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Mi sono imbattuto in questo articolo di tale Manrico Macilenti (che non conosco) https://www.manrico.social/politica/item/1108-come-e-nato-tutto-questo-odio-verso-renzi-il-malaussene-italiano.html?fbclid=IwAR35qD6cN8hKWmJPb7r1os7hXZwrhrNV_XB9YAqLPRXYHZPByDx2oDf_RR0 che offre spunti su cui vale la pena di riflettere. Il pezzo si pone retoricamente la domanda su come sia stato possibile che in brevissimo tempo la stella politica di Renzi, che a un certo momento sembrava avere in mano il Paese, sia tramontata fino a confinarlo nell’irrilevanza.

L’articolo è lungo (troppo) e indugia eccessivamente sulla figura di Renzi e sul destino cinico e baro che gli è stato riservato. La sostanza dell’argomentazione però merita qualche riflessione, indipendentemente dalla figura dell’uomo di Rignano e della simpatia o antipatia che suscita negli interlocutori. Peraltro, proprio dall’antipatia si deve partire con la riflessione politica.

Sussiste una diffusa narrazione delle recenti vicende che in sostanza attribuisce il rapido declino di Renzi alla sua arroganza, al suo essere smargiasso, alla tendenza al facile dileggio (indimenticato il “Fassina chi?”), culminati, in ultimo, nel fatale errore di personalizzare su di sé la consultazione sulla Riforma Costituzionale.

C’è indubbiamente una parte di vero, dovuta peraltro al fatto che Renzi attua una modalità comunicativa molto fiorentina, come mi faceva notare un amico conterraneo di Renzi, in cui la provocazione, il punzecchiare è un modo di interlocuzione normale e quindi (tra fiorentini) accettato come parte delle regole del gioco, mentre non è così per la maggior parte degli italiani. Ma non è solo questo.

Sicuramente ha giocato un ruolo la inveterata (vedasi per approfondimenti http://www.luminosigiorni.it/2017/12/il-fantasma-del-leader/) maledizione della sinistra  post PCI per cui la massima forma di leadership tollerata è quella di un amministratore delegato, che distribuisca deleghe tra i maggiorenti, ma non un Capo vero. Da qui il fuoco amico che ha subito Renzi, culminato nella scissione dei liberi e uguali.

Ridicolo ossimoro che la dice lunga

Ridicolo ossimoro che la dice lunga

Ma c’è dell’altro ancora. Oltre alla presunta antipatia di Renzi. Oltre alla zavorra dell’essere un leader di un partito il cui sport preferito è il leadericidio. Il peccato mortale di Renzi è stato quello di essere (o perlomeno sembrare) davvero riformista. Apprezzabili o meno che fossero le molte riforme fatte e/o messe in cantiere, il Governo Renzi si è contraddistinto per un afflato riformista che non guardava in faccia a nessuno. Il canone RAI pagato da tutti tramite la bolletta elettrica, il tetto agli stipendi dei dirigenti statali, la riduzione delle ferie ai magistrati.. Quel “ce ne faremo una ragione”, a commento di una bocciatura da parte CGIL del piano di misure per il lavoro, così poco politically correct, ha infranto una sacralità, una rottura plastica degli schemi e dei rituali che l’establishment di questo Paese ha creato e perpetuato. Renzi insomma appariva come uno che davvero voleva cambiare le cose e pareva avere la forza e la determinazione per riuscirci. E allora nel paese del Gattopardo è scattato l’allarme rosso. Allora Ferruccio De Bortoli improvvisamente si scopre ipercritico con Renzi, gli insigni costituzionalisti in occasione del referendum per la riforma Boschi gigioneggiano in televisione sull’attacco alla democrazia (dove sono, ora, questi strenui difensori della democrazia?). Perfino Monti, si esprimeva contro la Riforma Costituzionale perché non era d’accordo sugli 80 € (il che, con la Riforma non c’entra un tubo). Vai con gli attacchi livorosi, ossessivi, pregiudiziali di Travaglio, ai dileggi di Crozza (che tanto lui fa satira), al lisciare il pelo alla furia giacobina dei cinquestelle. E la caccia allo scandalo. Banca Etruria? Colpa di Renzi, perché c’è di mezzo il padre della Boschi, caso CONSIP? Un capitano dei carabinieri eccessivamente solerte falsifica le intercettazioni per mettere di mezzo Renzi padre. E naturalmente, il partito che pilatescamente fa finta di non vedere.

buoni questi.. © Modern Money Thoery Italia

buoni questi..
© Modern Money Theory Italia

Mi si potrà obiettare: antipatico per antipatico, anche Salvini, che pure va con il vento in poppa, è uno stronzo. Vero. Anche Salvini dice di voler rivoltare come un calzino questo Paese. Falso. La differenza sta proprio su questo: l’inanità di questo Governo, e non solo dei cinquestelle, non costituisce affatto una minaccia per i Gattopardi d’Italia. Questi sciagurati al governo non hanno affatto in animo di cambiare le cose, vogliono anzi perpetrare i peggiori vizi: spese in deficit, assistenzialismo elettorale, condoni fiscali a vade e vegna.. questi qui non sono il nuovo, sono il vecchio più deleterio.

E sia chiaro: quello di Salvini non è per nulla riformismo. Non lo è, comprensibilmente, nei temi più tipici della sinistra (in Italia perlomeno) ovvero temi civili e laici ma neppure su temi che dovrebbero stare a cuore a un vero partito di destra: sburocratizzazione, efficientamento della Pubblica Amministrazione, lotta all’evasione fiscale.. un partito di destra vero dovrebbe esaltare il rigore dei conti, la meritocrazia come ascensore sociale. Niente di tutto questo: abbiamo i comizi con il rosario, il lisciare il pelo agli evasori, spese in deficit, assunzioni nella PA, i poveri italiani che devono andare in pensione..

Bel risultato davvero. Complimenti a tuti i Gattopardi d’Italia. Per aver voluto sbarrare la strada a Renzi ci troviamo al governo dei cialtroni incompetenti con un a dir poco dubbio sentimento democratico (da una parte la falsa partecipazione democratica della piattaforma Rousseau, dall’altra continui e per nulla casuali ammiccamenti al Ventennio). Ma tanto, per i De Bortoli, Zagrebelski, Monti, Travaglio e compagnia cantante, credete sia un problema? Per loro no, loro sono e restano establishment.

E gli altri che si fottano…

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.