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Non è edificante il quadro delle decisioni, sanitarie e politiche, di fronte al quale si sono trovati gli Italiani, nell’emergenza Coronavirus.
Nell’ambito sanitario, abbiamo assistito a giudizi molto diversi espressi anche dallo stesso specialista, si è passati dalla sottovalutazione della pandemia ad un drammatico allarme, anche se è da riconoscere che il procedere della pandemia ha drammatizzato il quadro sanitario e che si tratta di un virus sconosciuto; però non il primo, almeno negli ultimi tempi.

Abbiamo assistito a diatribe tra virologi, che tuttora persistono, sulla pericolosità del virus e sull’efficacia e sul modo di utilizzo dei dispositivi sanitari: un moltiplicarsi di interventi non alieni da un certo protagonismo, dalla voglia di primeggiare, talora svalutando le opinioni avverse o discordanti, complici i vari titolari di rubriche e talk show, che hanno bombardato il telespettatore ben al di là di un sobrio intento informativo.
Tutto ciò ha creato disorientamento e disappunto in tanti cittadini, per la contraddittorietà delle prescrizioni e per le strategie di comunicazione, per cui giunge gradito il commento di chi mette in guardia contro lo stress “e lo stress, paradossalmente, determina un calo delle difese immunologiche” (il virologo Giulio Tarro, da Business Insider del 14/4/20).

La scienza medica procede per ipotesi, sperimentazioni, tanto più che si tratta di una patologia nuova; però dopo il necessario confronto interno tra esperti, dovrebbe essere emanata una serie di prescrizioni sanitarie il più possibile univoca, non favorendo la ribalta.

Accanto al settore medico, il campo della politica: governatori regionali ognuno con il proprio staff di consulenti medici, anche loro spesso discordanti. E ogni governatore ha il suo elettorato di riferimento: quindi, linee diverse sulle prescrizioni da emanare, sia sulla tempistica sia sulle restrizioni da imporre ai cittadini.

Ci si domanda: è stata una buona scelta la regionalizzazione della sanità? Potrebbe essere un buon principio di gestione mirata del territorio, a seconda del numero degli abitanti, della loro salute e dello sviluppo economico-sociale; di fatto, il sistema nazionale delle prestazioni sanitarie è territorialmente squilibrato, ma soprattutto è apparso non idoneo a fronteggiare l’attuale emergenza. Un tema su cui la riflessione dovrebbe in futuro ritornare.

Il nemico, il coronavirus, è una specie di alieno, alieno alla sana convivenza umana. E quando il nemico è esterno, la risposta dovrebbe essere corale, concordata tra gli stati, ed a maggior ragione univoca all’interno di ogni stato: non si può dire che ciò sia accaduto.

Il procedere in ordine sparso attuato dai governatori regionali, sfociato in una diatriba tra quelli del Nord e il governatore della Campania, ripropone una dicotomia tra Nord e Sud che è una delle fratture che assillano il nostro paese da tempo immemorabile. E come non ricordare l’”invasione di campo” attuata dal governatore della Toscana, dunque amministratore politico, che dà del fascioleghista al virologo che aveva criticato le prime misure sanitarie regionali attuate!

Pur criticando l’eccessivo ricorso ai competenti, in considerazione delle innumerevoli task force in via di costituzione, questo dovrebbe portare a rivedere il concetto che “uno vale uno”, che cioè il parere del cittadino comune valga quanto il parere di un esperto sanitario, anche se i pareri degli esperti non sono coincidenti. L’emergenza sanitaria ha drammaticamente mostrato il valore dell’esperienza e della ricerca scientifica.

Dal lato dei cittadini, abbiamo assistito ad una corposa serie di infrazioni alle regole sanitarie: un individualismo e incoscienza diffusi, documentati da filmati e registrati da migliaia di denunce cui è seguito in alcuni casi l’intervento accorato di sindaci nei confronti dei trasgressori, anche se talvolta dettato da desiderio di visibilità.

Al contrario, abbiamo ammirato l’impegno di medici e di infermieri, e purtuttavia sui social sites, si trovano il sito “Noi denunceremo” e la promozione di svariati studi legali che stanno invitando ad azioni contro i sanitari, a causa del decesso di familiari.
Mentre, sempre sui social, attivisti indefessi di destra e di sinistra non rinunciano a denunciare i comportamenti – beninteso anche riprovevoli – degli avversari, esaltando i comportamenti virtuosi che sarebbero attribuibili solo ai rappresentanti del proprio campo politico. Ora, se plaudiamo – orgogliosamente, da italiani – all’operato di medici ed infermieri, in nome del buon senso e della ragionevolezza non chiediamo loro che tessera di partito possiedono.

Ci sono stati amministratori delle case di riposo che con senso di responsabilità hanno impedito l’accesso ai parenti, non appena è stato chiaro che aumentava esponenzialmente il pericolo di contagio; altri che hanno invece obbedito alla direttive regionali, condizionate a loro volta dalle pressioni dei parenti dei ricoverati; saranno le inchieste ad individuare le singole responsabilità.

Tutto questo dovrebbe contribuire a riconsiderare criticamente l’ideologia populista che considera da una parte il popolo sano e virtuoso, come una entità indistinta portatrice di valori, e dall’altra le élite malvagie e inaffidabili, considerate come un complesso – omogeneo o meno – da combattere (mi permetto a tal proposito di rimandare ad un mio breve articolo di approfondimento sul populismo: http://www.luminosigiorni.it/2017/04/quale-populismo/).

Rappresentanti dell’ideologia populista fanno parte di questo governo, e alcuni continuano ad essere sostenitori accaniti delle posizioni No-Vax; si spera riconsiderino le loro posizioni in merito ai vaccini.

Il mio vuole essere un invito a riscoprire e celebrare l’impegno di singole persone e associazioni, il senso individuale della responsabilità, considerando che la denigrazione sistematica della parte avversa, la concezione manichea che vede il bene da una parte ed il male dall’altra, emanano da destra e da sinistra, e continuano ad alimentare una pervasiva frattura (etica ed ideologica) tra le più diffuse e le più pericolose.

E’ questa, secondo me, la grande lezione che un nemico subdolo e terribile come la pandemia dovrebbe insegnare…dovrebbe, naturalmente, ma non è detto che ciò avvenga.

Toscano di provenienza, risiede da tempo a Venezia-Mestre. Ha avuto Esperienze manageriali in aziende industriali e di servizi pubblici. Collabora con istituti universitari ed enti di ricerca. Da tempo membro della Società Italiana di Studi Elettorali, particolarmente interessato alle dinamiche dei flussi e competente nella materia. Per finire è grande appassionato di fotografia, con predilezione per le cattedrali gotiche.