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Lo so, sono noioso. Lo so, divento monotematico. Ma io sono fatto così: quando credo in qualcosa, mi ci tuffo. Difendo le mie idee con tutto me stesso. Se la sfida appare ancora più ardua, mi ci impegno ancora di più.

Io alle primarie del 3 marzo non intendevo partecipare. Lo dico con tristezza, quasi vergogna. Il clima da “chiudiamo una brutta parentesi degli ultimi sei anni”, come se fosse da derubricare a un insulto alla nostra storia la stagione di più vivace e frizzante riformismo che l’Italia abbia vissuto negli ultimi decenni, non mi piaceva.

Finché un caro amico, un uomo che ho sempre riconosciuto come un faro nel mio modesto agire politico, uno che dice quello che pensa e che fa quello che dice, non ha lanciato una delle sue meravigliose follie: ha deciso a meno di 24 ore dal termine di presentare la propria candidatura a Segretario del PD, insieme alla bravissima (la sto imparando a conoscere e davvero se lo merita) Anna Ascani. L’ho mandato a quel paese (conservo i messaggi Whatsapp!), gli ho dato una mano a raccogliere le firme. Le ha raccolte. Mi ha chiamato a Natale (ero oltreoceano, li mortacci..) “Vero che il Veneto me lo copri tu?”. Non l’avessi mai fatto, gli ho detto di sì. Da allora ho corso come un treno, ho conosciuto persone fantastiche, in tutte le province della nostra regione. Ho iniziato a lavorare di notte e a scordarmi riposo e vita sociale.

Ebbene, lo rifarei.

Perché per me Roberto Giachetti, Bobo, è il senso profondo del perché ho sempre fatto politica. In modo disinteressato. Mi piace chi condisce la logica e il rigore con un pizzico di sana follia. “Come non c’è stoltezza maggiore di una saggezza inopportuna, così non c’è maggiore imprudenza di una prudenza distruttrice”.

Ho sostenuto Matteo Renzi nel 2012, quando sostenerlo a Venezia equivaleva ad essere additati come “sfasciacarrozze”, quasi come mostri bicefali che volevano distruggere la pace e la serenità in cui prima tutto andava a gonfie vele (come no!). Ho coordinato la campagna ad un altro matto, il mio amico Jacopo Molina, a Sindaco di Venezia, cui sarò sempre grato per avermi insegnato a tenere la schiena dritta nei momenti difficili. Ho sostenuto il lavoro di governo e di riforme dei governi Renzi e Gentiloni. Si poteva fare di più, si poteva fare meglio, certo. Ma molto si è fatto, e bene. Ora siamo all’opposizione di un Governo nazionalpopulista i danni delle cui azioni a breve saranno percepiti, eccome. Ma sapremo essere credibili come alternativa quando la luna di miele volgerà al termine?

Non posso che condividere ogni virgola della riflessione di Davide Meggiato “In direzione ostinata e contraria”. Davide ha centrato i punti critici. Cui ne aggiungo uno, cruciale: la credibilità di Roberto Giachetti. L’unico che si è opposto ai continui rinvii del congresso. Andava fatto mesi fa, punto. Anziché logorarci in faide interne, bisognava fare la scelta più alta della linea politica, decidere se, come e da che basi ripartire, per poi organizzare l’opposizione, non solo nelle aule parlamentari ma soprattutto nel Paese.

Per questo, mi vergogno a dire che, non ci fosse stato Giachetti, non avrei votato alle primarie, strumento bellissimo di allargamento della base e che intendo difendere fino allo stremo. Ma è questa la verità, sarei rimasto a casa. E allora, non posso che ringraziare Roberto per avermi ridato voglia di crederci, voglia di impegnarmi, per avermi permesso di conoscere tantissime persone splendide in tutto il Veneto e non solo. Coordinarle e cercare di aiutarle è stata un’esperienza fantastica. Con loro stiamo provando a convincere gli elettori a venire alle primarie domenica. Con una buona affluenza, possono esserci sorprese. Noi ci crediamo.

Ma al di sopra di tutto, grazie, Bobo. Sei il mio matto preferito.

Veneziano, classe ’91. Produttore cinematografico, laureato in Economia e Finanza e in Management, con un Master in Progettazione Europea.