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Mancavano solo le processioni, magari in ginocchio e fustigandosi, al Santuario della Madonna di San Luca in segno di ringraziamento. O la richiesta conforme e concorde che d’ora in avanti il 26 gennaio fosse titolato a San Stefano da Modena.

Insomma chi più, chi meno abbiam tutti temuto che in Emilia Romagna non trionfasse più nè la bandiera rossa (magari sbiadita) nè la giustizia proletaria lanciata come bomba contro l’ingiustizia.

Ovvio che dal 27 abbiam tutti tirato un sospiro di sollievo. Ma qui stiamo esagerando. Pare davvero che da Bologna (ri)partano le magnifiche sorti e progressive del nostro Paese. Abbiam vinto in Emilia Romagna detto quasi con la medesima sorpresa con cui noi interisti diremmo abbiam vinto ancora il triplete.

Eppure qui c’è qualcosa che non torna. C’è la solita mancanza di vera e propria autocritica nella dirigenza del centrosinistra. Perché a volerla dire tutta vinto si ma stravinto no. Cinque (5!!!) anni fa Bonaccini vinse le elezioni staccando il suo avversario (leghista pure lui) di venti (20) punti percentuali. 49,05% contro il 29.85 con molti elettori in meno.

Stavolta, con una affluenza record, Bonaccini vince con 8 punti di stacco. E deve accendere un cero grande cosi a Bologna. Perché nel resto della regione non si dovrebbe mica dormire sonni (tanto) tranquilli. Due esempi?

Bettola, paese natìo del buon Bersani: Borgonzoni 70,71%, Bonaccini 26,86. 44 (quarantaquattro!!!) punti di vantaggio.

Ferrara, paese natìo del Ministro Franceschini: Borgonzoni 54,88, Bonaccini 40,76. 14 punti di vantaggio.

E se Ligabue batte Vasco perchè nel paese del primo (Correggio) Bonaccini stacca la Borgonzoni di 10 punti percentuali mentre in quello del secondo (Zocca) è la Borgonzoni a darne 16 al neo governatore, don Camillo straccia alla grande il buon Peppone visto che a Brescello è proprio la candidata leghista a segnare un +20 sul suo avversario.

Eh ma abbiam comunque vinto. Ne siete proprio sicuri? Intanto perché a vincere è stato proprio Bonaccini (vi sono stati persino casi di voto disgiunto Lega/Bonaccini). Nel senso che durante la sua campagna elettorale si è tenuto ben lontano da qualunque riferimento iconografico al Partito Democratico. Buffo, vero?, come ora proprio il PD guardi a lui manco fosse il salvatore della patria. 

Poi perché si è vinto certamente grazie alla disfatta (strutturale ormai) dei 5stelle il cui elettorato in Emilia è volato proprio sul candidato di centrosinistra: sicuri che ciò avverrà in qualunque altra regione di Italia?

Ma soprattutto si è vinto grazie al massiccio ritorno alle urne di elettori che era un pò di tempo che non pigliavano in mano scheda e matita.

E ciò sicuramente lo si deve a questo nuovo fenomeno (come chiamarlo? ) delle SARDINE. 4 giovani che improvvisamente hanno deciso di organizzare alcuni flashmob poi diffusisi in praticamente tutta Italia. La cosa sorprendente è che non vi era nulla di più demagogico (attenzione: vietato interpretarlo negativamente) della lessicalizzazione di una sigla che dichiara nel suo manifesto (programmatico?) di perseguire principalmente gli ideali dell’antifascismo, della lotta alla discriminazione razziale, del rifiuto del sovranismo e della violenza verbale nella politica italiana.

Cioè insomma una sorta di decalogo che non ha nulla di nuovo ma che anzi dovrebbe essere insito nel sistema valoriale di qualunque militante/simpatizzante/elettore del centrosinistra.

Eppure è bastato questo per risvegliare una coscienza critica in migliaia di persone che hanno riempito piazze in tutta Italia. Perchè? Perché questi ragazzi son riusciti in una cosa che al centrosinistra son anni che non riesce? Se il PD o l’intera coalizione di centrosinistra avesse organizzato simili flashmob, con gli stessi slogan (che, ripeto, dovrebbero essere insiti in tutti coloro che in quella parte politica si riconoscono) , avrebbe avuto lo stesso risultato?

E da un lato le sardine e dall’altro la scelta di Bonaccini di mantenersi in un certo senso defilato rispetto alle appartenenze forse un paio di cose ce le stanno dicendo.

La prima ed è forse la più scontata: in Emilia siam stati fortunati (e bravissimo è stato chi le elezioni le ha vinte).

La seconda: alle SARDINE non si può chiedere di risollevare le sorti del centrosinistra. Hanno in un certo senso insegnato un modo diverso di fare politica. Hanno mostrato quanto siano importanti le azioni che partono dal basso. Ma guai a metterci il capello degli arringafolle, del movimento che si fa partito. Guai soprattutto a paragonarli ai 5stelle no foss’altro perché il livello di istruzione dei loro fondatori è molto alto. E poi perché è probabile, possibile che il futuro di questo movimento sia, paradossalmente, ancora più breve di quello dei penta stellati. Perché la loro forza (l’essere un qualcosa che parte dal basso, l’essere apartitici, l’avere al momento un manifesto politico molto ideologico ma molto poco programmatico e pragmatico) rischia di consegnarli molto presto all’oblio. E anche la loro imminente “assemblea nazionale” rischierà di segnarne la prematura fine nel momento in cui divergenze, ambizioni personali, progetti non si riuscisse a ricondurli entro un disegno comune. Già, ma quale?

 

 

Vive da sempre nella terraferma veneziana. Per cinque anni è stato Vicesindaco (con delega alle politiche culturali e turistiche) del comune di Mira. Laureato (cum laude) in Lettere a Padova ha collaborato per oltre un decennio coi quotidiani del gruppo editoriale Finegil (La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso), con La Repubblica e con Gente Veneta. Attualmente fa parte del collettivo redazionale della rivista Esodo. Si occupa di gestione del personale e della sicurezza presso alcuni musei veneziani. Nel tempo libero ama la montagna e le immersioni subacquee.