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Leggevo giorni fa sul Corriere della Sera i dati di un sondaggio condotto da Nando Pagnoncelli circa la valutazione degli italiani sulle questioni riguardanti l’Europa, l’Euro, le sanzioni possibili da parte di Bruxelles.

Mi ha colpito particolarmente un dato: più della metà degli intervistati addosserebbe ai governi precedenti a questo, quindi ai governi di centro sinistra e prima ancora istituzionali, la responsabilità della situazione economica deficitaria italiana, per cui appunto senza correttivi la UE sanzionerebbe.  Solo il venticinque per cento pensa il contrario, con i restanti che non rispondono e che di norma si spalmano proporzionalmente tra le altre due risposte. Di fatto la pensa così due terzi dell’elettorato cioè esattamente la somma dei partiti governativi più Forza Italia e Fratelli d’Italia. Come è ben noto invece è accaduto il contrario. Con gli ultimi governi di centro sinistra l’Italia aveva conosciuto una piccola ma incoraggiante crescita economica mentre le sanzioni sono frutto almeno in parte anche delle scelte di questo governo per finanziare proposte demagogiche e persino inique, in un quadro di crescita quasi 0.

Cito questo sondaggio e queste risposte solo per porre all’attenzione dei lettori di come ci sia un’irrazionalità profonda nei giudizi, chiamiamoli, politici della gente se di ‘politici’ si tratta. Non c’è consequenzialità nelle scelte in cabina elettorale e nei giudizi conseguenti come in questo caso. Su un versante politico si vota e si giudica per partito preso e quasi sempre si vota ‘contro’ e si giudica ‘contro’ ( vedremo poi che vale per tutti)

E’ scoraggiante. Prendere atto di questo dato significa che non c’è ragionamento che tenga.

Si possono fare infinite disquisizioni sulla necessità di una buona comunicazione, ma se i presupposti sono questi si dovrebbe concludere che non c’è partita. Anche il semplice buon senso è marginale, figuriamoci l’andare a prendere valori complessi che implicano una certa maturità culturale.

Sull’immigrazione è infatti la stessa cosa. Il senso di accerchiamento da parte di masse di immigrati dedite a reati di ogni tipo è smentito dai dati sui reati, sempre in progressivo seppur lento calo prima di tutto, poi sul numero di regolari e clandestini e su come i primi vadano ad esercitare una fondamentale risorsa di produzione del PIL e su come il voler fermare i secondi con prove di forze equivalga a cercare di svuotare il mare con un secchio. Perché comunque arrivano e se li fermi prima del bagnasciuga arrivano via terra, al di là della propaganda governativa sul calo assoluto attraverso i blocchi. Non è questione di maggiore o minore solidarietà e accoglienza ma semplice realismo pragmatico. Con tutto ciò il sentimento della gente che vota non considera, non vuole considerare queste cose, non le vede e non le vuol vedere, perché ha deciso già ‘prima’: prova profondo fastidio a prescindere per questa gente, non vera ‘paura’, che è l’alibi propagandistico, e comunque pochi o molti non li vuole e tanto basta.

“Non c’è peggior sordo…eccetera” questo è il fatto. Ci capita anche nella quotidianità di discutere in famiglia, sul lavoro e situazioni di impotenza del tutto simili capitano continuamente. Ecco spostandoci sul piano sociale generale e il meccanismo si ripete.

In queste condizioni le nostre armi per incidere sparano continuamente a salve mentre dall’altra parte si spara davvero e soprattutto con i numeri di maggioranze ampie e granitiche.

Il ceto medio riflessivo portatore di riflessione, appunto, sulla complessità, portatore di cultura articolata e di scelte ponderate è inconsapevolmente il bersaglio sociale proprio perché riflessivo. La massa intuisce di non ragionare e di procedere d’istinto e vuole schivare il terreno del confronto razionale perché è l’unico in cui può soccombere. Preferisce l’invettiva e il sarcasmo di massa, nei social network soprattutto ma non solo. E’ una forma di bullismo sociale e politico di chi sa di essere ‘branco’, fatto di tanti. Un pò come è accaduto a Venezia negli ultimi mesi, in trenta contro uno, anche se adolescenti, si spacca la schiena, facendolo probabilmente finire i suoi giorni in carrozzella, ad una normale e mite persona che se ne torna a casa da una serata con amici, reo appunto di essere mite e magari razionale e riflessivo.

La domanda di fondo di fronte a tutto ciò dovrebbe essere non “che fare?” ma “come fare?”.

Intanto togliendo le controparti dalla massa del dibattito mediatico generalizzato e prendendoli uno a uno nel proprio privato dove la contesa torna ad essere quantomeno ad armi pari ( il bullo da solo diventa a volte un agnellino). Ogni giorno con santa pazienza nella filiera dei parenti e dei conoscenti, a casa o sul lavoro, la si può provare a buttare sul ragionamento. E’ pur vero che, come già detto, i sordi che non voglion sentire li si trova anche nel proprio privato sociale, ma non è per tutti così. Tra i portatori del verbo viscerale e populista ci sono anche quelli che nella quotidianità sono delle cosiddette “brave persone”. Con queste un sano pragmatismo e bandoli di razionalità possono incidere.

Infine per il “come fare” bisognerebbe, per sperare di essere credibili, non incorrere in un atteggiamento viscerale uguale e contrario in cui le posizioni e le manifestazioni delle proprie convinzioni sono ben poco riflessive, ma altrettanto umorali, sentimentali, di principio e per partito preso. L’esempio più facile è il fronte del NO A TUTTO in campo ambientale. In questo caso i sordi sono quelli che non vogliono sentir ragioni su qualsiasi opera venga proposta prefigurando sempre malaffare e corruzione, sempre. La ‘decrescita felice’ è questo sentimento difensivo applicato a tutto senza eccezioni e chi eccepisce è un nemico giurato. Fotocopia dell’atteggiamento populista di cui sopra e per altro rappresentato anche nel nostro attuale governo.

Ma umorale, sentimentale e senza analisi ponderata e riflessiva è anche una certa reazione di minoranza indignata che crede che con il lamento e l’invettiva di opporsi al neo populismo di casa nostra. Sento continuamente analisi di questo tipo: “Salvini è cattivo, ha il cuore duro” (sic). Frase, sentita e risentita, e non esagero, esattamente così come l’ho scritta, che implicitamente prevede che chi lo afferma è buono e ha il cuore tenero, cosa che peraltro non è mai stata vera al 100% neppure per San Francesco e forse neppure per Gesù, che un pò duretto qualche volta è stato. Il che sposta subito il confronto alla inutile disputa tra “buonismo e cattivismo” dove il buonismo, diventato una delle accuse classiche della maggioranza populista, è stato tuttavia inventato per contrario proprio dal ‘cattivismo’ emanato da analisi così sommarie e del tutto sterili, come al liceo i ‘buoni’ parteggiavano per Ettore e i ‘cattivi’ per Achille, altra sterile disputa da adolescenti. Di fatto si è consegnato su un piatto d’argento un’arma dialettica, si fa per dire, viscerale in più. D’altra parte il ‘sociologismo’ giustificatorio e assolutorio di qualsiasi deviazione sociale è un bagaglio viscerale di cui la sinistra ideologica non si è mai liberata. Si sente dire anche “Salvini ci riporta il fascismo” e questa è l’espressione massima dell’irrazionale soprattutto quando chi la dice non sa poi rispondere alla domanda: “ma come ci riporterebbe al fascismo, con un colpo di Stato?”. Altro argomento che ci fa prendere in giro dagli altri se formulato così con frase fatta e ricordo che negli stessi termini lo si era attribuito, il fascismo intendo, a Craxi e persino a Renzi.

Ma anche sul piano dell’etica la battaglia è persa.

Il principio etico ce lo dobbiamo tenere stretto per noi, sia ben chiaro, ma contrapporlo ai nostri possibili interlocutori è tempo perso, perché chiunque si incazza subito e ribalta il tavolo se si sente dare dell’immorale anche se lo è, pur non sapendo di esserlo.

Per cui il solidarismo non attacca. Milioni di cattolici leghisti ascoltano ogni settimana le esortazioni del Papa e anche del proprio parroco ad “aprire il proprio cuore e ad accogliere i fratelli”, poi escono di Chiesa vanno al bar di fronte a prendere l’aperitivo e vomitano oscenità su Rom, omosessuali e clandestini, su immigrati tutti spacciatori e assassini, con una maggior acredine soprattutto per i Rumeni (mai capito perché proprio loro). Magari se si sposta il ragionamento sul piano pragmatico utilitaristico e della convenienza, presi uno ad uno, qualche risultato in più si può ottenere. Così facendo sembriamo anche noi più cinici, è vero, perché l’utilitarismo è spesso scambiato per cinismo, ma forse l’immorale inconsapevole che si cela dietro al nostro interlocutore vien fuori e comincia a farsi quattro conti.

E a concludere che vivere in una società accogliente e pacificata semplicemente conviene.

 

Carlo Rubini (Venezia 1952) è docente di geografia a Venezia presso l’istituto superiore Algarotti. Pubblicista e scrittore di saggi geografici, ambientali e di cultura del territorio, è Direttore Responsabile anche della rivista Trimestrale Esodo.