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“Venessia, Venissa, Venusia”, aveva scritto Andrea Zanzotto, pensando a Venezia.

Difficile, se non impossibile, fare sintesi degli innumerevoli temi con i quali il tessuto urbano di questa città unica al mondo, deve confrontarsi.

Elencarli farebbe correre il rischio di dimenticarne qualcuno, meglio, allora, provare seppure in modo sintetico a ricondurre a sette parole, proprio quelle che ne compongono il nome, alcuni dei temi sui quali lavorare nel prossimo futuro.

Vocazione: la città ne ha una ben chiara. E’ quella internazionale, peraltro, insita nel suo passato. Tanto per intendersi e a mero titolo di esempio, si tratta di quel passato cinquecentesco nel quale la città aveva relazioni con tutto l’Oriente per motivi commerciali, politici e diplomatici. Dai Balcani all’Adriatico, da Costantinopoli fino alla Persia, la presenza di Venezia e il tessuto di relazioni con quel mondo ne ha plasmato il suo carattere.

Oggi perdere o trascurare quel lascito con tutti i suoi insegnamenti sarebbe pericoloso e improduttivo, perché dapprima rischierebbe di condannare la città all’isolamento e, in secondo luogo, perché la priverebbe della possibilità di essere terreno di produzione oltre che di consumo. La nuova centralità internazionale potrebbe essere individuata nel contesto Europeo di cui Venezia è a pieno titolo capitale.

Europa: l’impegno, l’aiuto e la tutela di Venezia all’interno dell’Unione Europea dovrebbe senz’altro costituire un punto fermo per tutti gli amministratori, locali, nazionali ed europei.

A livello locale è, però, indispensabile elaborare progetti capaci di intercettare l’esigenza di rappresentanza e rappresentativa delle Istituzioni Europee all’interno degli stati membri.

Anche se nell’ambito del Consiglio d’Europa, ben rappresenta la strada da seguire, il Memorandum of Understanding tra Italia e Consiglio d’Europa del 2017, relativo all’elevazione di status dell’Ufficio situato a Venezia, aperto già nel 2011 sulla base di un accordo diretto del Consiglio d’Europa con il Comune.

Questo ufficio, della cui esistenza forse non tutti i cittadini sono a conoscenza, opera su temi quali ad esempio: l’integrazione delle minoranze, l’uguaglianza di genere, la partecipazione dei cittadini nei processi democratici.

I rapporti tra la città e l’Europa non devono farne dimenticare la sua rilevanza nazionale.

Nazionale: è la rilevanza di Venezia, da intendersi tale, non solo in concomitanza con le emergenze (Acqua Alta, Mose). A tal proposito sarebbe opportuna l’autocandidatura, da parte di chi governa la città, a costituire e guidare un gruppo ristretto dei Sindaci delle città d’arte, oggi particolarmente esposti ai rischi delle forme deteriori del Turismo di massa, per la redazione di progetti cui far seguire iniziative legislative atte a contenere e governare questo fenomeno. Del pari, un lavoro lungo e complesso dovrebbe essere intrapreso per portare in città grandi aziende come Eni, Enel, Leonardo che ben potrebbero occupare i molti spazi liberi a rischio di essere trasformati in strutture turistiche.

Per fare tutto questo servono energie.

Energie: è quello che serve per intraprendere alcuni dei progetti citati e non mancano nei tanti cantoni del territorio comunale. Queste energie vanno coinvolte, unite e organizzate. Tanto per citare una di queste Energie, nella Venezia insulare, per alcuni anni ha lavorato in campo culturale, ma non solo, un’associazione chiamata Metri Cubi. Il bagaglio di esperienza accumulato da tutti coloro che hanno dedicato energie, idee, tempo a quell’esperienza rivela il grado di vitalità presente e non sempre valorizzato nel modo giusto. I ragazzi di Venice call sono un nuovo fulgido esempio delle energie presenti che richiederebbero solo un grande sforzo di coordinamento tra i soggetti attivi nelle zone cittadine.

Zone: non è una brutta parola, ma solo la rappresentazione plastica di un Comune con un territorio esteso e complesso come quello di Venezia. Ogni zona ha le sue caratteristiche e la vera ambizione è di farle crescere tutte, lavorando sulle singole peculiarità e sfruttandone le caratteristiche. Nel coordinamento di queste zone e nella reciproca conoscenza fisica dei luoghi che le caratterizzano, l’utilizzo del termine decentramento non è un tabù, anzi, è il punto da cui ricominciare a camminare, per non rischiare l’immobilismo.

Immobilismo: è il vero rischio che corre la città. Poco proiettata nella costruzione di Sé in grande, stremata dalle incomprensioni, confusa e ancora disorientata da tutto quello che le capita attorno, necessita di un reazione all’altezza della sua storia e della sua vocazione, ma nel rispetto di un altro punto fermo, l’Ambiente.

Ambiente: è la Convenzione di Ramsar del 1971 che include la Laguna di Venezia tra i luoghi sui quali gravano obblighi di conservazione e uso razionale a mettere in evidenza, laddove non riesce ad arrivare il buonsenso, che il transito delle attuali Grandi Navi da crociera deve essere subito vietato, in quanto del tutto incompatibile con la fragilità (non esistono altre parole) di questo territorio che deve essere tutelato.

A conclusione di questo intervento, occorre citare in termini positivi ancora Zanzotto quando diceva che:

“Stando almeno a traballare su un forse, passerella quanto mai veneziana, si può continuare a tirar fuori parole”, ricordando, però, altresì che alle oltre alle parole devono essere tirati fuori fatti.

 

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.