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Le poste citate nella Ragione 6, come impatto complessivo, grosso modo sono equivalenti: parliamo di cifre tra i 10 e 15 milioni di euro per entrambi. Qui si parla di cifre che ballano dall’una altra parte del Ponte ma c’è almeno un elemento, di analogo ordine di grandezza, per cui la eventuale separazione rappresenterebbe certamente una perdita secca per tutti. Il Casinò. Gli incassi del Casinò (poco sotto i 100 milioni quest’anno), sono dovuti per l’80% a Cà Noghera. Che si troverebbe in territorio dell’eventuale Comune di Mestre, il giorno dopo la promulgazione del Comune dovrebbe chiudere. Il Commissario del Comune (sì, perché si, ci sarebbe il Commissario, non il Sindaco…) chiuderebbe i battenti (pena l’incorrere in un reato penale). La licenza è infatti al Comune di Venezia e non ci sarebbero santi. Questo si ripercuoterebbe mortalmente su tutta la sostenibilità della società del Casinò che ha contratto mutui (che paga con i proventi dell’esercizio) e ha debiti anche cospicui. Esito certo: addio ai 16 milioni (dato di quest’anno, in crescita negli ultimi anni) che il Casinò gira al Comune e 350 posti di lavoro persi!! Esito altamente probabile: fallimento della Società Casinò e enorme pendenza in termini di mutui accesi e dei debiti societari del Casinò che si scarica come una valanga sui due Comuni. Una catastrofe.

I separatisti, nel loro inossidabile ottimismo (ma sarebbe più appropriato un termine meno benevolo), hanno dapprima proposto l’uovo di Colombo: “chiediamo una deroga per tenere aperto”. Sui social abbiamo assistito ad un vero florilegio di amenità: “facciamo fare un decretino, che ci vorrà mai?”. Qui più che di decretino parlerei di cretino… perché l’ipotesi non è assolutamente nel novero delle possibilità: perché mai dovrebbero concedere una deroga a Venezia e non concederla agli altri Casinò d’Italia?  Ancora più comica, è stata citata la partecipazione al Casinò di Malta per dimostrare che nulla osterebbe a tenere aperta Cà Noghera (non spendo una parola per commentare questa sciocchezza).

Qualche separatista più smart, conscio dell’impercorribilità della prima opzione, ha proposto: apriamo una nuova sede al Tronchetto. Ma anche qui siamo nell’ambito dei sogni. Dove? In che tempi? E quanto costa? Considerate che gli standard di sicurezza di un casinò non solo quelli di un normale edificio civile. Costa un casino (anzi un casinò..). Insomma, localizzazione, tempi, costi.. anche questa è un’ipotesi impercorribile. Morale della favola: saremmo tutti più poveri.

Altro tema: il raddoppio dei costi dei biglietti ATCV sulla tratta urbana (che non sarebbe più tale) stradale che collega i due lati del Ponte. Questi sono fatti. Oggi è così. Naturalmente, anche in questo caso si legge di possibili disposizioni speciali che potrebbero modificare la situazione. Ma ancora una volta, siamo nel campo degli auspici e delle speranze. Magari in questo caso anche possibili (al contrario del Decretino del Casinò o del fantasmagorico Statuto Speciale) ma tutte appunto da negoziare e attuare. E… dando cosa in cambio?

In sintesi: l’operazione di scorporo in ipotesi non sarebbe IN OGNI CASO a somma zero (e meno che meno un guadagno complessivo) perché il solo default del Casinò, con annessi e connessi, rappresenta una perdita inemendabile e una sentenza tombale su ogni ipotesi di convenienza per tutti.

A margine, nell’ambito di questa partita in cui si parla di poste di decine di milioni di euro, incuriosisce l’enorme propaganda che la narrazione separatista fa sui risparmi che si avrebbero per le prebende dei rappresentanti politici che, per effetto della totale abolizione delle Municipalità, comporterebbe minori spese per.. 53000 €/anno.  No, non mancano degli zeri: il cavallo di battaglia (continuamente esibito) degli amici separatisti è un risparmio di cinquantatremila € all’anno. Abbiamo fino ad ora parlato di decine di milioni che ballano e costoro parlano di.. decine di migliaia. Tre ordini di grandezza in meno. Eppure continuano a strombazzarlo a destra e a manca. Credo che la dica lunga sulla consapevolezza dei problemi e dei temi sul tavolo. Peraltro, neppure questo risparmio è vero. Infatti i parsimoniosi separatisti si sono limitati al calcolo delle prebende politiche e senza tenere conto del pressoché doppio numero di funzionari direttivi necessari, dell’inevitabile aumento degli impiegati (non raddoppio certo ma certo numerosi sdoppiamenti saranno necessari). Senza contare i casini giganteschi nella ripartizione degli impiegati, il loro trasferimento di sede di lavoro, i contenziosi sindacali.. La stima di maggiori costi di personale è di almeno 2 milioni.

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Perché queste note

Queste note nascono dalla constatazione che un dialogo con i separatisti non è possibile. Perché ogni tentativo di fare informazione seria si vanifica in un estenuante batti e ribatti con considerazioni surreali esposte sovente in modo aggressivo. 

L’ho chiamata “Dieci ragioni per me posson bastare” in omaggio al grande Lucio: una ragione diversa per dieci giorni esposta brevemente (ove possibile) per cui sostengo che la separazione sarebbe sbagliata e anzi una jattura. Per la città d’acqua e per quella di terra.

Anche solo riuscissi a far meditare uno dei lettori, non sarebbe stato sforzo vano. 

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.