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Viviamo in una situazione paradossale.

Una sorta di limbo nel quale siamo tutti sospesi, assorti ognuno nelle sue intime considerazioni, nelle sue crude necessità, nelle sue infinite attese di un qualcosa che non si è ancora del tutto palesato.

Non l’epidemia con le sue dinamiche, che tutti abbiamo imparato, non le disposizioni che hanno regolato la nostra vita quotidiana e che ci hanno relegato in una forma ammodernata di “arresti domiciliari”, non il senso di condivisione di responsabilità individuali che facendo massa si sono rivelate poi un vigoroso senso di responsabilità civile.

No, non è tutto questo, sul quale col tempo ci sarà modo da parte dei vari esperti delle diverse branche di sviluppare studi e riflessioni ben più ponderose.

E’ quel senso di indeterminatezza per cui non sappiamo come sarà dopo.

Non lo sappiamo da nessun punto di vista: le relazioni interpersonali, il lavoro, l’economia, la vita quotidiana, gli spostamenti, il vivere collettivo. Mi fermo qui.

Cercherò di farla breve ma vorrei provare a tracciare, fra i tanti temi, alcune considerazioni partendo da alcuni titoli che costituiscono un po’ gli annessi e i connessi della situazione nella quale ci troviamo e sui quali sarebbe opportuno concentrare l’attenzione per provare a capire “come se ne esce”.

DIRITTI CIVILI vs DECRETI INCIVILI

L’uso dei Decreti del Presidente del Consiglio (da ora Dpcm) è bocciato. Definitivamente.

Anche se Mattarella ha dato finora l’avvallo, anche se molti costituzionalisti di vaglia hanno esaminato la questione e l’hanno sdoganata.

Anche se poi ce ne sono altri, altrettanto accreditati, che dicono “non si possono delimitare i diritti civili a norma dell’art. 16 della Costituzione” (la più bella del mondo, come dicevano quelli del 4 Dicembre).

«Sia più prudente quando parla agli italiani: lei ha detto 11 volte “noi consentiamo“. Un presidente del Consiglio non consente, le libertà costituzionali vengono prima di lei. Lei non le consente, le riconosce» (cit. M.Renzi)

Ma a voler essere anche accondiscendenti se poi si mette l’attenzione sulle modalità e sui contenuti dell’ultima conferenza stampa, che introduceva l’ennesimo DPCM e la tanto invocata Fase 2, ci sarebbe stato da aspettarsi che il premier facesse il punto – brevemente – sui tamponi, sui test e sulla app per tracciare i contatti (a che punto sono?).

E poi affrontasse gli argomenti uno per uno, in maniera sintetica (rimandando al decreto per i particolari). Nell’ordine: chi apre e quando; chi deve aspettare e perché; le novità per i bambini; la decisione sulla scuola; le novità in materia di sport e attività motoria; gli spostamenti consentiti, ovvero: chi può andare dove.

Invece indeterminatezza e confusione totale. Non è solo una questione di rispetto costituzionale.

STATO vs REGIONI

In questi mesi di epidemia si è assistito alla bagarre più inconcludente e più destabilizzante possibile.

Un vezzo, meglio un vizio, della politica politicata: schieramenti contrapposti a prescindere dal merito della questione.

Rivendicazione di autonomia di fronte ad un’emergenza sanitaria nazionale di questa portata.

Tutti a fare i pierini, adottando la tattica del +1, a rivendicare “quanto sono bravo/a” a confronto di quegli incapaci del Governo. Sì vabbè, neanche poi avessero dimostrato chissà quale sapienza e capacità….

Presidenti di Regione (non si chiamano Governatori! basta con queste fanfaluche) appartenenti allo schieramento di opposizione parlamentare che rivendicano autonomie posticce e deleterie.

Sindaci che emanano ordinanze contro quelle regionali: una sorta di anarchia istituzionale

Galeotto fu il Titolo V (e chi lo scrisse) con le sue ricadute.

Questione da rivedere assolutamente da qui in avanti (lo chiedono in molti): si parla, tra l’altro, di principio di supremazia.

Con un Parlamento seriamente al lavoro su una fra le “millanta” questioni che l’assetto istituzionale – in tutti i suoi aspetti, burocrazia e apparato amministrativo compresi – ha rivelato essere assolutamente inadeguate per un Paese che volesse stare al passo dei tempi.

DECRETI vs SCUOLA

Un’unica certezza: il lockdown perenne di un sistema scolastico inadeguato nella sua organizzazione e nelle sue strutture.

Con buona pace di tutti gli 8,4 Milioni di studenti lasciati in balia di sé stessi – le onorevoli eccezioni e gli sforzi degli insegnanti per attenuare l’emergenza non fanno giurisprudenza in questo caso.

E di una gran parte delle loro famiglie che di fronte alla ripresa, dopo il 4 maggio, non sapranno come gestire i figli, soprattutto i più piccoli.

Una scuola ancora ancorata al sistema “gentiliano” non è più una garanzia di sviluppo e di formazione adeguata al XXI secolo.

INFORMAZIONE vs PANICO

Ultimo episodio di Infodemia, subito dopo la “disastrosa” conferenza stampa del Premier.

Per giustificare una scelta di non far ripartire a pieno ritmo il paese, si è scelta la strada di far trapelare attraverso i mezzi di comunicazione un dato, quello dei 151.000 possibili pazienti in terapia intensiva, che secondo i ricercatori, testuale, era stata calcolata «solo per darci un’idea di quello che potrebbe succedere ignorando che cos’è Covid», ma ben sapendo, ancora testuale, che «nessuno di noi si comporterà in un modo così sciocco da non assumere un minimo di protezioni».

I dati allarmistici forniti ai giornali per difendersi dalla critica di non aver riaperto il paese erano solo teorici. Dal punto di vista scientifico è normale prevedere il caso estremo, ma in questo caso la questione è politica, non matematica.

Non si sparge panico per garantirsi una posizione “para-culata”, scusandomi per il francesismo.

E che dire dell’allarme che campeggiava su tutte le prime pagine dei più importanti quotidiani sul fatto che in Germania l’allentamento del lockdown aveva provocato un riemergere dei contagi?

Il giorno dopo andando a guardare i dati si era scoperto che le cose non stavano effettivamente così, pagina dopo pagina, non si riesce più a trovare nemmeno un trafiletto sul tema.

E l’Istituto Koch fa sapere che il tasso di contagio (R0) è 0,76, le nuove infezioni 1.500 al giorno, meno della scorsa settimana.

SALUTE vs ECONOMIA

Mentre sul M5S stendiamo un pietoso velo di silenzio (sono il partito del reddito di cittadinanza) al governo c’è un PD afono al Nord e a prevalente trazione meridionale – il che dipende dal fatto che gli unici esponenti che contano di quel partito al Nord sono, o silenti, come nel caso di Bonaccini, o storditi dal tracollo lombardo, come Sala e Gori – questo PD sta lasciando a Zaia la rappresentanza del popolo dei produttori che chiede solo di poter tornare al lavoro.

Il Presidente del Veneto eredita così l’elettorato che fu di Berlusconi e poi di Renzi senza nemmeno dover darsi troppo da fare

GARANTITI vs NON GARANTITI

Sarà che l’elettorato di Zingaretti è piuttosto anziano oltre che pensionato – e quindi ovviamente più preoccupato – composto perlopiù da dipendenti pubblici (e quindi a stipendio garantito) o sotto l’influenza di quei radical chic per cui tra il lavoro in fabbrica e il cantare sui balconi preferisce questa seconda meno defatigante attività, ma pare evidente che il popolo dei produttori si stia orientando verso figure che hanno saputo, in mezzo a mille contraddizioni, ergersi a paladini dell’attività imprenditoriale.

Zaia, uno di loro.

IN FINALE DI PARTITA: ”NIENTE SARA’ PIU’ COME PRIMA”

Il mantra che si è sentito ripetere fino allo sfinimento.

D’accordo. Ma se niente dovrà essere più come prima sarà bene che scenda in campo la Politica (quella con la P maiuscola) e metta mano ai nodi strutturali che tengono incatenato un Paese che altrimenti rischia di fare la fine di “un vaso di coccio in mezzo a tanti vasi in ferro” (cit. A. Manzoni – I promessi sposi)

Il Mondo non si ferma ad aspettare l’Italia.

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Già Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia)