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È finito il Paese dei balocchi.

Sui giornali di Giovedì 11 Aprile, la prima notizia che titolava in prima pagina era relativa al Consiglio dei Ministri della sera precedente. Un Consiglio in cui si è approvato il DEF (documento di economia e finanza), tanto atteso quanto inconsistente. I nodi arrivano sempre al pettine e l’economia è la cartina tornasole di tutti i problemi che affliggono il Paese. False promesse di rimborsare i risparmiatori truffati, flat tax dove tutti pagano uguale ma in realtà i più deboli economicamente pagano molto di più, reddito di cittadinanza che corrisponde a una elargizione a pioggia di soldi dei contribuenti, quota cento che a fronte di 119000 domande dovrebbe creare altrettanti posti di lavoro (dubito perché il mercato del lavoro non funziona così), il debito della città di Roma che passa allo Stato, il debito pubblico che galoppa verso una crescita costante invece che diminuire e molto altro che renderebbe la lista infinita.

E questo mi ricorda una serata in tv svoltasi lo scorso Dicembre quando doveva essere approvata la legge di bilancio.

Era una delle tante tribune politiche a cui ho preso parte ed era presente un esponente della maggioranza, che elogiava i nuovi provvedimenti, rassicurando il pubblico riguardo una crescita che sarebbe giunta in breve tempo, di tasse che sarebbero diminuite, che tutti saremmo stati meglio e molte altre “buone intenzioni”. Il tutto quasi fosse un deus ex machina. Alle mie osservazioni sull’impossibilità di tali eventi, mi veniva ribattuto che presto, coi decreti attuativi della stessa manovra, avremmo toccato con mano un nuovo boom economico. Un po’ come il Ministro Di Maio, davanti a Confindustria, quando professò che le autostrade digitali sarebbero state il nuovo boom economico per l’Italia.

Ebbene ora ci si scontra con la cruda realtà.

Come far fronte a questo disastro? l’unica soluzione possibile è un aumento dell’iva al 26% (le famose clausole di salvaguardia) alla quale si aggiungeranno pesanti imposte sempre a carico delle famiglie (pensiamo alle famose accise sui carburanti). Ed infatti, nemmeno tempo una settimana dal varo del DEF  che, nella relazione del Ministro dell’economia Tria davanti alla commissione bilancio della Camera, emerge la necessità di aumenti della pressione fiscale per il biennio 2020 – 2021[1]. Un carico fiscale che sarà pesante e graverà principalmente sul ceto medio – povero, illuso effimeramente da reddito di cittadinanza e quota cento, utilizzati nuovamente come mantra in questi giorni di campagna elettorale per le Europee. Eppure questo spartito lo avevamo già ascoltato poco più di un anno fa senza però vedere alcun risultato concreto nei mesi a seguire. Ben presto poi, se come si è fatto fino ad ora, a misure per la crescita si inseriscono provvedimenti che di crescita non ne creano, si giunge alla recessione. Ed è bastato solo un anno (Marzo 2018 – Marzo 2019) per passare da un PIL all’1.5% ad uno pari a 0. Numeri e stime parlano chiaro e sono sempre più al ribasso. Così si sono cercate le giustificazioni più disparate incolpando la congiuntura internazionale, l’Europa, le agenzie di rating e i complotti, soprattutto i complotti.

Tutto perché non si vuole ammettere una enorme incompetenza della squadra di Governo (salvo il Ministro Tria che ancora riesce a frenare lo “spendi e spandi”) che costerà, oltre che migliaia di miliardi di euro, anni di ulteriori sacrifici alle famiglie italiane, gravando per l’ennesima volta sia sui giovani che sulle generazioni a venire.

Nessuno o quasi ha preferito ricevere un po’ meno nel breve periodo per avere un beneficio sul lungo, nessuno o quasi ha voluto investire sul futuro dei propri figli. Ancora una volta si è saltato a “pie pari” il vero problema che affligge il Paese, la necessità di riformulare il patto sociale che sta alla base della nostra società, col fine di ridistribuire equamente la ricchezza. Un Paese oramai fermo, in cui si sono bloccati i cantieri (pensiamo alla TAV, per non parlare del TAP che grazie a Dio non sono riusciti a fermare) per poi riparare all’errore professando un decreto sblocca cantieri mai arrivato. Incentivi industriali su rinnovo dell’impresa, diminuzione delle tasse nelle assunzioni, ricerca e sviluppo portati a zero.

Ma non solo. Sono sotto gli occhi di tutti i tagli della sicurezza sul posto di lavoro (diminuzione INAL del 30%) in un Paese in cui la media è di 3 morti al giorno, tutto a spese della vita dei lavoratori e del contribuente. Senza contare i tagli al sociale col bonus babysitter per le famiglie, il blocco delle assunzioni nella PA, il richiamo in servizio di medici in pensione per coprire i buchi negli ospedali.

Questa non è l’Italia che sogno, ma di certo la voglio cambiare. Questo non è un Paese di populisti ma di persone che hanno bisogno di risposte concrete e vere al loro stato di precarietà economica. Poi però al Governo ci sono degli incompetenti che sfruttano le debolezze dei meno abbienti per i propri interessi politici e personali. Se la pacchia non è ancora finita sta finendo.

Ora più che mai percorrere un’altra strada è l’unica soluzione a danni irreparabili.

 

[1] Fonte: Il Sole 24 Ore di Mercoledì 17/04/19, Titolo:  “Tria: aumento IVA confermato nel 2020 in attesa di alternative”