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Credo che pochi abbiano chiari i termini sostanziali del cosiddetto Ireland backstop, il nodo negoziale tra Regno Unito e UE che ha finora reso impossibile realizzare la Brexit. Cerchiamo di spiegarlo in termini semplici sperando di non banalizzare troppo.

Tutto parte dal problema dell’unico confine terrestre del Regno Unito, ovvero quello che separa l’Eire, la Repubblica di Irlanda, cattolica, e le contee dell’Ulster in maggioranza protestanti che fanno parte integrante del Regno Unito. Questo è oggi un confine politico ma non vi  è alcuna separazione fisica, nessuna barriera, meno che meno una dogana, ed è continuamente attraversato da uomini e merci, anche da molti pendolari lavorativi, ovvero abitanti dell’EIRE che lavorano nell’Ulster o viceversa (come i lombardi che vanno a lavorare in Svizzera). Per tutti gli irlandesi, dell’una e dell’altra parte, ripristinare il confine oggi è impensabile. Su questo sono d’accordo tutti, Londra, Bruxelles e naturalmente Dublino.

Il problema però è che il “non confine” tra Eire e Ulster, quando lo UK sarà fuori della UE, diventerà anche il confine tra UE (Eire) e UK (Ulster). Quindi per tenere quel confine completamente aperto si deve agire di conseguenza. Gli scenari possibili sono due:

  1. Lasciare che persone e merci continuino a circolare liberamente tra UK e UE. Il che può essere realizzato con due sottoscenari
    • 1a: Lo UK resta nell’Area Economica Europea (Eea) con le relative obbligazioni (per esempio non potrà realizzare accordi individuali di libero scambio con nazioni extra UE)
    • 1b: Lo UK lascia l’Area Economica Europea ma si mantiene la libera circolazione delle merci
  2. Spostare il confine da Eire/Ulster a Ulster/resto del Regno Unito. Ovvero i controlli doganali che non si fanno al confine terrestre interno all’isola di smeraldo si fanno al confine marittimo dell’isola di Gran Bretagna.

Lo scenario 1a, è simile, con molti distinguo e tecnicalità in cui certamente non entriamo, alla soluzione trovata con la Norvegia. Ma non è ritenuto accettabile dagli hard brexiteers.  Loro, dicono, non vogliono essere vassalli della UE. A che pro uscire dall’Unione Europea se questo non comporta avere mani libere nella propria politica commerciale?

Lo scenario 1b assomiglia (anche in questo caso, mutatis mutandis) alla situazione dei rapporti con la Svizzera la quale è vincolata da numerosissimi trattati bilaterali e con la UE formatisi in decenni. Questa soluzione però non piace alla UE che in sostanza obietta che in questo modo il Regno Unito avrebbe tutti i vantaggi del Mercato Unico Europeo senza avere regolato alcun obbligo (come invece avviene per la Svizzera). Troppo comodo.

Lo scenario 2 è inviso a tutti i parlamentari britannici. L’ammettere la creazione di una divisione doganale all’interno del territorio nazionale è un vulnus alla sovranità difficile da digerire per qualunque nazione, figurarsi per i sudditi di Sua Maestà Britannica.

Semplificando molto, si può dire che le innumerevoli versioni del Withdrawal Agreement elaborate dal Governo di Teresa May, tutte regolarmente bocciate dal Parlamento, puntavano sullo scenario 1a “senza dirlo”.  Prevedevano che temporaneamente le cose rimanessero come stanno (ovvero nello scenario 1a, appunto) rimandando a un domani indefinito la definizione del problema.. insomma era una Brexit più di facciata che altro.

Boris Johnson © CNN

Boris Johnson © CNN

Con il revised Withdrawal Agreement concordato tra Bruxelles e Boris Johnson ci si è invece più orientati sull’opzione 2. Secondo quanto concordato tra le parti l’Ulster diventa un “ibrido” che appartiene all’Unione doganale di UK ma applica le regole doganali della UE. De facto UE, de jure UK. Il revised Withdrawal Agreement è lungo e complesso e infarcito di pompose dichiarazioni di principio che ribadiscono la piena sovranità del Regno Unito in Ulster ma la sostanza è in queste parole: No customs duties shall be payable for a good brought into Northern Ireland from another part of the United Kingdom by direct transport, (..), unless that good is at risk of subsequently being moved into the Union, whether by itself or forming part of another good following processing. Il rassicurante No customs duties shall be payable.. non nasconde il corollario implicito: se un bene trasportato dalla Gran Bretagna all’Uster è “a rischio” (nel documento c’è una precisa descrizione di quando si deve considerare tale) di andare in Europa a questo si applicano dazi doganali. Ergo: si stabilisce una dogana tra Gran Bretagna e Ulster (se non altro per verificare se si tratta di prodotti a rischio o no).

Non sappiamo che fine farà questo parto della fantasia di BoJo, il Parlamento che doveva votarlo ha deciso di rimandare il voto condizionandolo alla preventiva definizione dei decreti attuativi dell’Accordo (cosa che fa presumere che l’accordo, questo Parlamento, non lo firmerà mai). Ma tutto sommato interessa poco.

A noi osservatori terzi giova osservare che delle varie opzioni possibili finora sul tavolo, quelle prese in considerazione sono le sole in cui il Regno Unito deve rinunciare a qualcosa. May o Johnson che sia. È giusto e logico che sia così ma se fossi un suddito di Sua Maestà che all’epoca del referendum ha creduto ai brexiteers e votato leave sarei furioso con me stesso per aver dato loro credito. I propugnatori della separazione mi avevano fatto credere che con la separazione saremmo stati tutti più ricchi e felici. Salvo poi scoprire che non solo molto probabilmente sarà tutto il contrario ma soprattutto che i brexiteers hanno messo in piedi una battaglia senza avere minimamente previsto i problemi connessi alla separazione stessa e/o avendoli taciuti  derubricandoli a dettagliucci che si sarebbero facilmente risolti dopo, in fraterna collaborazione tra le parti. E si che l’esistenza del confine terrestre tra Eire e Ulster era sotto gli occhi di tutti e non ci voleva un genio per intuire il problema.

Non so voi ma io ho già sentito parlare di dettagliucci che si sistemano facilmente “dopo”, mi suonano familiari le accuse di terrorismo psicologico e il biasimo per agitare strumentalmente spauracchi inesistenti rivolti a chi realisticamente evidenza i macigni di un’altra separazione a noi vicina. Ho già visto, anzi vedo con inquietudine, la incosciente rimozione  dei problemi che quest’altra separazione comporterebbe..

Sì, i brexiteers ricordano parecchio i Mestrexiteers

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.