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Ci sono giorni in cui mi sento abbastanza forte da sopportare oscuri presagi. Cerco allora di prefigurarmi come staremo quando l’estrema destra andrà al potere. Parlare con l’indicativo futuro può sembrare un po’ azzardato e forse di cattivo auspicio. Ritengo, però, che questa ipotesi sia una reale minaccia sulla quale tutti noi dovremmo riflettere. Quanto meno per non scivolare in fatali errori di non ritorno.

E la mia immaginazione vola. Immagino un mondo dove le diseguaglianze saranno un’ineluttabile realtà. Un mondo dove i potenti saranno sempre più potenti e baciati da privilegi sempre più consistenti, mentre i poveri, gli indigenti, i marginali, sempre più numerosi, dovranno accontentarsi delle briciole provenienti dai tavoli dove i ricchi banchetteranno.

Immagino un mondo dove gli evasori continueranno a evadere e a togliere risorse allo stato sociale e a irridere i meno furbi e a lamentarsi sull’inefficacia di quei servizi finanziati dagli ingenui che, invece, pagano le tasse.

Immagino un modo sempre meno verde. Un mondo dove, per meri calcoli elettorali, non si muove un dito per ridurre la produzione di oggetti in plastica e in materiali inquinanti. Un mondo in cui, pur di non ostacolare le macchine infernali di alcune multinazionali, dietro il pretesto di non voler penalizzare le (pessime) abitudini alimentari della povera gente, si continuerà a produrre cibo spazzatura.

Immagino un mondo in cui si daranno sempre meno risorse alla scuola pubblica, la scuola laica e plurale, per favorire scuola monolitiche, orientate e ispirate al pensiero unico, e falsamente bardate da madonne e rosari di copertura.

Immagino un mondo dove saranno definitivamente sdoganati il razzismo, l’intolleranza, l’odio per il diverso e, soprattutto, un mondo dove saranno spazzati via quei principi sacri, basilari e inviolabili che stanno alla base della nostra democrazia e a fondamento dell’idea di Europa: il rifiuto di fascismo e nazismo. Sì, perché sembrano ormai lontani i tempi in cui ci si vergognava di essere antisemiti o quelli in cui (forse più recenti) si stava attenti a non pronunciare la parola “negro”. L’appoggio di alcune forze neo naziste e neo fasciste alla destra parlamentare ha messo in discussione lo stesso processo di revisione fatto timidamente da Berlusconi prima e più fermamente da Fini poi. La destra, anzi, ha smesso di essere antifascista da tempo, dando, con questo, la stura a manifestazioni aggressive e incontrollabili di intolleranza e di persecuzione verso le minoranze più varie. È inammissibile che partiti che siedono sugli scranni parlamentari non condannino tutte le forme di incitamento all’odio razziale. È inammissibile che tali partiti non sanzionino il nazionalismo estremo e che anzi prendano le distanze da iniziative importanti come la commissione parlamentare contro l’odio e l’hate speech. È inconcepibile e inspiegabile, se non alla luce di una sotterranea, strisciante e ininterrotta campagna elettorale sostenuta da un’ultradestra nazionalista e fascista, che non manifestino ammirazione, stima e riconoscenza verso Liliana Segre. È inaccettabile che una signora pacata e incapace di odiare, debba avere sul cuore, oltre al danno di un’esperienza incancellabile, quella della Shoah, anche la beffa dell’odio di tanti frustrati leoni da tastiera, privi degli strumenti della conoscenza e incapaci di pensiero critico. Un odio immotivato, spiegabile solo forse alla luce di un’impunità acquisita. Finalmente allo scoperto, gli odiatori, rinfacciano a una signora di novant’anni di essere esponente di una casta arrogante che ruba i soldi agli italiani con il suo stipendio da senatrice e con un’inutile scorta. Tutto, sotto il colpevole e complice silenzio della destra che, pur di non perdere una fetta strategica di elettorato, adduce scuse banali quali il rifiuto di una presa di posizione “politicamente scorretta”.

È tutto tanto vile quanto spregiudicato. È come negare la Shoah. È come fare a pugni con la storia. È come inghiottire nell’oblio il sangue versato, le morti causate, le violenze inflitte.  È come diseducare le nuove generazioni. Negando si dimentica. Dimenticando, si rimuove e si volta pagina. E se ne ricevono i vantaggi. Con buona pace di chi ha costruito la propria fortuna sull’odio e sulla paura del diverso, senza realizzare niente di buono per gli italiani.

 

Laureata in filosofia, insegna Lettere in una scuola secondaria statale di primo grado in provincia di Milano. Si interessa, in particolar modo, di integrazione interculturale e di tecnologie e web applicati alla didattica. Scrive su alcune testate locali dove si occupo di scuola, libri, politica e intercultura.