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C’è chi propone di cominciare a stilare un profilo, meglio ancora un vero e proprio identikit, del candidato ideale per le prossime amministrative 2020.

Definiamo fin d’ora per semplicità e correttezza che con il termine “candidato” si definisce una persona di ambo i sessi; quindi al sostantivo “candidato” si applica qui il genere “neutro”.

Così nessuno si adombra e nessuno si sente escluso.

Può essere un gioco se lo si mantiene sui livelli del sesso, età, professione, orientamento gastronomico, sessuale, religioso o esperienze varie.

Da cui se ne potrebbe ricavare poco, troppo poco per capirne le reali qualità di amministratore, di politico a tutto tondo.

Perché tutto possiamo dire meno che amministrare la Città Metropolitana di Venezia – perché il Sindaco di Venezia assomma su di sé anche quell’altra responsabilità – non richieda anche una qualità politica di alto respiro.

E non perché qui spiri un’aria di superiorità o di elitarismo sopra le righe, ma semplicemente perché questa realtà, questo Territorio ha in sé una tale complessità e varietà di temi, di problemi, di opportunità e anche di criticità che solo una personalità di spessore può provare a fare sintesi e a dare un senso compiuto ad una strategia di lungo respiro.

La domanda, persino banale, rimanda a uno scontato “quale futuro per Venezia?”

Ma è davvero così scontato? Pensiamo che la sindacatura di Brugnaro abbia minimamente provato a dare una qualche risposta?

Con tutta obiettività e con nessun pregiudizio credo sia difficile formulare una risposta complessivamente positiva.

C’è da dire che il suo punto di forza – comunque contestato dall’opposizione di centrosinistra che, fin che ha amministrato, ha vissuto la stagione montiana del Patto di Stabilità – è stato quello di rimettere a posto i conti.

Che non sarebbe poco, anzi. Con qualche “aiutino” non proprio indifferente.

La tassa di soggiorno e il Patto per Venezia (a firma Renzi) che hanno portato nelle casse del Comune una quantità di denaro che era dai tempi della Legge Speciale (quando era finanziata) che non li si vedeva tutti assieme.

E adesso è arrivato un altro regalino, non proprio un piccolo pensiero: la tassa di sbarco.

Che potrebbe dimostrare la sua reale efficacia se la si utilizzasse per un controllo programmato dei flussi, prima ancora che come una nuova entrata straordinaria.

Il resto dei risultati finanziari viene da tagli profondi alla macchina comunale, ad alcuni servizi di supporto al disagio, alle municipalità. Poco altro.

Quella che è mancata è stata piuttosto una visione prospettica.

A meno che non si voglia considerare tale la spinta incondizionata (senza condizioni) allo sviluppo delle strutture turistiche, in primo luogo quelle di Mestre e dintorni.

Con tutte le conseguenze e con tutte le ricadute che ne derivano e ne deriveranno nel lungo periodo: questa sì una scelta strategica!

Per molti altri temi vitali per la città nel suo complesso, nella sua vasta e articolata composizione, molti annunci e pochi fatti concreti.

Vogliamo parlare dei tornelli? Invece che di programmare il turismo, si è puntato un po’ troppo a fare can-can mediatico. E però Il risultato per ora sembrerebbe essere stato una diminuzione degli arrivi (quelli soggiornanti) non certo quelli dei “day tripper”. (dati AVA)

Vogliamo parlare della residenzialità? Quali misure sono state prese o anche solo avviate per ridare un minimo di respiro alla perdita di abitanti? In cui l’unico saldo positivo in tutto il Comune è rappresentato, fortunatamente, dalla popolazione immigrata che decide di stabilirsi, avendone i requisiti di legge.

Si parla ora di iniziative di stanziamenti che sembrerebbero già effettuati per finanziare la residenzialità pubblica con affitti calmierati, di finanziamenti già effettuati per gli inadempienti negli affitti, di giro di vite, per quanto solo previsto, nei controlli ai requisiti tecnici e normativi per le affittanze per turisti. Di ben altro sforzo e di una più sostanziale capacità di programmazione sarebbe necessario disporre per provare ad invertire la tendenza dello svuotamento in particolare della Città Storica.

Problema che è rimasto nei cassetti delle molte Giunte che hanno preceduto l’attuale che comunque non mostra la necessaria attenzione e nemmeno una reale capacità di incisione.

Vogliamo parlare delle infrastrutture? Quanto alla portualità crocieristica che ha visto il Nostro passare da Contorta, Trezze e poi Vittorio Emanuele, si è manifestata una sostanziale difficoltà nel fare sistema con l’Autorità Portuale che su questo tema qualcosa da dire e da proporre non solo ce l’ha ma risponde anche alle sue prerogative.

Un balletto nel quale la Città non ha sputo fare squadra, ma ognuno per sé e Toninelli per tutti!

Vogliamo parlare dei servizi alla persona? Con il taglio alle spese destinate a combattere il disagio e a temperare le emergenze si è passati a guardare la trasformazione della piazza di Mestre in una vera e propria zona a rischio.

Il numero di morti per droga ha toccato punte che storicamente qui non si conoscevano e ha aperto il fronte alle bande africane. Represse, al momento, da interventi meritori della PS.

Degli impianti sportivi, cavallo di battaglia anche in campagna elettorale ne vogliamo parlare?

Tutto si rifà solo alla possibile, tutta ancora da verificare – soprattutto sul piano dei finanziamenti – avventura “Nuovo Stadio” a cui fa da contraltare la difesa del Palasport ai Pili che solleva evidenti problemi di conflitto di interessi. E la soluzione del blind trust non è certamente sufficiente a sciogliere il nodo di tale conflitto.

Dopo di che la domanda sorge spontanea: di fronte a questo panorama complessivamente deficitario c’è qualche valida alternativa da metter in campo?

Prima di tutto programmatica e in secondo luogo con quale profilo.

Le batoste elettorali si sono susseguite senza soluzione di continuità: risalire la china, riconquistare la fiducia dell’elettorato, rinsaldare un quadro di alleanze e di condivisione programmatica sarà la vera scommessa per un CentroSinistra che volesse provare a competere e a contrastare un Brugnaro bis.

E’ una bella sfida da affrontare perché indubbiamente Brugnaro, nonostante tutto, nonostante non goda più di tutto quel favore che ha contraddistinto la sua discesa in campo, è ancora il candidato forte a cui il CentroSinistra dovrebbe saper contrapporre una valida alternativa.

Perché il gioco si farà duro e la battaglia sarà ad arrivare secondi sperando che Gigio non sfondi il 50% al primo turno.

Perché allora i giochi si potrebbero riaprire e un “Venetian Candidate” potrebbe giocarsi le carte in modo intelligente, imitando il più famoso personaggio del fortunato film “The Manciurian Candidate”

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia) e ora presidente dell’Associazione VeneziaUnited il Supporters Trust dei tifosi arancioneroverdi.