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Uno degli assunti del marketing risponde alla domanda “come trasformare una minaccia in un’opportunità?”

Il COVID-19 sta dispiegando tutti i suoi effetti negativi sulla salute pubblica, specialmente sul SSN e i suoi limiti strutturali (il numero limitato di “terapie intensive” è l’argomento principe delle preoccupazioni socio-sanitarie) ma ancor più su tutto il sistema economico, senza eccezione alcuna.

Forse solo il settore della parafarmaceutica con la produzione dei detergenti si può dire salvo.

Ma indubbiamente quella che sembra essere la filiera che più ne risente e ne risentirà per i prossimi mesi è quella del Turismo.

E’ una filiera lunga e articolata che parte dai trasporti, passa per la recettività, per la ristorazione e arriva alla cultura e agli eventi.

Ne abbiamo contezza qui a Venezia dove l’economia turistica era progressivamente diventata la principale fonte di lavoro e di produzione dell’intero territorio comunale e di buona parte del suo circondario.

Dai dati ufficiali del PIL ( ultimo dato disponibile) misurato sulla realtà veneziana per quanto concerne l’occupazione il settore leader è quello alberghiero e della ristorazione che dà lavoro a quasi 21 mila addetti, seguono il commercio con quasi 20 mila occupati e i trasporti con oltre 14.600 lavoratori. Dopo le attività di noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese che occupano 12.700 persone, troviamo il settore produttivo in senso stretto che ha alle proprie dipendenze poco più di 10.300 persone.

Dei 5,6 miliardi di euro prodotti dalle attività economiche presenti in terraferma e nella città insulare quasi 1,1 miliardi sono ascrivibili al settore dei trasporti/magazzinaggio.

Poco meno del 20 per cento della ricchezza comunale, quindi, è “generato” dal porto commerciale e dalle attività collegate a questo settore.

Altri 766 milioni di valore aggiunto sono ascrivibili al commercio, ulteriori 741 milioni al settore ricettivo a cui si aggiungono 624 milioni provenienti dal settore manifatturiero.

Gli addetti presenti nel territorio comunale ammontano a quasi 112.000 e più di uno su 3 è occupato nel settore del commercio e del turismo.

Di fronte a questi dati positivi che collocano Venezia all’8° posto della classifica nazionale fra le città capoluogo, abbiamo dall’altra parte l’invadenza turistica, lo stravolgimento del tessuto residenziale, il cambiamento di alcune abitudini sociali, l’insofferenza da parte di molti (la maggioranza?) dei residenti rispetto a una categoria di turismo invadente, sciatto.

Quello più semplicemente definito pendolare o “day tripper”.

E allora adesso che la situazione ha subito un reset radicale – avete presente quando dovete formattare un PC o un tablet o uno smartphone e tutto riparte da zero? tutti i programmi devono essere reinstallati, i dati devo essere reinseriti? – ecco questa è l’occasione che serve per trasformare una minaccia in un’opportunità.

La minaccia che questa città si possa trasformare in un parco a tema vuoto e desolato è molto vicina.

Ciascuno di noi ha visto come molte parti del tessuto urbano si siano svuotate di presenze umane, come molte zone siano desertificate: c’è un bel dire “com’è bella Venezia”.

Andateglielo a dire agli albergatori a quelli che gestiscono un 2/3 stelle o una pensione a livello familiare.

Andateglielo a dire ai ristoratori, ai baristi, ai negozianti, agli artigiani, ai vetrai di Murano, ai trasportatori.

Andateglielo a dire all’ACTV che fa corse al limite del vuoto per pieno: le ricadute sui bilanci pubblici poi bisognerà che qualche genio della decrescita felice ci spieghi come ripianarli.

E se la cosa si prolungherà per troppi mesi saranno inevitabili i tagli alle corse, con grande soddisfazione di quelli che “no se pol proprio viagiar su sti batei che xe sempre pieni come i vovi, co tute ste vaize po’ non se pol proprio…”

E dell’aeroporto che subisce cali vicini al 70% e che dovrà mettere in Cassa integrazione parte dei suoi dipendenti, ne vogliamo parlare?

Tutta la filiera subirà decrescite drammatiche con ricadute sull’occupazione: che sono stipendi per le famiglie.

Non parlo nemmeno dei tassisti che sennò insorgono i puristi: ti ga visto, no ghe xe più moto ondoso… o dei gondolieri (vil razza dannata).

E non tocco nemmeno il tema degli affitti turistici che appunto sono la questione che più di altre dovrebbe rimettersi in discussione proprio in virtù delle ricadute dirette sulla qualità urbana della città.

E allora torniamo alla domanda principale: come uscirne?

E’ l’occasione vera – tutto è azzerato, non ci sono più rendite di posizione, non ci sono più privilegiati – per ripensarlo alla radice il turismo e fare le scelte razionali e strategiche per renderlo una leva indispensabile ma non pervasiva dell’economia cittadina.

Un turismo sostenibile.

Si cominci dalla regolamentazione radicale delle affittanze turistiche, seguendo le indicazioni che prevedono di modulare diversamente i carichi fiscali, le agevolazioni, gli incentivi per favorire la residenza.

E vuoi vedere che qualcuno piuttosto che vedersi vuoto uno degli appartamenti a “locazione turistica” non ci ripensi e non valuti come più stabile e garantito un affitto 4+4?

Ci sarebbe una lista di cose che si possono concretamente fare, ma ho paura di tediarvi a sciorinarvele: solo on demand!

Si pensi seriamente intanto a modificare leggi e decreti, a cominciare da quelli regionali.

Si pensi ad introdurre il sistema del numero programmato e delle prenotazioni che trova il suo “campione” di riferimento in quello che è, al momento, sicuramente il network più intelligente che sia stato pensato: Pass4Venice. http://www.pass4venice.org/il-progetto-2/

Si pensi ad una collaborazione stringente con le Università e con i grandi centri di produzione culturale della città (Venezia è una delle capitali mondiali della Arte Contemporanea) per ricavare spazi di produzione e occasioni di lavoro: la residenza viene di conseguenza.

A proposito la città si è svuotata anche dei suoi 25.000 studenti universitari che popolavano intere aree marginali della città.

Sai che pace c’è adesso in Campo Santa Margherita!

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia) e ora presidente dell’Associazione VeneziaUnited il Supporters Trust dei tifosi arancioneroverdi.