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In occasione del referendum – consultivo – per la separazione di Venezia da Mestre, un aspro scontro si è incentrato sul quorum, e sull’invito all’astensione fatta dai promotori del No.

Come da più parti segnalato, il quorum relativo a questo referendum è previsto dalla legge regionale 25/1992 che, rimandando alla legge regionale 1/1973, dispone per l’approvazione della proposta referendaria la partecipazione alla votazione della maggioranza degli aventi diritto, ed il raggiungimento della maggioranza dei voti validamente espressi; solo nel caso di referendum riguardante la fusione dei comuni non è previsto il quorum di partecipazione.

Sussistono vari tipi di referendum: per il referendum abrogativo, il riferimento è all’art. 75 della Costituzione, 4° comma, “La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi”.

Quindi nelle votazioni referendarie il quorum, allorquando previsto – a seconda della tipologia di referendum e a seconda degli statuti locali -, è un elemento determinante ai fini del risultato finale. Come possiamo allora inquadrare l’astensione e l’invito all’astensione per incentivare un determinato esito?

Per l’art. 48 della Costituzione, “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico“; la formulazione di dovere civico, se per alcuni vale solo per le elezioni, per altri è valida sia per le elezioni sia per il referendum: e qui ci imbattiamo in una lista di pareri difformi da parte dei costituzionalisti.

Per esempio sulla partecipazione o meno al voto, in occasione del referendum sulle trivelle dell’aprile 2016, furono espressi due pareri autorevoli, quello del Presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi, per cui “ si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d’ identità del buon cittadino“; e, diversamente, quello dell’ex Presidente Giorgio Napolitano “Se la Costituzione prevede che la non partecipazione della maggioranza degli aventi diritto è causa di nullità, non andare a votare è un modo di esprimersi sull’inconsistenza dell’iniziativa referendaria».

Comunque, sia per le elezioni sia per i referendum, anche nel caso si condivida la validità, in ambedue i casi, del “dovere civico”, si tratta di un dovere non sanzionabile, e quindi il non andare a votare costituisce un comportamento pienamente legittimo (Vedasi Andrea Morrone, E’ legittimo astenersi e invitare a disertare le urne?, Forumcostituzionale.it).

Circa l’invito a non votare, questo comportamento dovrebbe rientrare nelle generali previsioni dell’art.21, 1°comma, della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“; questo, purchè la propaganda per non votare non si traduca in azioni per organizzare il non voto o per coartare la libera volontà dell’elettore (si veda ancora A. Morrone, E’ legittimo astenersi e invitare a disertare le urne?, Forumcostituzionale.it, anche a proposito della difformità di pareri sul dovere civico).

Si ricorda infine un vincolo all’induzione all’astensione, rappresentato dall’art. 98 del Testo Unico delle Leggi Elettorali, DPR 361/1957 e successive modifiche, secondo cui indurre gli elettori all’astensione è vietato, con previsione di sanzioni, a particolari categorie di persone, tra cui chiunque sia “investito di un pubblico potere, o funzione civile o militare”. Una norma antiquata, formulata nei primi anni della nostra giovane repubblica, comunque ancora in essere, che dovrebbe essere intesa, a mio parere, nel senso di divieto di coartazione degli elettori; se fosse intesa come divieto di propaganda, confliggerebbe con quanto sopra affermato, cioè con quanto derivante dall’art. 21 della Costituzione. Questo è un ulteriore spunto di riflessione sulla cosiddetta “certezza del diritto”.

Toscano di provenienza, risiede da tempo a Venezia-Mestre. Ha avuto Esperienze manageriali in aziende industriali e di servizi pubblici. Collabora con istituti universitari ed enti di ricerca. Da tempo membro della Società Italiana di Studi Elettorali, particolarmente interessato alle dinamiche dei flussi e competente nella materia. Per finire è grande appassionato di fotografia, con predilezione per le cattedrali gotiche.