By

L’amico Franco Vianello Moro pone sul piatto il tema del candidato PD alle prossime Amministrative, in programma il prossimo anno con l’articolo “Il profilo – The Venetian candidate”. L’articolo di Franco è interessante perché offre spunti per aprire una riflessione su quello che ci aspetta. Suscitare spunti di riflessione problematica è l’ambizione di questa testata e dunque mi permetto di riallacciarmi a Franco per tentare qualche ragionamento (e mi perdonerà l’interessato se quello che scrivo non gli piacerà punto).

Una cosa balza all’occhio: la sintesi dell’intero intervento di Franco potrebbe essere Brugnaro non può andare bene come Sindaco e quindi troviamo un candidato che possa contestargli la vittoria.  A dispetto del titolo non c’è però il tentativo di tracciare un profilo del candidato di centrosinistra e Brugnaro, anziché una premessa a cui dedicare poche righe, costituisce la parte più corposa ed articolata del pezzo. Ora, non  è che in un ipotetico dibattito interno al PD si darebbe grande spazio al fatto che Salvini o Di Maio non vanno bene come premier…  lo si darebbe per scontato. Invece Franco, direi freudianamente, concentra quasi tutta la sua attenzione sul nostro Gigio. Così implicitamente rivelando (pur escludendolo categoricamente) che l’attuale Sindaco è una delle teoriche sponde in campo per il PD (almeno in ottica negoziale). Ora, Franco è una testa pensante, un rappresentante storico e autorevole del mondo di centrosinistra cittadino, non un leone da tastiera qualsiasi, quindi questo suo sentire è particolarmente significativo. Ma ci torneremo su.

Franco Vianello Moro

Franco Vianello Moro

Detto per inciso, non sono d’accordo con quasi nessuna delle considerazioni avverse a Brugnaro di Franco, la più parte delle quali a mio parere inconsistenti, ma diamo come ipotesi di partenza che il PD è alternativo, tout court, al patròn della Reyer. Bene. And now? Perché a me pare che il problema non sia tanto trovare il profilo del suo oppositore (beninteso: c’è anche quello, ma non è il primo punto) quanto definire: per fare cosa? Per andare dove? E qui mi pare che il PD abbia non solo lo spazio ma il dovere di dire la sua. Oggi in campo a Venezia  è possibile solo la contrapposizione tra due fronti ben visibili che sono già delineati con nettezza, tertium non datur: tra una visione di città proiettata al futuro e una tipo how green was my valley, ripiegata su sé stessa, avversa a tutto, che sogna un impossibile rifiorire di artigiani e calafati (con quale clientela dovrebbero sopravvivere non si sa), che vagheggia comuni separati, ostile a qualsiasi innovazione urbana perché emana tanfo di interessi rapaci, che si balocca tra microcomitati e l’UNESCO, che a parlare di riqualificazione di Marghera pensa ai grattacieli di Dubai e gli viene l’orticaria, che lo stadio nuovo no, che il palasport non serve, che il Porto e l’aeroporto inquinano.. insomma coloro che cerco di rappresentare nell’articolo Quelli che http://www.luminosigiorni.it/2019/02/quelli-che/.. Appunto.

Questa è la realtà che abbiamo. E il PD deve decidere finalmente da che parte stare, quale ruolo avere in commedia (oggi li recita un po’ entrambi tramite esponenti diversi). Può scegliere di tentare di mettersi alla testa dei sognatori di how green was my valley tuttora alla ricerca di un aggregatore oppure.. Oppure può proporre una visione fatta di: una città unita e con una visione unitaria, efficiente nella sua burocrazia e organizzazione, dinamica, attrattiva, sicura e vivibile, crocevia di connessioni, che sappia cavalcare la trasformazione digitale, che recuperi residenzialità (anche in Centro Storico) attraendo residenti con la creazione di lavoro (ovviamente non necessariamente nella città storica ma entro un raggio di pendolarità), che combatta le degenerazioni del turismo tenendo presente che comunque è una risorsa da cui non si può prescindere, che persegua il rilancio di Marghera in ottica green economy e la valorizzazione del waterfront e infine che dialoghi proficuamente con gli altri soggetti che hanno un ruolo sul territorio, Regione, Porto, Aeroporto, Governo ecc. (il contrario dell’Amministrazione Orsoni per intenderci).

Ebbene, piaccia o non piaccia, se questa seconda opzione sarà quella che prevarrà (come evidentemente io spero) allora Brugnaro oggettivamente sta dalla stessa parte e sarà inevitabilmente prima un competitore diretto ma poi addirittura un potenziale alleato e non il male assoluto come Franco lo dipinge. E poco importa che lui voglia costruire il palasport ai Pili e non in maorsega sua, poco importa che Brugnaro proponga la piastra ponte tra Mestre e Marghera e che il PD abbia altre idee, l’importante è che si sia d’accordo sugli obiettivi di fondo: sul fare il palasport, sul superare la ferita dell’attraversamento ferroviario… si potrebbe continuare.

Ora, Brugnaro è per natura divisivo e ci sono cittadini che non lo voterebbero mai; per spirito di appartenenza alla sinistra, perché è maleducato, perché è alleato con la destra, perché c’è il conflitto di interessi e chissà che altro. Ma sono tutti soggetti che, quanto a idea di città, sono molto più vicini a Brugnaro che a quelli che… Il ruolo che auspico per il PD è proprio quello di dare voce e rappresentanza a quei cittadini.

Poi, chi ha più filo da tessere… non è detto che basti per riconquistare il Comune (non è neppure escluso però) ma può bastare a condizionare in senso costruttivo l’eventuale Brugnaro 2 e certamente a scongiurare il rischio dell’affermazione di una Santa Alleanza luddista/separatista/isolazionista che sarebbe esiziale per questa città.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.