vediamole una alla volta.

La prima. Quando si dovrebbe/potrebbe tenere la seconda consultazione. Nel Regno Unito organizzare un voto di questo tipo non è questione di così facile immediatezza.

Infatti, il Parlamento dovrebbe varare una legge e la Commissione Elettorale dovrebbe passare al vaglio il quesito per verificarne la chiarezza e l’imparzialità.

In aggiunta, dovrebbero essere costituiti i Comitati elettorali con i rispettivi rappresentanti, in grado di consentire agli elettori di ascoltare e riflettere sulle tesi contrapposte.

Secondo alcune stime, perché un nuovo Referendum possa essere organizzato in tempi utili servirebbero almeno 22 settimane, il che porterebbe a individuare l’eventuale data non prima della seconda metà di giugno e quindi ben dopo il 29 marzo.

Anche se è vero che il Parlamento potrebbe decidere di adottare una procedura rapida per l’organizzazione del voto, ciò potrebbe minare le ragioni stesse per le quali è stata prevista una procedura articolata, ovvero garantire il più possibile la legittimità del risultato.

La seconda questione riguarda il quesito che gli elettori dovrebbero trovare sulla scheda elettorale.

Le ipotesi sono almeno tre: lasciare l’Unione senza accordo, lasciare l’Unione con un accordo, restare a far parte dell’Unione Europea.

Se così fosse, e quindi se le domande fossero davvero tre, si potrebbe persino porre il problema, di come fare per contare il risultato finale.

Ad esempio, non si potrebbe escludere nemmeno l’ipotesi che gli elettori debbano esprimere l’ordine di preferenza rispetto alle tre opzioni nel loro voto.

Così facendo poi bisognerebbe quindi verificare quale delle possibili tre opzioni ha ottenuto il sostegno maggiore.

La terza e ultima questione, riguarda le modalità con cui il nuovo referendum dovrebbe essere organizzato. L’elettorato, ad esempio potrebbe essere esteso ai ragazzi di 16-17 anni e ai cittadini europei residenti in Gran Bretagna esclusi nella precedente consultazione?

Certo, una decisione simile dovrebbe essere ben ponderata visto che se il risultato dovesse cambiare in virtù della modifica dell’estensione dell’elettorato, il risultato stesso potrebbe essere giudicato privo di legittimità.

Allo stesso tempo esiste in Gran Bretagna anche una consistente critica rispetto alle modalità e ad alcune delle regole che hanno disciplinato lo svolgimento del precedente referendum.

Ad essere contestate, ad esempio, sono state le modalità che hanno consentito al Governo di inviare volantini nelle case dei cittadini, alterando significativamente il dibattito e le regole sulla trasparenza.

Infine, rimanendo al titolo di questo intervento, posto che, in questo caso, organizzare un secondo referendum sembra quasi impossibile, ciò su cui certamente torneremo a interrogarci è, inoltre, se ciò sia anche giusto.

 

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.