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Siamo alla stretta finale, il Referendum che dovrà approvare o bocciare la proposta di separazione del Comune di Venezia è alle porte.

Per la quinta volta in quarant’anni con questa separazione, si propone una scelta scellerata contro la storia di questa nostra città, un scelta che intende cancellare con uno sfregio un secolo di intreccio solido, sociale, culturale, economico tra terra e acqua. Le ragioni per opporsi sono tante e complesse, elencarle tutte sarebbe veramente troppo lungo e mi fermerò a ciò che ritengo essenziale e prioritario.

Anche perchè il nostro Lorenzo Colovini sulla pagina di LUMINOSI GIORNI, che si può comodamente consultare, ha condotto un accurato approfondimento in 10 ragioni essenziali per essere DECISAMENTE contro.

In questo secolo, piaccia o no, si è dunque creata e cementata tra la città storica di Venezia e la Terraferma mestrina una sola comunità urbana con un’identità plurale, ma unitaria.

Separare un Comune non è solo un fatto tecnico, migliorativo o peggiorativo non importa, ma intacca un valore simbolico qual’è la rappresentanza politica di questa che molti sentono come una comunità unitaria. I molti si sentirebbero derubati di una parte del loro territorio, della quale parte sentono di avere titolarità nel contribuire alle scelte e alla soluzione dei problemi, attraverso i meccanismi della politica amministrativa. Questa facoltà sarebbe loro brutalmente tolta.

Appellarsi per questa scelta ai mali storici della città d’acqua e della città di terra è del tutto miseramente strumentale.

Tanto per dire Roma ha problemi enormi ben noti a tutti, ma a nessuno viene in mente, per sanarli, la proposta di dividere il loro comune, che so, in Roma nord e in Roma sud perchè è una città unitaria, come la nostra.

Separare è una soluzione al ribasso, meschina, minimalista e semplificatoria che si illude di risolvere problemi reali che certo in questa nostra città non mancano e sono gravi. Ma la Separazione li aggrava semmai ancor di più, bloccando le amministrazioni in una eventuale lunga fase di transizione che immobilizzerebbe qualsiasi scelta proprio nel momento in cui queste dovranno essere rapide ed efficaci.

In un mondo interconnesso nel quale si moltiplicano le formule di integrazione per gestire a scala più ampia i temi urbanistici ( in primis la mobilità ma non solo), in tempi in cui, al contrario di questa proposta, negli ultimi anni ci sono state solo in Italia centinaia di fusioni di comuni, cioè il processo contrario, con il Referendum si vuole affermare, questa volta a scala urbana, quello stesso ‘sovranismo’ retrogrado che erige muri e sta imperversando in Europa e nel Mondo contro le Unioni politiche, economiche e culturali di ogni tipo, a cominciare dall’Europa. 

E’ alla scala urbana Il ‘sovranismo’ sinistro che ben conosciamo all’insegna dello slogan ‘paroni a casa nostra’. 

Ognuno rifletta perciò su questo connotato politico originario di cui si rende complice chi è favorevole alla Separazione: è una cosa di smaccata impronta ‘sovranista’ applicata al Comune, a cui si può scegliere o non scegliere di aderire.

Un modo coerente di rappresentare l’opposizione a un progetto scellerato, oltre a votare NO, è quello di NON ANDARE A VOTARE IL 1 DICEMBRE per far mancare il quorum necessario perchè questo Referendum, come prevede la legge che lo ha istituito, sia nullo come merita.

Il non voto è una scelta politica del tutto legittima proprio perchè è necessario il quorum. Una scelta legittima che rifiuta alla radice la domanda che viene posta per opporsi a un processo suicida e irreversibile.

 

Carlo Rubini (Venezia 1952) è docente di geografia a Venezia presso l’istituto superiore Algarotti. Pubblicista e scrittore di saggi geografici, ambientali e di cultura del territorio, è Direttore Responsabile anche della rivista Trimestrale Esodo.