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La cartina raffigura le zone dell’Emilia Romagna in cui hanno prevalso i due schieramenti, i vincitori per comune; è stata elaborata dal CISE/Luiss, efficace nella sua raffigurazione, ed anche nel titolo: “Gli elettori Dem tornano a casa, ma il centrodestra non arretra”, a cura di Roberto D’Alimonte.

Un brevissimo report, in base alla rilevazione dei flussi svolta dal CISE/Luiss e dall’Istituto C. Cattaneo.
Due i principali elementi che hanno contribuito alla riconferma del candidato Bonaccini a Presidente della regione: il primo è la rivendicazione dell’operato svolto al governo della regione, una visione positiva che ha raccolto largo consenso. Stante il voto disgiunto, Bonaccini ha conseguito un successo personale, acquisendo 1.196.000 voti circa, 156.000 circa in più rispetto alle liste di appoggio (rilevazione Demopolis).

Il secondo elemento, la politicizzazione a livello nazionale dello scontro, messa in atto da Salvini(CISE: De Sio/Vittori/Angelucci/De Santis).

In pratica Salvini ha oscurato la campagna della candidata regionale Lucia Borgonzoni, favorendo la reazione del movimento delle Sardine. Il movimento delle Sardine, a giudizio unanime, ha contribuito alla mobilitazione dell’elettorato ex astensionista, per il 16%, e dell’elettorato 5Stelle, per l’11%, ambedue le percentuali rispetto alle elezioni Europee del maggio 2019, dati dell’Istituto Demopolis.
Naturalmente, è impossibile pesare l’apporto generato dal fattore buongoverno rispetto all’apporto generato dalla mobilitazione delle Sardine, sono fattori inscindibili.
Per la vittoria di Bonaccini sono stati determinanti i voti provenienti dal M5S, presumibilmente anche con lo scopo di evitare contraccolpi negativi sul governo nazionale; il M5S si è attestato in Emilia-Romagna sul 3,5% circa, e si sta rivelando arbitro nelle contese elettorali. Quindi queste elezioni hanno segnato una crescita della polarizzazione.

Per ultimo, un dato già emerso nelle ultime tornate elettorali, nel nostro Paese: la differenziazione del voto tra le città capoluogo, dove prevale lo schieramento di centro-sinistra, e i centri minori dove prevale lo schieramento di centro-destra (R. D’Alimonte, CISE).

Per la Calabria, è interessante la constatazione di una tendenza particolare e ventennale: l’alternanza al governo regionale. (CISE, M. Improta)
Nel CD, invece della Lega, gli elettori hanno premiato Forza Italia e Fratelli d’Italia (CISE, L. De Sio). In Calabria le Sardine hanno avuto scarsa mobilitazione, ed il primo partito resta quello del non-voto.

Dispiace che la Calabria non sia stata trattata nelle rilevazioni con l’attenzione che è stata rivolta all’Emilia-Romagna. Certamente la valenza del voto emiliano è di cruciale importanza per la tenuta del governo, anche se la caduta del peso dei M5S non è problema da poco per la compagine governativa. Tuttavia, l’andamento elettorale nel Sud è importantissimo in riferimento al divario tra Nord e Sud; non è solo un divario economico, ma anche un divario civile, una frattura antica e perdurante. (Mi permetto a tal proposito di rimandare al mio articolo del marzo 2017 su Luminosigiorni http://www.luminosigiorni.it/2017/03/fratture-pericolose/)
La disaffezione dei cittadini della Calabria nei confronti della partecipazione elettorale continua ad essere un segnale negativo.

Toscano di provenienza, risiede da tempo a Venezia-Mestre. Ha avuto Esperienze manageriali in aziende industriali e di servizi pubblici. Collabora con istituti universitari ed enti di ricerca. Da tempo membro della Società Italiana di Studi Elettorali, particolarmente interessato alle dinamiche dei flussi e competente nella materia. Per finire è grande appassionato di fotografia, con predilezione per le cattedrali gotiche.