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Alla fine, dopo una fase molto tormentata e dispersiva al massimo il PD, il detentore della golden share della coalizione di CentroSinistra allargata, ha preso la decisione, dopo aver bruciato o fatto bruciare Michele Bugliesi – il Rettore che ha così ben operato in Città per un rilancio di Cà Foscari e Gabriella Chiellino, solida imprenditrice con esperienze di buon profilo – due persone con caratteristiche molto diverse, ma non antitetiche, che si erano messi a disposizione, anche se in una situazione molto ambigua e con un quadro di riferimento molto sfilacciato.

Si sarebbero dovute fare le primarie?

Forse SI’ ma a condizione che fossero di Coalizione e a condizione che le candidature fossero state costruite per tempo.

Non certo di fretta e furia, in tempi troppo serrati e così vicine alla scadenza elettorale.

Avrebbero avuto un senso? Anche SI’ a condizione che si potessero dispiegare programmi e proposte da parte dei candidati, dando la possibilità ai cittadini di orientarsi e di trovare motivazione per una partecipazione convinta. Fuori dai giochi già definiti.

Una partecipazione che avrebbe però dovuto preludere ad un patto di ferro fra i competitors: tutti uniti assieme all’eventuale vincitore per sconfiggere il disegno brugnariano.

E invece si è proceduto lento pede, fra mille contraddizioni, mille incertezze, mille dubbi e mille distinguo.

Per arrivare al punto di caduta persino più logico e più razionale, al di là di ogni considerazione sul rinnovamento e sul profilo agée di PierPaolo Baretta.

Perché era la scelta ineludibile per provare a contrastare Brugnaro schierando una personalità di alto profilo, di ottima formazione culturale, di solida esperienza amministrativa, di grande maturità politica, dotata di una visione strategica che gli deriva da una plurima esperienza governativa.

Il PD ha finalmente sciolto il nodo provando a darsi una patina di coraggioso rinnovamento affiancando la combattiva Monica Sambo, giovane avvocato, funzionario regionale, con in più l’esperienza quinquennale di capogruppo in Consiglio Comunale. Molto utile dal punto di vista della caratterizzazione e della comunicazione.

E adesso però viene il bello.

Perché sarà da capire con quale galassia di sigle, formazioni, associazioni, pezzi di società civile verrà composta la coalizione.

E su quale base programmatica, che è uno dei nodi più concreti e più difficili da districare.

Se per la Coalizione di CentroSinistra non è troppo difficile fare pronostici e azzeccare la soluzione finale, pur con qualche indeterminatezza relativamente alle sigle “civiche”, sul programma non sarà come andare a bere uno spritz in Campo Santa Margherita o in Piazza Ferretto.

Perché la Coalizione RossoVerde (Articolo 1, Europa Verde, Possibile, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana) ha messo sul tavolo 3/4 macigni programmatici difficili da digerire per quello che sottendono e per quello che vogliono rappresentare.

Delle Grandi Navi se ne parla solo per aprire il confronto e la valutazione su tutte le soluzioni che vedrebbero l’estromissione radicale del traffico passeggeri dalla Laguna.

Senza se e senza ma.

In questo modo non solo la soluzione strategica di Porto Marghera (con l’eventuale supporto di Fusina) – con tutte le ricadute di riqualificazione urbanistica, di investimenti funzionali allo sviluppo dell’attività portuale – verrebbe accantonata, ma in questo modo si andrebbe ad un ulteriore rinvio di ogni decisone lasciando così il campo aperto ai portatori dei vessilli “NO Grandi Navi” che avrebbero imperitura vita e praterie di propaganda.

Del MOSE si chiede una verifica sulle sue funzionalità e sulla sua efficacia rispetto anche ai futuri cambiamenti climatici.

In buona sostanza si vuole introdurre quella “moratoria” di cui si sono fatti promotori utile a bloccare il completamento dell’opera.

Dell’inceneritore di Marghera, che Veritas vuole implementare con tecnologie all’avanguardia che permettano lo smaltimento non solo dei rifiuti organici, ma anche di alcune tipologie di rifiuti speciali non se ne parla proprio: la battaglia “nimby” è all’ordine del giorno.

Poi se si guarda appena fuori del proprio orticello (il back yard) si scopre che nazioni molto evolute e rigorosissime nel rispetto delle normative e della sicurezza ambientale quel tipo di inceneritori li stanno utilizzando alla grande per smaltire a caro prezzo (per il conferitore) anche quei rifiuti italiani che i nostri Nimby non vogliono nemmeno sentir nominare.

C’è un unico tema sul quale si converge convintamente: un rilancio e un rafforzamento del welfare urbano in particolare per tutte quelle situazioni di sofferenza individuale o di emarginazione sociale.

Come si vede non sarà semplice trovare un punto di mediazione.

Perché c’è una quota non marginale di pensiero liberal-democratico che trova sponda nella cittadinanza attiva e produttiva, nelle organizzazioni sindacali, nelle associazioni di categoria che farà fatica a digerire impostazioni millenariste.

Da cui deriva un compito tutt’altro che facile per il candidato sindaco Pierpaolo Baretta: cercare un punto di mediazione molto qualificato e qualificante per far sì che questa Città, per la quale non mancano altre emergenze strutturali da risolvere e da impostare guardando al domani (Residenzialità, Turismo, Lavoro) possa darsi una visione e una strategia di lunga portata.

Perché il futuro non sia solo la conservazione dell’immenso patrimonio culturale che ci è stato consegnato in eredità dai grandi veneziani del passato.

Brugnaro permettendo!

 

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia) e ora presidente dell’Associazione VeneziaUnited il Supporters Trust dei tifosi arancioneroverdi.