By

È già stato evidenziato come, parlando di soldi e quindi di convenienza spicciola, la narrazione separatista si trova nell’oggettiva difficoltà di rappresentare come conveniente per entrambe le sponde la separazione. Perché in un gioco di convenienza tra due parti è fisiologico che il vantaggio di una delle parti corrisponda allo svantaggio dell’altra. Il win win puoi sostenerlo fino a un certo punto ma se si va su poste di bilancio prese singolarmente è mors tua vita mea. Esattamente stessa difficoltà speculare, ribadiamo, ha un unionista.

In termini di propaganda (legittima sia chiaro) la narrazione separatista deve “vendere” merci diverse all’elettore di terraferma e a quello dall’altra parte del Ponte. Perché al primo si deve trasmettere il messaggio “tutti i soldi vanno a Venezia perché è vecchia, con necessità particolari e costano di più i servizi; qui a Mestre non resta niente”. A quello veneziano l’opposto “tutti i schei vanno a Mestre perché sono di più e al Sindaco conviene elettoralmente far contenti quelli e a Venezia non resta un soldo”. Poiché le due cose non possono essere entrambe vere (potrebbero essere entrambe false, ma non entrambe vere), per uscire dalla intrinseca contraddizione i separatisti tirano fuori il coniglio dal cilindro: non c’è problema di soldi, se li tenga pure tutti Mestre perché con la separazione a Venezia (e solo con quella) ci concederanno uno Statuto Speciale e potremmo trattenere tasse, arriveranno soldi a cappellate ecc. ecc.

Va detto chiaramente: questa dello Statuto Speciale è meno di una flebile speranza. È un prodotto dell’intelletto fecondo di qualche eminenza grigia separatista, un’invenzione assoluta, un pio desiderio, non c’è la minima anticipazione, retroscena o quant’altro da cui evincere una qualche probabilità che il pomposamente definito “strumento di tutela dagli effetti del turismo di massa incontrollato e da interessi economici alieni alla cittadinanza“ veda la luce. Provare per credere: digitate su Google “Statuto Speciale per Venezia”: nessun risultato. Vero che se ne parla da anni, vero che sono stati sprecati carta e inchiostro a fiumi (peraltro anni fa) ma non esiste neppure come lontana opzione. Del resto, la logica porta alla conclusione opposta: Venezia piccolo Comune sarebbe un Comune con poche anime e introiti mostruosi derivati dal turismo. Con questi chiari di luna? Con il Governo alla ricerca di raschiare il fondo del barile gli avanza di dare soldi a noi? Ma se non è stata neppure concessa la ZES (Zona Economica Speciale) per Porto Marghera (una piccola parte di Porto Marghera) che sembrava cosa fatta ed era una cosa infinitesima rispetto a quello che si chiede? Ma se perfino le richieste di autonomia del Veneto (a costo zero per lo Stato!) sono sostanzialmente ignorate? Ma ammettiamo pure per assurdo che lo Stato prenda anche in considerazione una tale forma di eccezionalità di trattamento fiscale (sì, perché di quello in soldoni si tratta) vi pare che lo farebbe per una città così o per aree depresse? Per comuni montani senza strade e servizi o per una città in cui arrivano ogni giorno turisti (a rompere i coglioni certo ma anche a portare soldi) tanti quanti gli abitanti? Forse che Cortina, Portofino, Cesenatico, Viareggio, Courmayeur, Taormina… hanno trattamenti speciali? Vero che Venezia ha esigenze particolari di salvaguardia ma quelle sono statali, gestite dallo Stato e non ha nessun senso presumere che con questa scusa arrivino più denari ai cittadini.

Piccola puntura di spillo: nel corso di un dibattito televisivo in cui sostenevo l’inconsistenza dell’ipotesi, mi è stato obiettato che la facile fattibilità dello Statuto Speciale è dimostrata dal fatto che in passato Venezia è già stata oggetto di attenzioni particolari tramite le numerose Leggi Speciali. Che però, guarda un po’, sono state concesse al Comune unito! E qui casca l’asino: lo Statuto Speciale è in premessa posto come dimostrazione della necessità della separazione e contemporaneamente dimostrato come possibile da una circostanza che contraddice la premessa. Non serve essere Kant per capire il corto circuito logico.

Aggiungerei anche un aspetto di dignità: basare la strategia futura unicamente su un privilegio (perché sia chiaro: questa è la sola proposta programmatica dei separatisti lato Venezia) è quantomeno discutibile. Ancor più se viene da coloro che si autoproclamano eredi morali della grandezza dei nostri antenati che ci hanno consegnato questo po’ po’ di eredità. Quegli stessi antenati che per lasciarci quello che ci hanno lasciato si sono fatti per secoli un culo così (prendo a prestito una battuta non mia).

Non hanno pietito uno Statuto Speciale.

IMG-20191103-WA0015

Perché queste note

Queste note nascono dalla constatazione che un dialogo con i separatisti non è possibile. Perché ogni tentativo di fare informazione seria si vanifica in un estenuante batti e ribatti con considerazioni surreali esposte sovente in modo aggressivo. 

L’ho chiamata “Dieci ragioni per me posson bastare” in omaggio al grande Lucio: una ragione diversa per dieci giorni esposta brevemente (ove possibile) per cui sostengo che la separazione sarebbe sbagliata e anzi una jattura. Per la città d’acqua e per quella di terra.

Anche solo riuscissi a far meditare uno dei lettori, non sarebbe stato sforzo vano. 

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.
  • Sandro Moro

    Ottimo, Lorenzo!