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Per i Luminosi Giorni che anche quest’anno attraverseremo, interrogarsi su cosa sia la felicità, è impresa molto ardua. Tuttavia, venendo incontro allo stimolante invito che ci è stato rivolto, proverò a cimentarmi nel difficile compito di delineare i tratti di una possibile risposta, muovendomi sul terreno Europeo, quello spazio, il cui focolare, sento più domestico che mai.

Anche in questo contesto, come negli Stati Uniti, capita di interrogarsi su cosa sia la felicità e di leggere o utilizzare questa parola in una serie innumerevole di occasioni. Come già raccontato in queste pagine, di recente, all’Università di Yale è addirittura stato inaugurato un corso dedicato a questo tema con la precisa finalità di individuare il modo con cui raggiungere l’agognato status, capace di realizzare il sogno americano, forse anche per scongiurare le non poche situazioni di disperazione che anche da quelle parti ultimamente si sono registrate.

Oggi, se è vero che l’Europa è conosciuta negli altri continenti (specie in Asia) per essere il luogo delle tre P, una delle quali sta per pessimismo – le altre due pace e prosperità – per il momento non sembrano scalfite, questo significa che qualche problema c’è, e che è importante interrogarsi su questo tema. Se le cose quindi stanno così, saggio e previdente è interrogarsi per tempo su cosa possa essere per l’Europa e i suoi cittadini la felicità, nonché su quali siano i sentieri da percorrere per raggiungerla.

Non sono poche le sfide che attendono l’Europa e, come abbiamo detto già altre volte, i grandi traguardi raggiunti, hanno richiesto tempo e pazienza, le stesse armi che serviranno per raggiungere i futuri traguardi, potenzialmente capaci di generare felicità nel Vecchio Continente.

Tra questi, unione bancaria, consolidamento dei meccanismi salva stati ed esercito comune potrebbero in due ambiti diversi, politica economica e difesa, a tutt’oggi molto incerti, offrire maggior senso di sicurezze a favore di tutti i cittadini europei in un contesto così instabile come quello odierno. Accanto a questi progetti, sarà necessario dipanare dubbi e incertezze che derivano dal prossimo distacco della Gran Bretagna dall’Europa così come sarà urgente interrogarsi sulle questioni che accompagnano il dibattito su un nuovo allargamento dei confini dell’UE.

Associare alla felicità, i passi avanti che l’Unione Europea sarà in grado di compiere per rafforzare e migliorare se stessa, può giovare sotto molteplici punti di vista. Dalla cooperazione che ancora oggi possiamo chiamare anche multilateralismo, nascono, in termini politici equilibri più felici, ma di questo proverò ad occuparmi in un successivo intervento. Del pari, da uno scenario economico rafforzato e corretto, possono derivare felicità ed equità due parole che ben si sposano, da realizzarsi ad esempio attraverso il Green New Deal proposto dalla Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Tutto questo, tradotto in fatti potrebbe anche voler dire: web tax per combattere le attuali forme di elusione fiscale e interventi decisi per contrastare le forme di dumping in materia di lavoro e in materia di ambiente che in campi diversi danneggiano pur sempre la competitività all’interno dell’Unione e rendono difficile il raggiungimento di quel senso di felicità tanto ricercato dai cittadini europei.

Da ultimo, sommessamente per essere ancora più felici, vorremmo che slogan come quello dell’uscita dell’Italia dall’Euro possano essere dimenticati e ricordati con un bonario sorriso, alla stregua di quei titoli di giornali che nel 1997 titolavano che internet era ormai in declino a causa della morte di 5 milioni di siti.

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.