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Si fa spesso riferimento all’immagine del Titanic, all’orchestrina che continua a allietare i passeggeri di prima classe mentre l’acqua entra nelle stive, per significare l’irresponsabile inconsapevolezza che si ha talvolta dei problemi reali di una certa situazione. Se il Paese fosse il Titanic appena toccato dall’iceberg, a cosa corrisponderebbe, nella metafora, l’acqua che entra dallo squarcio nello scafo? A me (e credo alla maggior parte di noi) verrebbero in mente, di getto, molti problemi: 1) un Paese che non cresce da anni, bloccato ai livelli di precrisi e sistematicamente dietro come crescita del PIL agli altri Paesi della UE (per non parlare delle altre potenze extraeuropee); 2) un debito pubblico, piombo nelle ali della crescita e dello sviluppo, cui nessun Governo, di nessun colore, ha mai neppure tentato di metter mano (anzi, il merito viene tutto misurato su quanto otteniamo di sforare dall’Europa); 3) un sistema della giustizia al collasso, fonte di enormi iniquità e deterrente per qualsiasi investitore; 4) un’incapacità di decidere su temi chiave ormai cronica che, ancora, non attira certo imprenditori seri; 5) un generalizzato stato di degrado delle infrastrutture, così come la situazione del dissesto territoriale; 6) un ascensore sociale bloccato e la scuola vissuta sempre meno come strumento di crescita personale, con sacche spaventose di ignoranza e di poca voglia di sacrificio e applicazione allo studio; 7) un Meridione sempre più lontano, inefficiente, desolato e in preda alla criminalità.

Insomma, un Paese in cui il futuro dei nostri figli appare sempre più complicato e meno attrattivo. C’è stato per la verità un momento in cui è sembrato possibile un colpo d’ala, l’avvio di un processo radicale di riforme che affrontasse una benedetta volta questi temi chiave. Il 4 dicembre 2016 la maggioranza del Paese ha detto, semplicemente, che non era il caso. Troppa fatica.

Da quel momento si sono alternati sulla ribalta della scena politica dapprima i cinquestelle, che dell’inconsapevolezza dei temi veri sul tappeto hanno fatto un’arte. Poi è impetuosamente salito al proscenio Salvini il quale ha letteralmente costruito un Paese a suo uso elettorale ingigantendo e imponendo in agenda temi del tutto secondari. E il mondo della politica e dell’informazione a dibattere e accapigliarsi per mesi se era più bravo Salvini o Minniti, sulla legittima difesa, sul fascismo, sulle discutibili esternazioni del Capitano e facezie simili. Dei temi di cui sopra, dei temi importanti… nulla se non strampalate boutades come la flat tax, lo sfondamento del deficit, l’uscita dall’euro e, naturalmente, condoni fiscali a iosa, travestiti e imbellettati con i termini più fantasiosi.

Il PD, per lungo tempo in fase di stallo per le lotte interne, come nel gioco dell’oca è tornato al Via, ai rassicuranti, per i fedelissimi, messaggi tipici della tradizione postcomunista, con davvero poco afflato riformista. Significativo in questo senso l’appassionato discorso di Zingaretti alla serata dei 100 tavoli al Russot, lo scorso 8 novembre: anche per il PD i temi di cui sopra non sono all’ordine del giorno. Gli unici partiti che avrebbero ontologicamente quest’afflato sono, stando ai sondaggi, a livelli di consenso irrilevanti.

Insomma un panorama sconsolante. Nella metafora del Titanic, in plancia di comando si alternano o coesistono battibeccando tra loro vari Comandanti e alti ufficiali che discettano del servizio dei piatti o del menù in Prima Classe per la cena di stasera. E l’acqua continua ad allagare la stiva…

Poi, nell’espace d’un matin, sono comparse le sardine. Giovani, spontanei (forse), fighetti, molto contagiosi (le piazze le hanno riempite davvero), con il (grosso) peccato originale di nascere con la sola ragione esistenziale di essere “contro”. Contro Salvini, nella fattispecie, e contro la prospettiva che la Lega si porti a casa anche la Presidenza dell’Emilia Romagna alle prossime imminenti elezioni regionali. Intendiamoci: se devo proprio essere contro qualcosa, Salvini va benissimo però un po’ poco come base programmatica e identitaria.

Le Sardine in piazza a Trento @Today

Le Sardine in piazza a Trento @Today

Visto che la cosa funzionava, visto che i simpatici pesciolini hanno mietuto con stupefacente rapidità successi in tutte le piazze d’Italia, l’appetito vien mangiando e voilà, presto fatto il primo meeting nazionale del movimento nella Capitale, nella mitica Piazza S. Giovanni dove le sardine hanno disvelato la loro disponibilità a considerare di scendere in politica (tradotto: vogliono scendere in politica) ma soprattutto, ecco l’importante salto di qualità, hanno voluto superare il soffocante limite della monotematica antisalvinista e hanno elencato i sei punti programmatici del movimento.

Confesso che avevo discrete aspettative. Sono giovani, capaci di mobilitazione – ho pensato – adesso ci sarà un j’accuse a questa politica imbelle, che sta pregiudicando il futuro ai giovani, ci saranno prese di posizione concrete, che so, rivendicazioni sulle politiche di inserimento nel mondo del lavoro, sulle sperequazioni del sistema pensionistico, sul debito pubblico che sono gravami che irresponsabilmente stiamo creando per i nostri figli e nipoti, sull’ambiente, sul diritto a vivere in un Paese dinamico e ricco di opportunità, giusto con i giusti e severo con i disonesti, ove vi sia certezza del diritto.. O meglio, dai non esageriamo, non pretendo tutte queste cose, ne basta qualcuna.. Bastava una di queste, magari mezza..?

E invece.. ecco i 6 titanici punti programmatici annunciati dal telegenico rappresentante, tale Mattia Sartori, in Piazza S. Giovanni:

  1. Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a lavorare.
  2. Pretendiamo che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente nei canali istituzionali.
  3. Pretendiamo trasparenza dell’uso che la politica fa dei social network.
  4. Pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca tutto questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti.
  5. Pretendiamo che la violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma. La violenza verbale venga equiparata a quella fisica.
  6. Chiediamo che il decreto sicurezza venga abrogato.

A parte la richiesta n° 6, unica che almeno abbia un contenuto politico e unica, curiosamente, non retta dal perentorio pretendiamo, 5 punti che sono pura fuffa, il vuoto pneumatico, il Non Essere. E quello stronzetto pure a pavoneggiarsi, con aria da cazzeggio da liceo occupato, come se stesse declamando i Dieci Comandamenti. Queste sono le priorità? Questa è la gioventù su cui fare affidamento, questi i temi per cui si riempiono le piazze?

La metafora del Titanic si completa dunque miseramente… quando l’acqua ormai è a livelli di guardia, un manipolo di prodi passeggeri di terza classe si ribella, conquista la plancia di comando, depone gli inetti che solo si preoccupavano della cena e..  stila il programma musicale che pretende che l’orchestra suoni questa sera!

E allora questo Paese merita di annegare davvero.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.