By

Con l’anno nuovo, entrano nel vivo le grandi manovre per le Amministrative 2020. Cerchiamo di analizzare la situazione delle varie parti in commedia.

Vediamo dapprima lo schieramento Brugnaro – centrodestra, che tutto sommato è abbastanza semplice. Qui c’è un unico (relativo) punto di domanda: la Lega, forte dell’ottimo riscontro elettorale alle ultime Europee (42000 voti, di gran lunga il primo partito), garantirà sin dal primo turno l’appoggio a Brugnaro oppure schiererà un proprio candidato di lista con il quale contarsi (e eventualmente allearsi al ballottaggio)?

Il Sindaco Luigi Brugnaro

Il Sindaco Luigi Brugnaro

Personalmente ho pochi dubbi che verrà scelta la prima opzione. Per molti motivi. Il primo dei quali è che la Lega ha i voti ma non ha il candidato, non vanta alcuna figura col profilo anche lontanamente accostabile a un Sindaco. Peraltro non si sa quanti  dei 42000 delle Europee voterebbero fucsia alle Amministrative. Ma soprattutto, andando uniti al primo turno, c’è la concreta possibilità di raggiungere subito il 50% ed evitare il rischio del ballottaggio; e scusate se è poco. In definitiva, dal punto di vista leghista, un calcolo costi/benefici razionale porta a suggerire di appoggiare il Brugnaro 2 e approfittare della prossima legislatura per fare crescere e conoscere un proprio candidato. Che questa sia una decisione già presa, peraltro, lo suggerisce l’atteggiamento della Lega nel corso della battaglia referendaria (che infatti molti separatisti hanno lamentato).

Naturalmente, i fucsia e la Lega non hanno alcun interesse a scoprire le carte e porteranno avanti finché sarà ragionevolmente credibile la finzione di essere incerti sul da farsi, ma è pressoché certo che alla fine lo schieramento per Brugnaro Sindaco comprenderà anche la Lega, in un ruolo quantitativamente decisivo.

Questo comporta che Brugnaro può sì vincere al primo turno ma, se non ce la facesse,  non potendosi verificare il “derby” fucsia vs. Lega, al ballottaggio si troverebbe certamente un competitore espressione del vasto e variegato mondo dei suoi avversari politici.

Quindi il primo obiettivo degli oppositori di Brugnaro, che non possono non aver fatto i ragionamenti di cui sopra, è non fargli raggiungere il 50% dei voti al primo turno, trascinarlo al ballottaggio e lì giocarsela (con discrete possibilità). Devono dunque portare alle urne più gente possibile per alzare il quorum dei voti necessari all’attuale Sindaco per chiudere subito la partita. In compenso, non hanno nessun patema circa la percentuale da raggiungere al primo turno, si può accedere al ballotaggio anche con una percentuale relativamente bassa. Che fare dunque per aumentare la partecipazione al voto? La strategia più razionale è quella di diversificare e personalizzare il più possibile l’offerta politica e programmatica. Ovvero offrire una proposta convincente e attrattiva per le varie (molte) nicchie di elettorato che non vogliono un secondo mandato di Brugnaro. Nicchie con visioni che certo parzialmente si sovrappongono ma che hanno priorità, sensibilità, scale di valori assai differenziate.unaltracittàpossibile

In particolare, esistono almeno due macro approcci al governo di questa città, molto diversi tra loro. Quello governativo del PD che, faticosamente, cerca di farsi carico della complessità dei temi e dell’oggettivo conflitto di esigenze e interessi in campo e l’approccio barricadero delle  molte Associazioni attive in città e impegnate (anche) politicamente. Queste hanno compiuto il piccolo grande capolavoro di raggrupparsi nell’entità Un’altra città è possibile, che si presenta alle elezioni con un programma appassionato e coraggioso (forse talvolta velleitario), espressione come logico del sentire e della cultura delle Associazioni di cui rappresenta la sintesi. I cui ingredienti principali sono il sentimento che definisco ambientalista colto (http://www.luminosigiorni.it/2019/06/venezia-o-shangri-la/) e il sinistrismo DOC con enfasi su sociale e bene pubblico. Direi inoltre un’impostazione piuttosto centrata sulla città d’acqua, inevitabilmente contigua al mondo che nel recente referendum si è espresso pro separazione (anche se onestamente va detto che il programma di Un’altra città è possibile ha una visione ampia e tutta pensata sulla città intera). Un’altra città è possibile, tanto per dire, è per NON proseguire nel completamento del MOSE (si parla pudicamente di moratoria ma è evidente da che parte batte il cuore), per l’estromissione del traffico petrolifero, di Grandi Navi nemmeno a parlarne, nemmeno a Marghera.

Ha senso costringere l’elettore (e pure il malcapitato candidato Sindaco) a optare per una große koalition in cui c’è dentro tutto e il contrario di tutto? A mio parere sarebbe molto più efficace e logico che PD e Associazioni, ma non escluderei anche altri possibili soggetti (per esempio Martini che ha lanciato da molto tempo la sua candidatura e non è confluito in Un’altra città pur essendone, direi, politicamente molto affine), si propongano agli elettori con la loro identità, il loro preciso profilo, i loro programmi e il loro candidato Sindaco. Raccolgano i loro voti e poi si vedrà chi ha più filo da tessere..

Il logo di Tutta la città insieme, il movimento che appoggia la candidatura di Martini

Il logo di Tutta la città insieme, il movimento che appoggia la candidatura di Martini

Io vedo solo vantaggi, in primis come detto sopra per il fronte antibrugnaro, che offrirebbe una proposta personalizzata utile a convincere i più, riducendo il numero degli elettori che, resi perplessi da un artificioso ircocervo potrebbero disertare le urne. Ma in generale se ne gioverebbero tutti i cittadini. Si misurerebbero con trasparenza i consensi in campo e quindi anche la presa e l’interesse delle proposte, in una competizione sana e improntata sui punti qualificanti dei rispettivi programmi. Infine si garantirebbe visibilità a certe istanze esclusive della città insulare (esempio, il focus particolare sulla residenza, molto ben trattato da Un’altra città è possibile). Al secondo turno, la lista che avrà avuto più voti se la giocherà al ballottaggio apparentandosi con l’altra (o le altre). Ma sulla base di un programma negoziato trasparentemente tra le parti e non su un programma che rischia di risultare un ibis redibis non morieris in bello perché inevitabilmente presentandosi subito insieme si dovrà dire e non dire, sfumare, lasciare intendere.. Per esempio (solo un esempio per capirsi, eh?!), va al ballottaggio il PD e Un’altra città è possibile (e/o Tutta la città insieme) offre il suo sostegno a patto della sottoscrizione con il sangue di un draconiano piano per far cessare l’emorragia di abitanti in centro storico. Le associazioni, in questo scenario, come lobby che tutela idealmente le istanze dei circa 19000 cittadini della città insulare che nel referendum hanno espresso un disagio di cui politicamente tenere conto.

Giorgio Dodi, segretario cittadino del PD

Giorgio Dodi, segretario cittadino del PD

Peraltro Brugnaro 5 anni fa ha vinto esattamente in questo modo: al primo turno tanti pretendenti in competizione e al secondo turno apparentamento con Zaccariotto e Bellati (con quest’ultimo firmando il famoso accordo disatteso sul punto della celebrazione del referendum).

Controindicazioni? Assolutamente nessuna. Eppure, da quanto almeno traspare pubblicamente, l’intenzione degli antibrugnaro pare sia creare sin da subito la große koalition e trovare un unico candidato. E via con gli appelli all’unità, con il dilemma Primarie sì – Primarie no, col gioco degli identikit (donna/uomo, giovane/maturo, ambientalista moderato/radicale, politico/società civile), fiumi di inchiostro su decisione partecipata dal basso (non se ne può più!..), di “processo decisionale condiviso”…  insomma si sfoglia la margherita in attesa del Nome che metta d’accordo tutti. Peccato che quel Nome non esista o, meglio, non sia il Nome il problema. Con la concreta possibilità che i molti cui inevitabilmente la proposta unitaria non dovesse garbare, non vadano a votare (o votino Gigio come male minore).

In realtà le migliori Primarie sono il primo turno delle Amministrative. Non capirlo è a mio parere un atto di cecità grave.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.