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Conquistare voti e fiducia dai cittadini è un mestiere difficile, difficilissimo. Verrebbe, d’istinto, da pensare che chi ci riesce sia una persona particolarmente capace e di grande visione e personalità. Magari un figlio di puttana ma comunque un tipo scaltro con la testa sulle spalle. Da qui la tentazione di un teorema in un certo senso consolatorio: chiunque conquisti il potere, in modo democratico s’intende, una volta nella stanza dei bottoni non potrà dimostrarsi inetto o irresponsabile, attiverà magari politiche non in sintonia col mio modo di sentire e pensare ma non farà mai scelte folli perché comunque agirà con razionalità e scaltrezza, qualità che ha dimostrato di avere perché altrimenti non sarebbe arrivato dov’è arrivato.

Alzi la mano chi non l’ha pensato almeno una volta anche per Salvini, nei giorni convulsi in cui l’eventualità di un monocolore sovranista Salvini/Meloni era nel novero delle cose possibili: massì, che si prenda questi pieni poteri. Una volta raggiunto il suo scopo, una volta che non avrà bisogno di bombardarci di propaganda, senza le incongruenze cui lo costringe l’innaturale alleanza con i cinquestelle prenderà in mano le redini del Paese con il furbo pragmatismo che lo caratterizza.

Non avremo (per ora) l’occasione di metterlo alla prova. Per fortuna, dico io, perché temo che il teorema appena esposto non sia affatto vero e quello che succede in questi giorni altrove ce lo sta a dimostrare. Prendiamo gli USA, non proprio un Paese di secondo piano. L’ineffabile Trump ha scatenato contro la Cina una furibonda e insensata guerra dei dazi per contrastare l’invasione del Made in China con il risultato di deprimere il commercio mondiale, anzi, di sprofondare nel panico i mercati di mezzo mondo. Risultato: l’incertezza su ciò che succederà ha paralizzato anche il mercato interno del suo stesso Paese, le imprese non investono e l’economia arranca. Insomma, alla fin fine the Donald si è dato una martellata sugli attributi da solo.

Naturalmente mica è colpa sua, macché: sono quelli dell’Unione Europea, sono gli immigrati messicani, sono i cinesi che fanno i furbi.. ultimo bersaglio della sua furia il Presidente della Federal Reserve. Jay Powell che si rifiuta di abbassare drasticamente i tassi di interesse per ridare fiato all’economia. E i farmers del Nebraska pronti a beversela..

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Questo è Trump, un gigante del pensiero se paragonato a un Bolzonaro per esempio. E aspettiamo pazienti di vedere come la Perfida Albione verrà ridotta da Boris Johnson.

Insomma, gli esempi non mancano. La cronaca recente nel panorama mondiale delle nazioni democratiche ha messo in evidenza purtroppo che aveva ragione Churchill a dire che la democrazia è un pessimo sistema di governo. Purtroppo aveva ragione anche nella seconda parte del suo assunto, ovvero che non siamo finora riusciti ad inventare un sistema migliore. E chi si illude di trovarlo in facezie tipo democrazia partecipata e piattaforme Rousseau rischia di passare dalla padella alla brace.

Che sta succedendo? Il fenomeno macro è evidentemente la perdita progressiva di appeal dei partiti e delle tradizionali famiglie politiche che in qualche modo irreggimentavano larga parte di elettori che votavano per fede in modo sostanzialmente acritico. Era cioè molto più diffusa la delega della propria rappresentanza. Un mondo che ormai sembra appartenere ad un’altra era geologica, il cui declino costituisce in sé una buona notizia, peccato che la maggior libertà mentale dei cittadini di decidere per chi votare non sia stata accompagnata dal necessario incremento della capacità critica e dell’attitudine ad un approccio razionale e informato. In altre parole, il fatto di eleggere democraticamente chi ci governa non è affatto, di per sé, garanzia che non si elegga un signore completamente irresponsabile. Perché mediamente il cittadino (s)ragiona sulla base di una percezione della realtà del tutto arbitraria e nel migliore dei casi parziale.

©mobinews

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E, purtroppo, nulla fa pensare che la situazione possa migliorare, anzi: nei nostri banchi di scuola sta crescendo una generazione di zombie, di followers di qualche influencer più o meno cazzone, rivolgersi per informazione a qualsiasi insegnante non di liceo (che poi, anche quelli..).

Ha ragione da vendere in questo Carlo Calenda: la prima emergenza nazionale è l’impoverimento della conoscenza, della capacità di assunzione di responsabilità, della percezione e condivisione di principi fondanti e non negoziabili, della curiosità di apprendere, di elaborare pensieri complessi, di interpretare la realtà. Discorsi da vecchio, me ne rendo conto, da how green was my valley. Ma l’alternativa è il buio di un nuovo Medioevo.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.