By

I giornalisti, è noto, scrivono in fretta. Ne sono costretti dalla loro professione, è sempre stato così, ma internet ha aggravato il fenomeno: succede che scrivano, purtroppo non sempre leggono. Soprattutto, si preoccupano poco di verificare se quanto hanno scritto è documentato oppure, semplicemente, non sia stato già detto da altri.

Succede anche a Federico Rampini, noto senz’altro per la vivacità delle bretelle e per la frequenza delle apparizioni televisive, un po’ meno per l’efficacia delle analisi. Anche le bretelle, a ben vedere, sarebbero una “citazione”, se vogliamo nobilitare il fatto si tratti di aver copiato qualcun altro: mi riferisco a Larry King, l’ormai ottantaseienne conduttore del Larry King Live, uno dei più longevi talk show della storia, andato in onda per un quarto di secolo sulla CNN. Le vistose bretelle colorate erano un suo marchio di fabbrica.

Bretelle a parte, il punto è che con la sua ultima fatica Rampini ha scoperto nel 2019 la Seconda Guerra Fredda, vale a dire la contrapposizione tra USA e Cina per il dominio del Mondo. Ci annuncia dalle pagine del libro una verità rivoluzionaria: quanti abbiano parlato della globalizzazione e delle sue magnifiche sorti progressive, benessere e pace attraverso l’integrazione necessaria e pacifica di “fabbrica”, Cina, e “mercato” USA, hanno preso un colossale abbaglio. Cialtroni in prima fila gli economisti, colpevoli tra l’altro di non azzeccarne una e di non chiedere mai scusa per le loro profezie sbagliate; sciocchi illusi i profeti di un pianeta dove il posto di ognuno viene definito dalla propria capacità d’interpretare al meglio la folle prospettiva di una realtà unificata, ovviamente sui valori occidentali di democrazia&libera circolazione, di merci, persone, idee. La realtà è un’altra. Bene l’ha interpretata il presidente Trump e l’universo conservatore di Washington, i quali, di fronte alla minaccia gialla, hanno sfoderato il ringhio del bulldog e l’arma dei dazi: altro che “libera circolazione”, con questi bari incalliti votati alla conquista del Globo serve tutta la durezza del caso. Se ne sono accorti perfino i democratici americani, i quali, sulla materia, sono ancora più risoluti dei rivali repubblicani. Sarebbe ora che anche gli europei, a cominciare dai flaccidi progressisti, si dessero una svegliata e cominciassero a cambiare atteggiamento. Verso la Cina e il Mondo.

Chiedo scusa per l’essenzialità del riassunto delle tesi di Rampini, ma giornalisticamente parlando lo spazio è tiranno. Avendo a disposizione un intero libro si potrebbe fare di meglio. Cioè quanto mi sarei aspettato dal nostro autore, che un libro, appunto, ha avuto a disposizione.

Se si fosse documentaro un po’, avrebbe notato che in tanti da parecchi anni si dedicano alla materia. E sono arrivati alla conclusione che il rapporto tra Cina e USA rischia di finire nella cosiddetta “Trappola di Tucidide”: l’incontrollato squilibrio generato dalla rapida ascesa di una nuova potenza produce la guerra con la potenza sin lì dominante. Prende nome dallo storico greco Tucidide (460-395), che vede in questo l’origine della Guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta (431-404). L’espressione è stata resa popolare nel 2017 da Graham Tillet Allison jr., politologo ad Harvard, nel libro Destined for War, ma è precedente. Già nel 2014 il Capo degli Stati Maggiori Riuniti USA, il generale Martin Dempsey, insieme a un nutrito numero di storici e analisti aveva paventato il medesimo pericolo. Nello stesso 2014, nell’editoriale del 21 dicembre, il settimanale The Economist sottolineava a un secolo di distanza le impressionanti analogie esistenti tra la Belle Epoque, che finì nel sangue della Grande Guerra, e i tempi presenti. The Economist è rivista inglese e quindi europea.

Sempre nel 2014, in un’intervista a radio Europe1, Jacques Attali, consigliere sia di Francois Mitterand che di Nicolas Sarkozy e di Francois Hollande, ben tre presidenti francesi dunque, esprime concetti del tutto simili: a spingere alla guerra, però, sarebbe più che il contrasto tra due superpotenze per il controllo del Mondo, Gran Bretagna e Germania nel 1914 e Cina e USA oggi, la tentazione per l’Occidente di risolvere la crisi economica attraverso la spinta, il driver se preferite, di un conflitto. Altro espediente ben noto agli storici di ogni tempo.

Non è finita. Gli allora colonnelli dell’aereonautica cinese Qiao Liang e Wang Xiangsui pubblicarono nel 1999, siamo quindi vent’anni prima del volume di Rampini, Guerra Senza Limiti. L’arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione. Disponibile in lingua italiana sin dal 2004. È già scritto tutto. Non serve nemmeno scomodare il leggendario L’Arte della Guerra di Sun Tzu per comprendere quanto sta succedendo. Anche se sarebbe conoscerlo.

Se poi, il nostro simpatico giornalista con le bretelle guardasse quanto pubblica il gruppo editoriale del quotidiano per cui fa il corrispondente si renderebbe conto di quanta poca sorpresa producano, in chi si documenta, i fatti recenti. Mi riferisco alla rivista Limes, che sull’argomento ha prodotto diversi numeri, tra cui ricordo Gerarchia delle onde, 7/2019, La rete a stelle e strisce, 10/2018, Chi comanda il Mondo, 2/2017 e mi fermo qui.

Inconsapevolezza delle classi dirigenti occidentali, in particolare europee? Neanche un po’. Tutto noto, tutto analizzato, tutto previsto. Brillantezza della risposta trumpiana? E dove, di grazia? Il presidente USA ha semplicemente gonfiato i muscoli, che possiede, e l’economia nazionale attraverso il più imponente programma di corsa agli armamenti che la storia ricordi. Se, per fare un esempio, la Germania dall’oggi al domani investisse in equipaggiamenti avanzati nella stessa proporzione di quanto fanno gli USA, assisteremmo a un prodigioso rimbalzo del pil tedesco. E dell’intera eurozona. È noto. Fu la “ricetta” di Hitler tra le due guerre. Solo che le armi a un certo punto si usano. Accadde così sia nel 1914 che nel 1939, i due più recenti conflitti “caldi” in cui l’Europa sia stata coinvolta. Anche nel periodo 1947-91, però, quello della cosiddetta Guerra Fredda. In realtà un conflitto vero e proprio combattuto solo secondo un approccio “non convenzionale” o, per lo meno, in gran parte non convenzionale.

I due cinesi citati, Qiao Liang e Wang Xiangsui, infatti non hanno mica inventato nulla: si sono limitati a osservare il confronto tra USA e URSS e rispettivi alleati nella seconda metà del Novecento. Una guerra vera e propria, con battaglie spesso sconosciute e infinite morti misteriose. Sopra e sotto la superficie, specie degli oceani, là dove anche la “nuova” guerra fredda è già in corso da un pezzo. Leggere per credere.

La Storia, in fondo, serve a capire il passato e a utilizzarlo nel presente allo scopo di preparare il futuro: a proprio vantaggio. Perché il Pianeta, lo sanno in tanti ma forse non Rampini, è il luogo prediletto del conflitto, sempre teso al dominio proprio a discapito degli altri. Non per caso il presidente Emmanuèl Macron, di recente, ha detto che la Force de Frappe , che la Francia non è più in grado di mantenere e tantomeno sviluppare, può diventare “asset” europeo. E la tedesca Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, ha sostenuto la necessità per l’Unione di dotarsi di server propri. Per non dipendere da quelli americani, è chiaro, i cinesi non c’entrano. Leggere Limes, La rete a stelle a strisce, tanto per cominciare, leggere, appunto, leggere tanto e solo dopo scrivere. Per favore.

Federico Moro vive e lavora a Venezia. Di formazione classica e storica, intervalla ricerca e scrittura letteraria, saggistica, teatrale. È membro dell’Associazione Italiana Cultura Classica e della Società Italiana di Storia Militare.
Ha pubblicato saggi, romanzi, racconti, poesie e testi teatrali.