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 A Capodanno è normale ricordare quanto accaduto nei dodici mesi precedenti e, riflettendo sui propri desideri e le reali potenzialità, formulare qualche buon proposito e augurio. In genere si pensa che l’avverarsi, in tutto o in parte, di sogni e speranze rappresenti in qualche modo il raggiungimento della felicità possibile. Almeno per l’anno che verrà. Quindi limitata. Nel tempo e nello spazio. Se, per ipotesi, il Capodanno prossimo venturo vede realizzato l’intero pacchetto, di sogni e speranze intendo, si ricomincerebbe con un’altra serie E così via. Seguendo un approccio quantitativo, tranquillizzante perché misurabile. Riduciamo la felicità al nostro abituale stile di vita, disseminato di crocette che, in modo chiaro e inoppugnabile, marcano i traguardi raggiunti. E i troppi mancati. Quando i primi superano i secondi, siamo soddisfatti. Felici, appunto. In termini umani perché, non c’è dubbio, il giudice è dentro di noi: ragioniamo in questo modo. Ragioniamo?

In modo speculare, chi si dichiara contrario a tale impostazione, le citate crocette, e aspira a un rapporto diverso e orientato alla qualità e non alla quantità, tende a procedere per successive sottrazioni. Limita, per così dire, la necessità di conseguire obiettivi, provando a concentrarsi sull’essenziale. Spesso si tratta di conseguire risultati difficili da verificare, perché geometrie indefinite nell’impalpabile Cosmo del sentire interiore: amore amicizia, serenità.

Anche in tal caso il giudice si trova in noi e come chiunque chiamato a un compito simile può essere severo, quindi insoddisfatto e condannarci all’infelicità oppure di manica larga, un bonaccione che ci assolve e indica, sorridendo, di avercela fatta. Per un anno almeno o se è generoso anche di più. Ragioniamo in questo modo.

In entrambi i casi, mi limito a questi due a causa dello spazio, la nostra felicità sembra dipendere da noi, dalla nostra Ragione, appunto. È lei, a seconda dell’approccio preferito, per addizione o sottrazione per così dire. A produrre o meno la felicità. Si tratta del governatore da cui dipendono presente e futuro, ma che, invadente com’è, non lascia stare neppure il passato: setacciato con cura per vedere in quale misura abbia corrisposto ai parametri scelti per dire d’essere stati felici, almeno una volta.

La Ragione: è preparata a farlo? Mi spiego. Visto che si tratta del giudice cui affidiamo con tanta sicurezza il senso della vita, l’abbiamo educata in maniera adeguata ad affrontare il compito oppure ci fidiamo di lei al punto da non preoccuparci affatto?

Concluso il 2019 e appena iniziato il 2020 mi sento di poter giungere a una conclusione univoca: non ce ne curiamo per niente. O molto poco. Diamo per scontata la sua capacità di analizzare i problemi e fornire risposte. Ciò vale in generale, ma nello specifico per noi stessi. La Ragione è considerata in sé e per sé adeguata a risolvere qualunque situazione quindi a dirigerci con sicurezza attraverso la tempesta della vita sino al desiderato approdo sicuro. Per lei non è prevista alcuna particolare azione per favorirne la crescita e svilupparne le abilità. È pure considerata priva di mancanze, così la si lascia libera d’impugnare il timone di noi stessi.

Osservo. Non c’è un solo ambito della nostra esistenza, tranne la politica oggi mi tocca precisare, in cui non sia prevista una qualche forma di preparazione. Addirittura, si sostiene sempre di più la necessità di un continuo aggiornamento secondo un modello di crescita “senza fine” dell’apprendimento, accettato a ogni altitudine. Solo alla Ragione, solitaria dominatrice delle nostre esistenze, non viene riservata pari attenzione Ci siamo almeno posti il problema? Eppure tutto, davvero, dipende da lei. Ogni dannato giorno.

Se la Felicità è un obiettivo primario dell’esistenza, meta difficile da raggiungere semplicemente piantando crocette dal senso per lo meno dubbio; se la tanto invocata “qualità” dev’essere n qualche modo definita e precisata, togliendola dalle secche di un’indeterminatezza capace di ridurla a evanescente fantasma; allora ci serve una Ragione ben educata, allenata a indagare, crescere, emendarsi e valutare in modo corretto ed efficace la sola via per la Felicità. Il mio personale sogno e la mia speranza per il 2020: cominciamo a educarla davvero.

Buna Anno a tutti!

 

Federico Moro vive e lavora a Venezia. Di formazione classica e storica, intervalla ricerca e scrittura letteraria, saggistica, teatrale. È membro dell’Associazione Italiana Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare.
Ha pubblicato saggi, romanzi, racconti, poesie e testi teatrali.