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Nemmeno i più truci film di Sergio Leone, o le sfavillanti interpretazioni di Bud Spencer e Terence Hill sarebbero in grado di rappresentare al meglio la commedia che è in atto da mesi.

E che i due VicePremier (Salvini il cattivo, Di Maio il brutto) coadiuvati dal sedicente Premier Conte (il buono) si peritano di animare e ravvivare sul teatrino della politica italiana.

A suon di ceffoni e di scazzottate, del tutto verbali e virtuali.

Con quella splendida Compagnia di Giro dei notisti politici auto-accreditati, con il supporto della pletora dei dietroscenisti, che per giustificare le loro elucubrazioni, le loro comparsate televisive, le loro “dotte” e predittive esternazioni non si peritano minimamente di fare 2+2 e disegnano scenari di evoluzione politica che solo la loro fervida fantasia e la loro sete di autocompiacimento rendono possibili.

Quando invece è sotto gli occhi di tutti che quei tre, con il loro accordo posticcio e pasticciato, fanno a gara a chi la spara più grossa, a chi si autocelebra in filmati e selfie a favor di FacciaLibro e di tutti coloro che gli danno credito, che sono ancora molti, ma certamente si guardano bene dal rompere e dal far precipitare una situazione che è del tutto favorevole al mantenimento dello status quo.

E quindi dell’immobilismo più totale e alla lunga più pericoloso per il Paese.

Ma chi se ne frega! Quello che conta è continuare la campagna elettorale permanente a suon di slogan, a suon di promesse, a suon di bufale che mai e poi mai potrebbero essere realizzate.

A meno che non decidessero di mandare a catafascio il Paese.

Galleggiano “Per qualche dollaro in più”, tentando l’assalto alla diligenza come in “Giù la testa”, o provando a far la faccia feroce di fronte ad un’Europa che li ha messi all’angolo.

Il Capitano potrebbe recitare la parte in “Il mio nome è nessuno” di fronte all’irrilevanza dei suoi voti e delle sue pseudo alleanze nella sede di Strasburgo. Nonostante il risultato elettorale italiano: tanto tuonò che piovve.

Poi però, fuor di metafora, c’è da disperarsi perché se è pur vero che l’Italia inanella una serie impressionante di record negativi che ne caratterizzano il profilo economico e sociale da molti lustri a questa parte, con rarissimi e sporadici periodi positivi, è altrettanto vero che le politiche populiste e dispendiose, tutte in deficit, di questo Governo rendono ancora più complicata e più impervia la risalita.

Ci sarebbe bisogno di una strategia di sviluppo che coinvolgesse alcuni temi primari del Paese – l’Istruzione, la Demografia, la Concorrenza, la Tassazione, la Produzione, la Burocrazia, il Sistema Giudiziario – per cominciare a tracciare una rotta verso il Futuro. Soprattutto pensando alle generazioni del domani.

E invece siamo qui a vedere che le cose non solo non vengono impostate, ma che si fa esattamente il contrario di quello che andrebbe fatto: si vive alla giornata e si pensa sempre e solo alla prossima scadenza elettorale.

Perché in Italia c’è sempre una prossima scadenza elettorale!

In un vuoto di pensiero, in un vuoto di azione, in un vuoto di capacità e preparazione che rende tutto così precario e provvisorio in attesa che le cose possano aggiustarsi da sole.

Come se fossimo ancora negli anni ‘70/’80 in cui non c’era il Mercato globalizzato, la grande Finanza internazionale, le Comunicazioni ipersviluppate, le Conoscenze condivise, e si andava avanti in regimi di autoconservazione, sull’onda di una Sviluppo economico del decennio precedente che aveva segnato profondamente i caratteri e le condizioni del Paese. Pur nelle mille contraddizioni.

Si è arrivati all’oggi passando attraverso trasformazioni sociali, economiche e culturali che hanno lasciato il segno nel corpo vivo dell’Italia.

Che hanno trasformato radicalmente il pensiero politico del “Popolo”, che sono state influenzate, anche se in maniera molto oscura e non ancora disvelata del tutto, da un pensiero tragicamente conservatore della peggior specie e della cui pericolosità solo alcuni coraggiosi giornalisti d’inchiesta stanno cercando di mettere in luce gli aspetti più inquietanti.

Di fronte a tutto questo dobbiamo registrare voci flebili, quasi inconsistenti: una pesante assenza di opposizione solida, forte, convincente che sappia portare in evidenza non solo le magagne del Governo dei pataccari, ma soprattutto una proposta politica rigenerata e rinnovata nelle sue espressioni e seriosamente radicale nei contenuti.

I temi sono quelli già citati: magari non portano voti subito, ma mettono in luce su quale strada dovrà mettersi il Paese dopo che questi “scappati di casa” torneranno a fare quello che (non) facevano prima.

Perché prima o dopo torna il sogno radicato in “C’era una volta il West”.

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia) e ora presidente dell’Associazione VeneziaUnited il Supporters Trust dei tifosi arancioneroverdi.